Da Westworld a Red Redemption 2: caricate il revolver

Ammettiamolo, stiamo viaggiando a briglia sciolta verso il West. Nella nostra mente si dipanano davanti ai nostri occhi le vallate del Mississipi, le terre di frontiera, e siamo solo in grado di vedere noi, in sella su un cavallo, mentre corriamo in direzione di un saloon e di un buon whiskey.

Il seme della follia è ormai penetrato nella nostra coscienza, ma siamo consapevolmente innocenti.
Dopo esser stati improvvisamente ammaliati da una serie TV che si sta rivelando straordinaria, come Westworld, l’hype per il vecchio West non è mai sceso, anzi – se possibile – è schizzato più che mai alle stelle grazie al recente annuncio della Rockstar Game: Red Dead Redemption 2.
Molti di voi (ma anche noi) si saranno attaccati alle vecchie PS3, togliendo la polvere dal poncho messicano, e tornando ad indossare i panni di John Marston.

Per tutti gli altri, per coloro che non appartengono né all’una né all’altra categoria, beh… non sapete cosa vi perdete, ma ad ogni modo abbiamo in serbo una speciale top 10 in grado di accontentare anche voi.
Quanto ai nostri compagni nerd, l’attesa per il titolo Rockstar si affievolirà, così come il tempo che vi separerà dal prossimo episodio della serie HBO, e questo grazie alla nostra classifica sui migliori film Western di sempre.
Come al solito la top 10 va contestualizzata con un po’ di oggettività, e siamo consapevoli di aver lasciato fuori pellicole altrettanto valide. Ma comunque buona lettura, e – ci auguriamo – buona visione!

1) C’era una volta il West (di Sergio Leone)
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O meglio, c’era una volta il West-ern. Sì, perché nessun periodo storico è mai riuscito a copiare l’efficacia realizzativi di questo genere, spesso appannaggio di registi italiani, come Sergio Leone e la sua infinita e straordinaria filmografia.
Con C’era una volta il West, il regista già compagno di scuola di Ennio Morricone (a volte il destino è beffardo), che gli curò le musiche, realizzò una pellicola straordinaria, in grado di racchiudere, per poi regalarle al pubblico, una serie di emozioni che vanno al di là dell’avventura e della polvere da sparo. La caratterizzazione dei personaggi, la malinconia di fondo, con un Charles Bronson efficace ed espressivo con il solo sguardo, e la brutalità di un autentico portento come Henry Fonda fanno di questo film uno dei belli di sempre, se non addirittura il migliore.

2) Per un pugno di dollari (Sergio Leone)

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Si apre così la leggendaria Trilogia del Dollaro. Pochi sanno che questo film è il remake de La sfida del samurai di Akira Kurosawa, e ci fu persino una causa, ma ciò che importa a noi è che Per un pugno di dollari permise al regista romano di entrare a gamba tesa in un genere prima di quel momento assolutamente fuori target per i cineasti nostrani. Lo fece da protagonista, ovviamente, sbaragliando la concorrenza. Da qui, da questo preciso momento, il cinema western ed i suoi sottogeneri iniziarono un vero e proprio cambio di rotta.

3) Il buono, il brutto e il cattivo (di Sergio Leone)

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“Vabbè, allora potevate mettere i tot migliori film di Sergio Leone, no?”. Lo sappiamo, scusateci, ma di fronte alla qualità non si guarda l’etichetta. Il terzo ed ultimo capitolo della trilogia del dollaro è un capisaldo del genere in quanto a tensione narrativa e dialoghi. Il Biondo senza nome, impersonato dal solito Clint Eastwood, il Tuco di Eli Wallach, e Sentenza aka Lee Van Cleef rappresentano un trittico assolutamente amalgamato e perfetto ai fini del flusso e dello sviluppo storico.

Come al solito, poi, l’action si sposa incredibilmente bene con la colonna sonora del maestro Morricone, aiutando Sergio Leone in una regia comunque impeccabile.

4) Il mucchio selvaggio (di Sam Peckinpah)

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Sam Peckinpah ci regala un western atipico che trasuda violenza in ogni sequenza, con uno stile registico per altro inconsueto ed innovativo. Il cinema del regista statunitense emerge prepotente in questa pellicola, che ne rispecchia la crudezza e le sue idee rivoluzionarie, dimostrandoci che qualsiasi genere può essere benevolmente vittima dell’innovazione e che il western non è soltanto pistole che sparano.

5) Giù la testa (di Sergio Leone)

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Una delle più belle colonne sonore mai realizzate da Morricone, accompagna questa superba pellicola dell’amico Leone, chiudendo definitivamente i battenti del suo filone western.

