Chi guarda Netflix a Capodanno…

Fosse per me a capodanno starei a casa”, ogni anno sentiamo molte persone ripetere questa frase, evidentemente obbligati dagli amici ad andare per feste e cenoni contro la propria volontà. Stay Nerd dice no alla violenza contro i pigri e i meno festaioli, e lo fa proponendo a queste povere vittime del sistema delle alternative nel caso volessero passare la serata a casa davanti alla TV, copertina sulle gambe e bottiglia di spumante da stappare a mezzanotte. Seguiteci quindi in questa lista di proposte, tutte disponibili su Netflix, nella quale abbiamo cercato di scavare nel catalogo per trovare prodotti un po’ più ricercati, o quantomeno poco mainstream, per non farvi pensare ad ogni paragrafo “Uff, questo l’ho già visto”, spaziando anche parecchio tra i diversi generi di intrattenimento (non si vive di sole serie TV). Buona lettura, e buon anno nuovo!

Going Clear: Scientology e la Prigione della Fede

scientology

Nel ’54 Ron Hubbard fonda la Chiesa di Scientology, nota per aver accolto tra le sue fila noti attori come John Travolta e Tom Cruise. La sua notorietà è stata anche data dal mistero che ricopriva le dinamiche interne ad essa, i vari ranghi e come accedervi, oltre alla teologia in senso stretto. Questo documentario decisamente interessante si prefigge l’obiettivo di squarciare questo velo di Maya attraverso le testimonianze di chi ne ha fatto parte, svelando qualche meccanica interna e l’idea alla base. Oltre a questo viene raccontato chi è stato Hubbard, i suoi successori e i loro rapporti con il potere. Fondamentalmente si tratta di un Vaso di Pandora scoperchiato, da cui esce una quantità di materiale degno di nota nient’affatto indifferente.

The Propaganda Game

propaganda

Álvaro Longoria voleva girare un documentario sulla Corea del Nord, ma mica è una cosa così facile entrarci. C’è però un militare in Nord Corea, l’unico, di nazionalità spagnola. Così il regista è riuscito a realizzare The Propaganda Game, un documentario molto interessante sotto diversi punti di vista. Il primo è, ovviamente, il piacere di poter buttare un occhio dentro uno stato per il quale difficilmente otterremmo un visto. Il secondo è la scelta del regista di cercare di rendere la Corea del Nord al meglio possibile, evitando facili discorsi che la dipingono mostruosa a prescindere. Il terzo, più importante: è davvero quella che ci viene mostrata, la vera nazione? Longoria viene ovviamente scortato in giro per Pyongyang da dipendenti del regime, che decidono cosa può vedere e quando. Parla con le persone con le quali gli viene permesso di parlare. Ma queste persone dicono realmente la verità, o recitano una parte? Quello che gli viene mostrato è la vita di tutti i giorni, o qualcosa di orchestrato per propaganda? Non lo sappiamo noi, e non lo sa il regista, ma certamente tutto questo dà il giusto tono ad un documentario riuscitissimo.

Psycho-Pass

psycho

Passiamo a un po’ di sana animazione con Psycho Pass, uno dei prodotti più strutturati degli ultimi anni. Prossimo futuro, la società è oramai gestita da un super computer che tramite algoritmi riesce a prevedere la possibilità che una persona commetta crimini, divenendo di fatto giudice e boia. Il lavoro è portato avanti dalla polizia tramite delle pistole particolari collegate al summenzionato computer, che automaticamente passano in modalità esecuzione quando viene inquadrato un bersaglio ritenuto pericoloso per la società. La serie segue le vicende di un reparto della polizia diviso tra normali agenti e i loro subordinati, i “criminali latenti”, persone con un coefficiente di criminalità alto ma ancora gestibili, utilizzati come braccio di questo sistema a copertura dei poliziotti convenzionali. Production I.G., già responsabile di Ghost in the Shell, si conferma esperta nella realizzazione prodotti fantascientifici profondi e curati tanto nelle tematiche quanto nell’aspetto estetico, consegnando uno anime veramente splendido che non può che far riflettere lo spettatore sulla società attuale.

Wolf Children

wolf

Una storia bellissima, innanzitutto, anche se il pretesto dal quale prende le mosse e sul quale poi si sviluppa è piuttosto surreale. Hana si innamora di un ragazzo, che si rivela essere mezzo uomo e mezzo lupo. Dalla relazione con questo nascono due figli, mezzi uomini e mezzi animali, che per svariati motivi Hana dovrà crescere in campagna da sola. Il risultato è un racconto estremamente toccante sulla crescita, sul rapportarsi con il prossimo accettando le proprie e le altrui diversità, e sull’importanza di imparare a farlo durante la crescita, per poi riuscire a trovare, in libertà, il proprio posto nel mondo riuscendo così ad essere felici. Un film d’animazione molto delicato ed intelligente, di cui non possiamo che consigliare la visione.

Il giardino delle parole

giardino delle parole

Makoto Shinkai sta ottenendo un successo mai visto prima con Your Name, che si appresta a diventare il film d’animazione giapponese di maggior successo di sempre, mentre il regista viene paragonato al maestro Miyazaki. Shinkai si è già confermato molto bravo nello scrivere storie d’amore che hanno lo stesso impatto sullo spettatore di un coltello piantatogli nel cuore, e con Il Giardino delle Parole, mediometraggio di 45 minuti, si conferma la capacità nel raccontare storie d’amore del regista. Takao ha il vezzo di marinare la scuola nei giorni di pioggia, e in uno di questi incontra Yukari, con la quale nascerà qualcosa lungo il corso dei loro incontri, mai programmati ma ricorrenti in ogni giorno di pioggia. Purtroppo però la stagione delle piogge non dura per sempre… A questa bella storia si aggiunge l’estetica tipica della produzione di Shinkai, maniacale nella realizzazione di fondali incredibilmente belli e dettagliati. Se volete soffrire un po’, eccovi serviti.

