Gourmet fail. Ovvero: troppi cuochi non rovinano la cucina, a meno che non entri il cliente.

La comunicazione visiva, colonna portante del marketing. La divisione del lavoro, colonna portante dell’economia. Il cibo, colonna portante del nostro spirito nazionale. Proviamo a mischiare i concetti per addentrarci nel lato oscuro della creatività. Cucina lo chef Stefano Bonfanti. Vabbè, diciamo “cuoco”. Ok, “cambusiere” e non ne parliamo più.

La cucina è creatività. Creatività passata o presente poco importa, ma sicuramente è il frutto di un guizzo di ispirazione, conoscenza degli ingredienti e spirito di innovazione, che sia accaduto agli albori dei secoli o stia succedendo mentre vedi gli ingredienti al supermercato.
Quindi mi perdonerete se, per far capire certe logiche perverse della mia professione di creativo a chi non ha la gioia di praticarla, mi sbilancio in una rocambolesca analogia con qualcosa che invece tutti quanti conoscono.

Ebbene, quando prepari la cena da solo, magari per te e gli amici o per una serata romantica, l’ebbrezza creativa viene scatenata tanto dalle aspettative su come il tuo pasto stuzzicherà direttamente il tuo palato, quanto dalla voglia di osare nuovi abbinamenti e cercare nuove armonie.
Idee chiarissime o un canovaccio di massima del tuo menù poco importa: le tue mani si muovono febbrili nel raccogliere gli ingredienti e la tua mente è in ebollizione su cosa farai nella fase successiva. Un soffritto? Il riso andrà steccato? La carne rosolata?
Molte sfide nel giro di pochi istanti, il tuo estro e la tua esperienza scremano, sforbiciano e selezionano fino a un chiaro iter che, di lì a poco, ti farà servire a tavola qualcosa di cui riceverai i complimenti. La missione è compiuta sin da prima di metterla in atto e, immodestamente, questo già lo sai.

Altra cosa quando non hai la direzione dei lavori e la selezione è fatta non tanto da chi possiede il tuo bagaglio esperienziale, ma logiche di ben altro tipo: tecniche, di costo, legali e così via.
Peggio ancora, da chi si fa interprete dei gusti dei tuoi commensali basandosi esclusivamente sulle loro abitudini, spesso fin troppo incentrate su cibi precotti o fast-food.
Peggio ancor di più, da chi sa solo di avere la facoltà di scegliere e si sente in dovere di esercitarla, anche senza sapere bene come.
E si creano situazioni ai limiti del paradossale.

Vorremmo fare un primo, servono proposte entro domani”.
Proponi carbonara, risotto al radicchio rosso, spaghetti allo scoglio e lasagne alle verdure.
Domani sera ti avvertono che “la carbonara no perché l’uovo non si digerisce bene e le lasagne richiedono una lavorazione troppo lunga. Opteremmo per un’amatriciana, ma ci devi dare un tocco di originalità”.
Proponi gli ingredienti: guanciale, pecorino, pomodoro, vino bianco e condimenti. Per l’originalità, proponi spaghetti integrali.
“Grazie per la proposta. Gli spaghetti però è meglio se sono normali, e poi nell’amatriciana ci va la pancetta”.
“Veramente ci va il guanc— oh, ok, allora preparo?”
E allora metti l’acqua, butti la pasta, inizi a rosolare il guanc— ehm, la pancetta.

Contrordine! Ci siamo riuniti internamente, ci sono delle esigenze oggettive, va preparato un secondo. Servono subito delle nuove proposte. Una è la cotoletta alla milanese, ma reinterpretata in modo creativo, altre idee proponile tu. Ovviamente siamo andati lunghi coi tempi e bisogna fare rapidamente”.
Nella fretta del momento, non stai troppo a ricercare e vai sui grandi classici proponendo tagliata al tartufo, branzino in crosta di sale e filetto al pepe verde. Per la loro cotoletta… cosa ti inventi per un pezzo di carne panato e fritto? Tiè, metti sesamo e spezie nella panatura e l’accompagni con una senape al miele. Non c’è tempo di pensare ad altro e anzi, fai spesa per mettere in dispensa un po’ tutti gli ingredienti, perché appena scelgono si deve iniziare a cucinare.

Ti ringraziano delle proposte e ti dicono che è carina l’idea della cotoletta con la panatura strana, anche se non sanno se ci saranno problemi con gli allergeni per sesamo e spezie e comunque la salsina no.
Silenzio. Dopo un po’ ti preoccupi e chiedi notizie.
Ti dicono che si stanno confrontando internamente e ti faranno sapere al più presto, ma sono sorte delle complicazioni impreviste.
Silenzio.
Silenzio.
Scadenza bucata.
Silenzio.

Poi d’un tratto tornano come se si fossero dimenticati di tutto. Ti dicono che bisognerebbe tornare all’idea del primo. Si riparte con l’amatriciana, ma un commensale è vegetariano e quindi va tolta la pancetta. Ovviamente siamo troppo oltre la scadenza, bisogna fare in fretta, il parmigiano ce lo mettono poi loro.
“Ci andrebbe il pecor— oh, al diavolo!” Metti l’acqua, butti la pasta e gli prepari la loro pomarola.
Foglietta di basilico a guarnizione? Macché, ti dai di scemo solo per averlo pensato.
Fai giusto in tempo a fare qualcosa di commestibile per la loro fame. Il pranzo è servito: com’è? Silenzio.
Silenzio.
Forse si sono fatti un toast.
Silenzio.

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