Il film comunque si dimostra all’altezza della già citata soundtrack, inserendosi in un contesto di genere non particolarmente abusato, in cui permangono i naturali simbolismi e stereotipi del western, tra cavalli, criminali e diligenze, ma toccando il tema della rivoluzione, e costruendo quasi una ponte tra il suo passato e il suo, purtroppo brevissimo, futuro registico.

6) Django Unchained (di Quentin Tarantino)

 

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Usciamo un attimo dagli schermi, ed apriamo un tunnel temporale. Siamo ai giorni nostri, esattamente nel 2012 e Quentin Tarantino decide di celebrare la sua smodata passione per il western con una pellicola formidabile, in grado di unire la modernità degli attuali stili di regia (più precisamente del suo, più autoriale che mai) a quell’atmosfera che quelli bravi amano definire vintage e che più che un retrogusto diventa un vero e proprio condimento per una nouvelle cousine che ci fa leccare i baffi.

7) Gli Spietati (di Clint Eastwood)

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Non ce la fa proprio il vecchio Clint a stare dietro una macchina da presa, soprattutto se si parla di Western. Nei panni di un pistolero che si ricicla come cacciatore di taglie, Eastwood rispolvera l’atmosfera del vecchio West, donando al pubblico una prova attoriale fantastica, autodirigendosi alla perfezione, ma ricordandoci che il cinema di 20 anni prima va rivisto e corretto, e nel West non esiste nessuno immune dalle pallottole. Vero, crudo, drammatico. Un cult, senza ombra di dubbio.

8) Mezzogiorno di fuoco (di Fred Zinnemann)

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Il regista austriaco si affidò a Gary Cooper per provare a screditare chi lo criticò preventivamente, definendolo troppo europeo e non adatto alla regia di un film di questo tipo. L’attore statunitense lo ripagò con un Oscar per la migliore interpretazione. La tensione narrativa è efficace e sempre pressante, e in un attimo – senza accorgercene – ci ritroviamo a supportare attivamente il protagonista, ostaggio, come noi, di un atmosfera densa di inquietudine.
Aveva ragione chi preventivava un film diverso dai suoi fratelli di genere, ma sbagliava di grosso nel reputare Zinnemann inabile ad una regia di questo tipo, perché Mezzogiorno di fuoco è un film western a tutti gli effetti. Un grande Western.

9) Butch Cassidy (di George Roy Hill)

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Butch Cassidy e Sundace Kid, fuorilegge della temibile banda del Mucchio Selvaggio, seminarono panico e distruzione tra fine ottocento e inizio novecento, rapinando tutto ciò che c’era da rapinare nel vecchio West.

Nell’opera di G.R. Hill, i due criminali diventano Paul Newman e Robert Redford, e il regista ci racconta un western atipico quanto tremendamente attuale, fatto di dialoghi e grandi interpretazioni, di silenzi e di una fotografia mirabile. Siamo nel 1969, ma sembra essere ai giorni nostri.

10) L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (di Andrew Dominik)

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Quanti altri ne avremmo potuti citare? Path Garett e Billy the Kid; Ombre rosse; I magnifici sette; L’uomo che uccise Liberty Valance… Sì, la lista dei film western degni di nota, soprattutto a cavallo degli anni ’60-’70 è davvero infinita. Eppure stavolta siamo voluti andare controcorrente, premiando un regista che nel 2007 ha voluto realizzare un film assai particolare, che nasconde luci ed ombre di un genere sempre molto difficile da mettere in scena. Un successo più di critica che di pubblico, con tante nomination e qualche riconoscimento minore (la Coppa Volpi a Pitt, ad esempio), ma soprattutto un film che ha fatto parlare per via di tutte quelle pistole che non sparano.
Ma Dominik si difende, e lo fa bene, perché il suo western non ha bisogno della polvere da sparo, perché ha tanto altro: ha Brad Pitt e Casey Affleck sensazionali, che regalano interpretazioni probabilmente tra le migliori della loro carriera; ha una fotografia che mette i brividi; ha un ritmo narrativo che nel suo scorrere lento, riesce a coinvolgere ugualmente lo spettatore in quell’atmosfera western, per quasi 3 ore ininterrotte.

Bonus:

Lo chiamavano Trinità (di E.B. Clucher)

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Potevamo, secondo voi, non metterlo in classifica? E.B. Clucher, con Bud Spencer e Terence Hill è un classico di quel sottofilone dello Spaghetti Western in salsa comica, che ha contagiato generazioni di spettatori, e continua a farlo, al punto da farci piangere come bambini per la scomparsa del nostro caro Bud Spencer. Non ha senso neanche parlarne, vogliamo semplicemente ricordarvi che Trinità… è la mano destra del diavolo!

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