Trascorsi due anni dalla sua ultima apparizione, Sherlock torna negli schermi (anche cinematografici, in Italia, infatti, verrà trasmesso in sala il 12 e il 13 gennaio) grazie allo speciale natalizio intitolato Sherlock – L’abominevole sposa, sempre a firma di Steven Moffat e Mark Gatiss.

I due autori questa volta, almeno inizialmente, ma non aggiungeremo troppi dettagli per non rovinarvi la sorpresa, decidono di abbandonare l’ambientazione moderna, fatta di smartphone, internet, ecc, per catapultare lo spettatore indietro nel tempo fino ad una Londra vittoriana; e da qui, con carrozze al posto di taxi, telegrammi al posto di sms,  e così via assisteremo (nuovamente) all’incontro fra un reduce baffuto Dr. Watson e un iperattivo, eccentrico, e dedito alle droghe (e non solo nicotina dipendente) Sherlock Holmes che inviterà il primo a condividere con lui l’affitto al numero 221B di Baker Street: stesso posto, più o meno, stessa storia.

Chiamati in causa prima dall’ispettore Lestrade, e poi da Mycroft Holmes, i due si troveranno di fronte ad un caso decisamente particolare: una  giovane sposa in un raptus di follia ha iniziato a sparare sulla folla per poi spararsi in testa e successivamente apparire di fronte all’incredulo marito uccidendolo a sangue freddo.

Queste sono le premesse di una perfetta ghost story che andrà però a complicarsi più di quanto ci si possa immaginare. Perché, se fin da subito la fredda mente razionale di Sherlock Holmes si impegnerà a tenere a freno le paure e le incertezze di un meno rigido Watson, non considerando fin da subito la possibilità di una qualsiasi esistenza di “fantasmi” o entità simili, sarà proprio la medesima capacità di analizzare alla perfezione la realtà e di collegare ogni singola tessera del puzzle compiendo brillanti salti sinaptici per svelare ogni mistero ad entrare in crisi. Secondo un cliché piuttosto classico, ma ben architettato, scopriremo che ciò che stiamo vedendo non corrisponde per forza a qualcosa di concreto, di effettivamente esistente, e che il sogno può essere realtà, e la realtà può trovare una sua estensione e dimensione nel sogno stesso. Come in un gioco di specchi alterato ciò che vediamo può essere frutto di qualcosa che non c’è o di qualcosa di lontano (diversi saranno gli indizi disseminati qua e là per aiutare lo spettatore a cogliere il colpo di scena prima del tempo) dando il via ad un funambolico andirivieni temporale.

maxresdefault

La seconda parte del “film”, per questo, stravolge un po’ le carte in regola, rendendo questo speciale molto più di un “semplice”, per quanto ben sviluppato e dal sempre piacevole sapore vintage, spin-off vittoriano, elevandolo a vero e proprio ponte narrativo che collega la fine (un po’ deboluccia) della terza stagione (vi ricordate dove stava andando Holmes e chi era spuntato nuovamente fuori portandolo a ritornare più in fretta che mai?) e la quarta stagione, fornendoci più di una spiegazione alle questioni rimaste irrisolte senza esimersi dal riportare “in vita” vecchi nemici (sicuramente uno degli aspetti più riusciti dello sviluppo della puntata) per regolare definitivamente i conti in sospeso.

Registicamente la puntata non presenta evidenti difetti: l’esperienza e le soluzioni maturate dalla precedenti stagione fungono da perfetta impalcatura un montaggio, e un taglio, che restituisce con energia i ritmi dell’azione che si sbobina davanti ai nostri occhi. Assolutamente di livello anche al cast degli attori, sia maschile che femminile, con menzioni di rilievo per il solito Benedict Cumberbatch, ma anche per Andrew Scott e per la signora Watson, Amanda Abbington.