Suvvia ragazzi, l’evento digitale imbastito da Nintendo, se non avete il cuore duro e grigio, non può non avervi divertito almeno un po’. La casa di Kyoto ormai fa show a parte con estrema consapevolezza. È vero, il mercato ha isolato Iwata e compagnia ai “margini dell’industria”, ma non c’è che dire, la loro difference, sanno gestirla con stile. Tre quarti d’ora di video confezionati con cura e amore per la propria causa, pieni di ironia e capacità di avvicinare spettatori e appassionati, con spezzoni di interviste in location evocative, solenni e tranquille, in totale contrappunto alla grande cagnara dell’evento di Los Angeles. Insomma, nonostante tutto, Nintendo vuole dare l’immagine di chi basta a se stessa. Dopo un simpatico siparietto tra Reggie e Iwata, le danze si aprono (per poi successivamente chiudersi) con il gioco del momento: Smash Bros. Presentata la possibilità di giocare con i propri Mii, personalizzabili nel moveset, e la presenza di nuovi personaggi, tra i quali Palutena e Black Pit. L’occasione è stata soprattutto sfruttata però per introdurre gli Amiibo: statuette, action figures, chiamatele come vi pare, che potranno interagire con il gioco salvando le statistiche dei personaggi rappresentati (Mario, Link, ecc.) e altre funzionalità simili. Idea presa di peso dall’universo di Skylanders, che ha contaminato poi anche il franchise di Diney Infinity, per approdare infine nell’universo Nintendo in maniera molto naturale e in piena linea con lo stile “giocoso” e “giocattoloso” che contraddistingue la casa giapponese.

 

29280-pokemon-rubino-omega-e-pokemon-zaffiro-alpha-video-su-varie-nuove-caratteristiche_jpg_1280x720_crop_upscale_q85Effettivamente, la filosofia del collezionismo fidelizzato non è nuova a Nintendo, cosi come la capacità di inventarsi continuamente nuove forme di merchandising. Il marchio Pokemon ne è un chiaro esempio, e di fatti, poteva mai mancare l’annuncio di nuovi capitoli ispirati alla serie? Ovviamente no, ed ecco quindi Pokemon Rubino Omega e Zaffiro, in uscita a fine novembre. Non vogliatene alla Nintendo per il perpetuo reiterare di certe operazioni.  In fin dei conti dietro l’apparenza di fucina di spensierate e colorate idee, si nasconde un’azienda che a conti fatti, non può proprio rinunciare, soprattutto in questo periodo, ad allevare la sua più grossa gallina dalle uovo d’oro, fintanto che questa, per manifesto ingrossamento dei testicoli di tutti i ragazzini con il capellino rosso e lo zainetto di Pikachu, non tiri definitivamente le cuoia (ma accadrà mai?).

Per il resto, abbiamo visto una Nintendo molto, forse troppo emancipata. Tutti i titoli mostrati, e ripeto tutti, sono produzioni giapponesi, la maggior parte dei quali fatti in casa. Intendiamoci, ogni singolo gioco mostrato, sembra veramente promettente e trasmette una genuina voglia di giocarci, con piglio artistico sempre ad alti livelli (seppur in gran parte totalmente autoreferenziale) e dal game design brillante (anche questo però, che attinge alla pluridecennale esperienza in campo di platform e formule simili). Kirby and the Rainbow Curse, Yoshi Wooly World e Mario Maker (interessante esperimento di trasformare un editor di platform in un gioco) convincono molto nella loro dimensione di giochi frizzanti e per certi versi old school, ma… davvero Nintendo si accontenta di questo? Davvero i giocatori si accontentano? Ecco, l’idea che mi sono fatto è questa. Nintendo non tenta più un dietro front, non ha nessuna intenzione di strizzare l’occhiolino agli utenti di piattaforme Sony e Microsoft, ma taglia ancora di più il cordone ombelicale con un certo tipo di industria e apparentemente convinta, segue la sua strada. Non ha più modo di giocarsela diversamente ormai, le terze parti l’hanno completamente abbandonata (straniante per la prima volta in un’E3, la totale assenza di titoli per le loro console alle conferenze Ubisoft ed EA) e anche volendo, l’hardware non permetterebbe mai un confronto sullo stesso campo (quando addirittura non lo permetteva con PS3 e XBox360). Non sono un economista ne dentro la testa  Iwata, ma do per scontato che tutto ciò non sia assolutamente profittevole.

