Nel corso del recente Cartoon Village, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Barbara Barbieri poliedrica artistica che ci ha raccontato di più sui progetti di Dentiblù, più qualche chicca e retroscena su Zannablù. Detto questo vi lasciamo all’intervista!

Visto che Dentiblù è una realtà che non si può più definire piccola, come avete iniziato e qual è stato secondo il te il punto di svolta?

Ci sono stati più punti di svolta, ma nel complesso è stata una cosa abbastanza graduale. Abbiamo iniziato nel 2000 l’autoproduzione come autori di Zannablù, semplicemente per portare direttamente al pubblico il nostro personaggio… siamo andati avanti senza grosse modifiche almeno per una decina d’anni, esclusa qualche divagazione come nel 2008 quando Zannablù è stata distribuito in America, tramite la Diamond Comics, per quattro numeri.  In generale è stata una cosa abbastanza costante, nel 2012 abbiamo voluto allagarci anche alla distribuzione in libreria in concomitanza dell’apertura della nostra casa editrice, iniziando così a pubblicare lavori di altri autori.

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Le cose sono andate di pari passo, anche perché per una distruzione in libreria è richiesta una frequenza maggiore sul mercato e da singoli autori di certo non si può coprire l’intera produzione di una casa editrice, di conseguenza abbiamo cercato, come detto, altri autori. Il nostro obiettivo è stato quello di tenere ferma la nostra linea editoriale sul fumetto umoristico. Inizialmente abbiamo importato delle testate dalla Francia (Pappa Fifa, Vita di Merda), poi siamo passati ad autori italiani come Manu Tonini con Deficients & Dragons e Mirka Andolfo con Sacro/Profano, ora di conseguenza ci basiamo molto di più sugli autori italiani, ad esempio ci sono molto autori emergenti che meritano di affacciarsi sul mercato; ultimamente abbiamo pubblicato Hadez di Ilaria Catalani e Silvia Tedei, prima di loro Felinia di Simona Zulian e Andrea Ribaudo.
La presenza degli autori sul territorio, alla fiere o con le pagine social rende molto più semplice arrivare al pubblico che non importando fumetti dall’estero con autori che sono lontani e che si promuovono solo nella loro lingua.

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Restando in tema autori, nello specifico come vengono reclutati questi artisti?     

È stata una cosa abbastanza eterogenea, in alcuni casi sono stati loro a contattarci mostrandoci i loro progetti, ci sono sembrati validi e li abbiamo accolti con piacere. Con Mirka invece c’era già una collaborazione precedente, quindi con lei la cosa è stata ancora più diretta. Per quanto riguarda l’importazione dalla Francia, sono le case editrici a prendere i contatti e non gli autori.

Tra i vostri prodotti di punta ci sono le parodie, in maniera molto semplice come nasce questo tipo di “rivisitazione” se vogliamo dirla così?

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Solitamente tutto parte dalla nostra passione per l’originale, ci piace un determinato film o libro e di conseguenza ci affezioniamo ai personaggi. Su Zannablù ci piace ridere e scherzare su tutto ed immaginarlo in un determinato mondo è praticamente automatico, e quindi siamo noi i primi a divertirci con questo tipo d’umorismo ben prima che i lettori ricevano il prodotto finito, insomma ci divertiamo noi stesso a farlo. Dopo aver seguito una serie, un film o qualsiasi altra cosa, ed averlo ovviamente apprezzato, farne una nostra produzione è anche un modo per vivere ancora quell’avventura anche se in maniera un po’ diversa.

Come mai il Cinghiale è diventato il vostro simbolo?

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Prima di tutto siamo Toscani e il Cinghiale viene praticamente da solo. Tutto però è nato, all’inizio del 2000, con un concorso per fumetti sulla diversità. Tutti, essendo un tema molto importante e per certi versi pesante, portarono tavole molto serie… a noi invece venne l’idea di questi cinghiali e di questi maiali perché son due razze simili ma fondamentalmente differenti. Il maiale era tutto Nouvelle Couisine, tutto fine, Borghese, quasi aristocratico. Il cinghiale invece era rozzo, burino, sempliciotto e quindi c’era una certa rivalità tra le due razze, anche se in queste due tavole di presentazione tutto questo non era raccontato, cosa che abbiamo fatto invece con Il Segreto della Besciamella, il primo numero di Zannablù. Nelle tavole del concorso c’era una fila di cinghiali con un maiale in mezzo, e una fila di maiali con un cinghiale in mezzo che si guardavano in cagnesco. Con queste tavole in realtà abbiamo anche ottenuto il secondo premio, quindi va più che bene!

Come ci dicevi prima avete esportato Zannablù anche in America, ti va di dirci di più?

Ci sono state queste quattro uscite di Zannablù, di numero in numero l’apprezzamento era crescente, poi purtroppo c’è stato il crollo; c’è stata la crisi è tant’è che l’ultimo numero ha venduto addirittura meno del primo. E quindi ci siamo detti che non era un buon momento per portare in America i nostri prodotti, concentrandoci quindi unicamente sul mercato italiano.

Una curiosità: lavorate anche per fare le sorprese della Kinder e Ferrero, come nasce la cosa?

È una cosa molto divertente. Io mi sono divertita tanto dal 2003 a oggi con Kinder Sorpresa, l’Uovo di Pasqua, il Kinder Merendero e così via. Divertente anche perché anche a seconda dei paesi in cui vengono esportate le sorprese le esigenze sono diverse, passando dai gusti fino anche ai costi di produzione. Ogni volta c’è da considerare chi è il “bambino” che riceverà questo gioco. A volte si parte da zero con una proposta di una serie; a volte invece abbiamo solo dei meccanismi base già giocabili ma che quindi vanno “vestiti” all’interno di una tematica; altre volte invece è il contrario, si ha la tematica ma bisogna trovare la giusta giocabilità. Insomma ci deve essere sempre questa doppia funzione tra il gioco e la sua caratterizzazione. Ci capita quindi di fare tutto: da fumetti, clip animate, character design… nel corso di dodici anni ci sono capitate tantissime cose.

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Un’ultima domanda: con The Porking Dead avete anche fatto il “salto distributivo” uscendo anche con Star Comics. Come sono i rapporti con questa casa editrice? Soprattutto in generale cosa vuole dire per voi essere indipendenti?

Sinceramente non c’è stata una grande differenza… ci hanno lasciato molta libertà. Essendo Zannablù un personaggio che scorazza e grugnisce da 15 anni, loro sapevano benissimo quello che era il nostro stile e se non fosse piaciuto così com’era avrebbero scelto altro. Ci hanno lasciato completa libertà, e insieme c’è stata questa collaborazione sulla scelta del titolo e dell’argomento; ci siamo trovati subito d’accordo e per noi è stato molto importante perché la nostra casa editrice non raggiunge le edicole mentre Star Comics sì. Quindi diciamo che la differenza principale è stata proprio questa.

Che dire Barbara sei stata gentilissima.

Grazie a voi!