Lui è tornato

lui è tornato

Timur Vermes scrive e pubblica nel 2012 Lui è Tornato, best seller in Germania, libro satirico in cui si ipotizza un ritorno di Hitler, esattamente quello di ormai 80 anni fa, ai giorni nostri. Nel 2015 ne è stato tratto un film omonimo, in grado di distaccarsi in modo abbastanza netto dall’opera madre e aumentarne l’effetto inquietudine. Si tratta di un’opera fondamentalmente ironica, in cui l’attore protagonista, vestito da Führer, va in giro per la Germania e parla con la gente, che si scatta fotografie con lui, mentre porta avanti le stesse idee che il vero Hitler promuoveva nei lontani anni ‘30. Fa ridere, e molta gente che incontra si diverte, ma allo stesso tempo esce fuori un malcelato risentimento nei confronti dell’immigrazione in primis e più in generale di altre minoranze. Il risultato è un film/documentario certamente ironico, ma anche inquietante quando ci si trova di fronte a persone che, intervistate, sembrerebbero quasi non disdegnare il ritorno di alcuni tratti di una delle più grandi vergogne della storia umana.   

Source Code

source code

Dopo l’ottimo Moon e prima del meno ottimo Warcraft, Duncan Jones ha realizzato Source Code, in cui ci mostra che è in grado di riciclare gli stessi otto minuti per un film intero senza farci annoiare, e anzi intrappolando lo spettatore sulla poltrona. Colter Stevens è il soggetto utilizzato per testare uno strumento sperimentale, il Source Code per l’appunto, che gli permette di rivivere gli otto minuti precedenti alla morte delle persone, perché quest’ultimo lasso temporale rimane inciso nel cervello dopo il decesso. Il suo obiettivo è capire chi è l’attentatore che ha fatto detonare una bomba su un treno, e dovrà portarlo a termine rivivendo in loop gli stessi otto fatidici minuti, scoprendo ovviamente anche molti altri misteri. Jones si dimostra in questo film, come nel precedente, perfettamente capace di giocare e costruire storie con pochi ambienti e attori. Se volete un’opera sci-fi ma non troppo, questo è quello su cui dovete puntare.

Hell or high water

hell

Due fratelli dai caratteri molto diversi si trovano a compiere una serie di rapine in giro per il Texas con lo scopo di salvare la fattoria di famiglia, mentre due ranger li inseguono. Si può riassumere semplicemente così la trama di Hell or High Water, ma gli si fa un po’ un torto, perché il film di David Mackenzie ha molto più da dire rispetto a quello che fa una semplice sinossi. È innanzitutto un film che funziona sui personaggi, tutti e quattro, ben caratterizzati nei loro rapporti e nei loro background. Poi c’è il Texas, che già con i suoi paesaggi avvicina il film ad un Western, che Hell or High Water è non solo per il suo setting, ma anche per il mood generale e le situazioni in cui i nostri si troveranno più e più volte, in una partita a guardie e ladri che dura per l’intera pellicola. Ma, prima di tutto, c’è un ritmo costante e incessante che riesce ad intrattenere ottimamente lo spettatore, rendendo il film meritevole di una visione per passare un paio d’ore disimpegnate persi nelle immense e deserte distese texane, a bordo di un pick-up.

Boris

boris

Il Re della serie TV italiana sta fermo sul suo trono da qualche anno, inamovibile. Ma sappiamo che qualcuno di voi non lo ha mai visto, Boris, ed è quindi il caso di ricordarvi che esiste, che è su Netflix, dove recentemente è stato aggiunto anche Boris – Il Film. Tre stagioni di dietro le quinte delle fiction più becere che produciamo in Italia, con un cast di personaggi da urlo, da produttori intrallazzoni a registi dallo scatto d’ira facile, passando per prime donne e attori che si credono un po’ troppo arrivati. Parolacce come se piovessero si sposano con citazioni coltissime e scene girate in modo così bello da sembrare quasi fuori posto in un prodotto di questo tipo, ma che sono lì per dimostrarci che un’altra TV è possibile. Incredibilmente divertente e incredibilmente intelligente, quella che a prima vista è una semplice opera comica è invece una riflessione sulla situazione attuale della scena televisiva italiana, e scusate se è poco.

Chef’s Table

chef

Chiudiamo con del cibo, anche se probabilmente dopo i bagordi delle feste non ne avrete troppa voglia. Chef’s Table è una serie di due stagioni da sei episodi l’una, ognuno dei quali si concentra su uno chef di livello internazionale. Si tratta quindi di brevi documentari, che riescono però ad evitare i cliché dei programmi televisivi di cui nostri schermi sono inondati, per raccontare con eleganza le persone che ci sono dietro i piatti, le loro filosofie e il loro approccio al mondo del cibo, scansando la folla di giudici incazzosi per cercare di raccontarci qualcosa di vero. Si tratta di persone provenienti da parti molto diverse del mondo e dai curricula differenti, quindi è anche apprezzabile la possibilità di sbirciare dietro a cucine a noi molto distanti, sia fisicamente sia nel senso di cultura alimentare.

ARTICOLI SCELTI PER TE

No more articles