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Quindi parliamo di una situazione che ai vertici sicuramente vorrebbero ribaltare con una bacchetta magica, anche perché le vendite di Wii U non sono basse, sono sottoterra. L’era di Wii U quindi ormai, è un’era di transizione, ma verso cosa? Cercano di non fare affondare la nave tappando come possono i buchi fino al prossimo progetto hardware, oppure stanno consolidando la loro politica e i gettando le basi per i loro target definitivi, in barba all’evoluzione del resto del settore? Qualunque sia la risposta, la direzione intrapresa non è necessariamente sbagliata. Mai come prima d’ora sembra che Nintendo sia la patriottica roccaforte dei developer giapponesi, dando asilo a diversi progetti che DEVONO esistere, ma che su altri lidi, per motivi di appetibilità, budget, e “carenze” tecniche, rimarrebbero probabilmente ai margini. Ben vengano quindi titoli come Bayonetta 2 e Xenoblade Chronicles X, giochi d’altri tempi, d’altra pasta, che alle spalle hanno comunque gente dal curriculum artistico di spessore. Ben vengano anche esperimenti eclettici come Splatoon, divertente e colorato sparatutto multiplayer giocato a colpi di vernice, o l’arrivo del travagliatissimo Devil’s Third (non presentato però al Direct Event) di Itagaki, invero, piuttosto bruttino per ora (ma diamo un po’ di fiducia a Mr. Ninja Gaiden), che tra le altre cose, mostra come non ci sia necessariamente questa chiusura ai contenuti un po’ più eccessivi e “maturi” nella loro lineup. Pare che finalmente poi qualche atteso annuncio faccia finalmente capolino: Eiji Aonouma alza il sipario sul nuovo Zelda ufficiale.

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Talmente poco si è visto che è difficile dare qualche impressione, diciamo che la formula totalmente open world POTREBBE funzionare, ma d’altra parte c’èra bisogno a questo punto di svecchiare la formula. Moltissime semi innovazioni presenti già in Skyward Sword, avevano contribuito a farne un grandissimo capitolo senza snaturare in modo alcuno il gameplay tipico della saga, ma è anche giusto che vogliano provare ad osare di più. Quel che è certo, è che la scelta di prendere come base lo stile del capitolo Wii sopracitato e mischiarlo con le “TOONalità” di Wind Waker è personalmente, una scelta molto azzeccata. Il punto è: davvero possono ancora permettersi di mostrare cosi poco di un gioco tanto atteso? Insomma, vediamo di tirare un po’ le somme. Per quanti, come il sottoscritto, davvero consideravano utopistico aspettarsi qualcosa di totalmente diverso (scordatevi una volta per tutte Call Of Duty, Destiny e tutta quella roba che vi fa andare in brodo di giuggiole  su altre console) tutto sommato non è stato un brutto evento. Dobbiamo concedere a Nintendo il beneficio di essere quello che vuole essere, perché in fondo, rappresenta ancora oggi “l’alternativa senza alternative”, non più solo per quel che riguarda il  loro sviluppo interno, ma quello giapponese in generale. Però ancora, davvero, questo non basta. Ci vogliono nuove politiche sui prezzi, svecchiamento e miglioramento di tutte le infrastrutture online, con buona pace della filosofia “è bello solo se giocate tutti sullo stesso divano sgomitandovi”, e comunque un incremento della tipologia di giochi, sbilanciata davvero troppo ancora verso le IP Nintendo. Perché su quello ok, i fan sono già felici, non serve altro, tra l’altro il buon Shigeru Miyamoto sfornerà presto ben due nuove IP più Star Fox. Ma si deve davvero fare ancora tanto, per rendere il parco giochi più ampio e diversificato. Ok, non avremo mai un Super Nintendo dei giorni nostri, top di gamma per potenzialità e piattaforma universale per ogni gioco esistente. Ve lo immaginate che bello sarebbe? Troppo per essere vero… e infatti niente di più distante dalla realtà. Ma ok, se questa deve essere la nuova identità di Nintendo, sta bene, ma di compromessi per venire incontro ai consumatori deve pur farne comunque per rimanere a galla. Ah Nintendo, segnati anche questa sulle note di cose da fare: nuova strategia commerciale per le date di lancio. Devi rimboccarti le maniche, darti da fare velocemente, essere aggressiva! Probabilmente se tutto quello mostrato, ma proprio tutto, comprese i giochi di Miyamoto, fossero usciti entro l’anno, chissà, forse qualche “difference” un po’ più utile alla tua causa, potevi davvero farla. Per come stanno le cose invece, non rimane che augurarti buona fortuna.

COSA AVREMMO VOLUTO:

–        Un nuovo Mario d’autore

–        Più materiale su Zelda

–        Più giochi per 3DS

–        Niente Metroid?

 

COSA CI È PIACIUTO:

–        Ritmo e messa in scena del video evento

–        Quel poco che si è visto di Zelda

–        Miyamoto è vivo e al lavoro!

–        Xenoblade Chronicles X

 

COSA CI HA DELUSO:

–        Le cose più interessanti usciranno l’anno prossimo

–        Hyrule Warriors convince poco

–        Devil’s Third sembra brutto!

–        Niente di concreto sui giochi di Miyamoto

 

 

Davide Salvadori
Cresco e prospero tra pad di ogni tipo, forma e colore, cercando la mia strada. Ho studiato cinema all'università, e sono ormai immerso da diversi anni nel mondo della "critica dell'intrattenimento" a 360 gradi. Amo molto la compagnia di un buon film o fumetto. Stravedo per gli action e apprezzo particolarmente le produzioni nipponiche. Sogno spesso a occhi aperti, e come Godai (Maison Ikkoku), rischio cosi ogni giorno la vita in ridicoli incidenti!