Un buco nell’acq… nello specchio.

Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio, i libri ovviamente, sono dei trip. Dei trip perché inanellano una serie di vicende acide, fuori dalla realtà, non collegate tra loro in senso convenzionale, veicolate da incontri della protagonista con personaggi che definire sopra le righe è riduttivo. Nel 2010 esce Alice in Wonderland, diretto da Tim Burton, con alle spalle Walt Disney. Il film poteva vantare attori del calibro di Depp e Bonham Carter, immancabili nelle produzioni del regista americano, e le aspettative potevano dirsi alte anche solo per l’assonanza tra lo stile di Burton e la tipologia di storia che aveva gli era stata affidata. Il risultato fu drammatico, sia per la critica che per il pubblico. A conferma che dalla storia non si impara mai abbastanza, esce ora nelle sale italiane il seguito, Alice attraverso lo specchio, e l’unico cambiamento significativo è il passaggio delle consegne da Burton a James Bobin. E quando dico “l’unico” mi riferisco anche alla qualità del prodotto finale: invariata.

Dimenticatevi di Carroll, ma anche del cartone animato di Disney

Facciamo subito una precisazione, così ci si toglie il dente, Alice attraverso lo specchio non ha nulla in comune con il libro Attraverso lo specchio, se escludiamo i personaggi. Né la storia, né le singole situazioni, hanno qualcosa a che vedere con l’opera che si presupporrebbe madre del film. Così come, del resto, il primo film non aveva niente a che vedere con il libro. Quindi riposi in pace Lewis Carroll, i suoi personaggi sono stati presi in prestito ed il nome del suo libro è stato usato per fare qualche biglietto in più, ma almeno l’opera non ha subito violenze. Dunque prego tutti i fan di Alice di non rabbrividire nel leggere le righe che seguiranno, e li invito a fare un giochino intellettuale: sostituite mentalmente il nome Alice con Giulia, e Cappellaio Matto con Mario. Io non lo posso fare per motivi giornalistici.

Alice (Mia Wasikowska) è di ritorno da un viaggio in Cina a bordo della nave di cui è capitano, sulla quale si è imbarcata al termine del primo film. All’arrivo scopre che la compagnia per la quale lavora è passata in mano al figlio del precedente proprietario, quel Hamish Ascot di cui aveva rifiutato la proposta di matrimonio. Lui non ha ancora superato la cosa, nonostante abbia oramai trovato moglie, che ovviamente è una stronza perché lui è un inetto: i cliché se si vogliono inserire bisogna inserirli tutti assieme. La sera stessa del suo ritorno in patria Alice si reca ad una festa data da Ascot, dove escono fuori brutte questioni contrattuali. Poi vede una farfalla blu, il brucaliffo (che poi sparisce per il resto del film), e la segue attraverso lo specchio. Al di là c’è chiaramente il Paese delle Meraviglie. Il problema questa volta è che il Cappellaio Matto (Johnny Depp) ha ritrovato il primo cappello che ha realizzato in tenera età, e che era convinto il padre avesse buttato. Dai suoi flashback apprendiamo che la sua famiglia, gli Altocilindro, è stata uccisa da un drago sputante fuoco, ma il Cappellaio è convinto che siano ancora vivi. Alice non gli crede, così lui si ammala (???), ma decide di aiutarlo tornando indietro nel tempo per salvarli e far felice il Matto. Così la sua prima tappa è il castello di Tempo (Sacha Baron Cohen) per prendere la cronosfera e tornare nel passato. Ovviamente prendere la cronosfera manderà il tempo a donne di malaffare, ci sarà un discorso sul fatto che non si può cambiare il passato e occorreranno altre cose scontate, che non sto qui a raccontarvi per non farvi spoiler, ma vi assicuro che nel caso vogliate vedere il film capirete più o meno il 95% di quello che avverrà nell’arco della proiezione nei primi dieci minuti.

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Un po’ di rispetto per gli anziani!

Il problema del film però non è la banalità del plot, e non è nemmeno la nulla aderenza al libro, se lo vogliamo analizzare come qualcosa di totalmente scollegato. Se scremiamo dalle opere di Carroll la storia in senso stretto, rimane comunque un mood generale ben specifico, e questo mood è l’anima stessa di Alice nel paese delle meraviglie. Il film non ha questa vis, neanche lontanamente, e quella follia lisergica su cui si imperniano le opere originali è qui perversa fino al grottesco, soprattutto nel tratteggio dei personaggi che risultano tanto vuoti quanto ridicoli. Ancora peggiore è il voler a tutti i costi giustificare la follia dei personaggi, che non sono più genuinamente sopra le righe, ma gli vengono affibbiati drammi familiari per i quali sono diventati quello che sono; oltre al danno, ovviamente, la beffa, dal momento che il film cerca di trovare una spiegazione anche, per dirne una, al testone della Regina di Cuori, che ovviamente non poteva semplicemente essere deforme perché al di là della realtà, no, doveva esserci un motivo. A questo punto avrei gradito sapere anche perché i cani parlano, le uova indossano vestiti e via discorrendo. Quello che mi turba, e qui apro una parentesi forse personale, non è tanto la pochezza del film, quanto la voglia di voler ampliare un universo senza mostrare rispetto per i lavori originali, volendo dare un senso a cose che volutamente non lo avevano, e per di più farlo con un universo che sta perfettamente in piedi da solo, coerentemente a se stesso, da circa 150 anni. Ma sto divagando.

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Tanto rumore per nulla

Passiamo ad aspetti più strettamente tecnici che è meglio, per non farci il sangue amaro così come per dire qualcosa di buono sul film. Gli effetti speciali sono sicuramente di ottimo livello, ma con i fondi di Disney non ci si può aspettare meno, ed in linea generale tutto è meno dark e più colorato rispetto al predecessore. Specialmente la residenza del Tempo, estremamente gotica in ogni suo aspetto, è realizzata splendidamente, con una dovizia di dettagli impressionante. Certo, visivamente non c’entra assolutamente nulla con l’immaginario di Carroll, ma vi risparmio il discorso dal momento che vale lo stesso ragionamento fatto poche righe più su. Anche le altre locations sono estremamente dettagliate, pienissime di particolari, indipendentemente che siano al di qua o al di là dello specchio; purtroppo sono poche, nonostante si tratti di un viaggio attraverso il tempo e nonostante mi sarei aspettato da Alice un susseguirsi interminabile di “mondi” diversi. L’estetica dei personaggi è rimasta la stessa del primo episodio, tendenzialmente sopra le righe, con il Cappellaio e la Regina come picchi più alti, non necessariamente in positivo: Johnny Depp è la versione ridicola di Delirio di Sandman, tanto per fare torto a diversi artisti, e la regina è semplicemente macrocefala e dotata di capelli estremamente duri. Tra le prove attoriali spicca prepotente quella di Helena Bonham Carter, decisamente brava nel rendere il carattere viziato, nevrotico ed egocentrico della regina, con Mia Wasikowska che segue grazie ad un’ottima interpretazione di Alice e Sacha Baron Cohen ben calato nei panni di Tempo. Depp al contrario mi è parso un Cappellaio spaesato, piuttosto che matto. In generale le prove degli attori sono di buon livello comunque, nulla per cui strapparsi i capelli, ma è anche difficile analizzare personaggi che dovrebbero essere dei folli in modo univoco.

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