Un bastimento carico carico di “eroi”

Incredibile come, nell’ultimo periodo, il ritorno in auge di quel gusto estetico rétro che permeava gli anni ’80 abbia colpito fortemente praticamente tutti i possibili media. Dalla musica, alle serie tv, passando ovviamente per i videogiochi gli eighties non se ne sono mai andati veramente. Unite questo stile, qui sottoforma di grafica di gioco pixel art e musiche synth, ad uno dei sottogeneri del videogame che ha creato un vero e proprio filone, i roguelike, e avrete un’ottima idea di cosa sia 88 Heroes. Ma non è tutto.

Sviluppato dal team indie inglese dei Bitmap Bureau, il gioco si presenta in sostanza come un rimando ai film sugli attacchi alieni di serie Z e qualche spruzzata di cinefumetto, con la terra invasa e pochi baldi supereroi a difenderla. Solo che in questo caso i supereroi non sono davvero supereroi e soprattutto: non sono pochi. Il giocatore verrà messo casualmente nei panni di uno di questi 88 eroi con lo scopo di affrontare sostanzialmente dei livelli platform 2D, per arrivare alla porta di fine livello che ci traghetterà nel livello successivo, 88 secondi per livello (pena la morte dell’eroe) e 88 minuti per completare tutta la storia. Ad impedirlo, droni volanti, strani alieni rettiliformi, robot dotati di mitragliatrici, trappole di vario genere e perfino boss di fine livello. Un gameplay assolutamente basilare, che trova la sua raison d’être  proprio negli eroi che il gioco propone. Ognuno con un potere diverso, dai più utili a quelli più controproducenti che possiate immaginare, gli eroi di gioco spaziano citando praticamente tutto lo scibile umano. Si va dal Conan di Schwarzenegger con tanto di accento austriaco all’assistente di Windows Office, che praticamente ad ogni salto di piattaforma blocca il gioco chiedendo al giocatore tramite il tipico fumetto se è sicuro di voler fare cose così pericolose come saltare da una sporgenza. Un gameplay totalmente lineare che si trasforma in un turbine di follia poiché, a differenza dei classici roguelike dove la morte significa fine dei giochi e di tutta l’evoluzione del personaggio, qui semplicemente il nostro eroe morto viene sostituito in maniera del tutto casuale con un altro degli 88 presenti, generando spesso risultati del tutto inaspettati come una catena di morti poiché nessuno degli eroi è in grado di superare efficacemente un determinato ostacolo che il livello presenta, oppure la “rottura” del livello, come utilizzare un eroe volante in grado di volare oltre ogni barriera o addirittura sbriciolare i muri che delimitano i livelli e passarci attraverso per arrivare alla meta.

Dipende tutto dall’eroe che il gioco deciderà di affibbiare al giocatore e dal modo in cui lo stesso deciderà di impiegarne i poteri. Sparse inoltre per i livelli di gioco che divisi in macroaree (si va dai primi livelli in quello che sembra essere un complesso di uffici, a quelli più ardui nelle miniere o in un vulcano) si possono trovare particolari monete, che se raccolte entro un certo numero permettono di riportare in vita uno degli eroi morti ed avere quindi la possibilità di poterlo riutilizzare.

Parlando di struttura dei livelli, abbiamo una pecca importante, forse la più grande: un tratto distintivo della maggior parte dei roguelike è quello della proceduralità dei livelli di gioco: in ‘The Binding of Isaac’ (uno dei capisaldi più conosciuti di questo sottogenere) ad esempio il giocatore non si troverà mai ad affrontare un livello uguale ad un altro, poiché tutti gli ambienti di gioco vengono creati al momento in maniera del tutto casuale. In 88 Heroes invece i livelli sono ben delineati, finendo praticamente per diventare una semplice sequela di trial & error per trovare l’uscita al livello successivo, un semplice esercizio mnemonico, e non una costante lotta tra l’abilità del giocatore e la struttura dei livelli che il gioco decide di offrire. Ed è forse questo il punto forte dei roguelike, la rigiocabilità che in questo 88 Heroes non è così profonda ed esaltante come sarebbe potuta essere con qualche guizzo in più. Considerato anche che oltre alla modalità classica, nella quale si utilizzano tutti e 88 gli eroi disponibili, il gioco non offre molti altri stimoli; a parte modalità che non fanno altro che limitare il numero di eroi disponibili per completare tutti i livelli. È davvero difficile voler riprendere a giocare, se non per vedere tutti gli eroi disponibili, le citazioni sparse e i loro strampalati poteri. Volendo infine essere puntigliosi ma giusti nella disamina del titolo, l’interfaccia grafica è spesso un ostacolo più che un aiuto di gioco. In sostanza nella finzione di gioco, le nostre azioni di gameplay vengono viste attraverso un grande schermo comandato dal gran capo degli alieni che hanno attaccato la terra. Proprio letteralmente uno schermo dentro lo schermo della nostra tv. Il risultato potrebbe risultare abbastanza fastidioso e un ostacolo di game design volutissimo dagli sviluppatori con tutta probabilità. Ma non per questo necessariamente riuscito e grazioso a vedersi.

Verdetto

88 Heroes segue il filone roguelike solo apparentemente, discostandosi dai “dogmi” del genere e prendendo una via tutta sua, che non convince però del tutto. La rigiocabilità del titolo è mozzata evidentemente da questa decisione. Una volta affrontati i livelli di gioco e averne apprezzato lo squisito stile pixelloso, e dopo provato tutti gli 88 eroi, vero punto di forza del gameplay, davvero difficilmente tornerà la voglia di prendere il pad in mano per ricominciare a giocare a quello che è “solo” un bell’esperimento.

Gianluca Boi
Recensore seriale, blogger, giocatore di ruolo decennale, hardcore gamer, groupie di Alan Moore. Amante dei Souls, di Castlevania e di Banjo-Kazooie e fanboy di Jet Set Radio. Ha visto Matrix almeno 42 volte, segue il wrestling ed è fissato con lo studio della musica tutta, con una piccola predilezione per gli Ulver, i Fair To Midland e le OST. Nasconde purtroppo un terribile segreto: non sa proprio come leggere gli orologi con le lancette (non scherzo).