Quella linea di confine tra spoiler e comunicazione

Ormai ci siamo, manca poco. Metal Gear Solid V sarà nei negozi martedì, ed intanto online le recensioni fioccano. Come sempre (ma ormai lo saprete se ci conoscete) noi ci stiamo prendendo un po’ di tempo in più. Ce ne siamo bellamente fottuti dell’embargo e abbiamo deciso di darvi la recensione solo quando penseremo sia il caso di passarvela, ossia, quando avremo in mano tutte le informazioni che ci servono ed il gioco sarà stato macinato a 360°. Ma non siamo qui per parlare di questo, ma l’argomento Metal Gear è provvidenziale.

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Provvidenziale perché questa settimana mi sono trovato a riflettere su quello che è il marketing – di recente abbastanza aggressivo verso l’utente – che il gioco sta facendo per ovvi motivi di vendita. Pompare l’hype delle persone onde far si che esse si accalchino nei negozi per la loro copia del gioco è una meccanica su cui non varrebbe la pena riflettere più di tanto. Si tratta di una procedura ovvia (e vecchia) che internet e la digitalizzazione ha semplicemente amplificato a dismisura. Ma allora il problema qual è? Qualche giorno fa Konami ha pubblicato un comunicato in cui chiedeva ai giocatori che sono – chissà come – già in possesso del gioco di NON diffondere online spoiler relativi alla trama. Ok, bella mossa. Premessa l’inutilità della cosa, la società si sta giustamente prodigando affinché la trama di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain resti il più possibile segreta perché, ovviamente, si tratta di un aspetto del gioco a dir poco fondamentale. E così alcuni canali Twitch misteriosamente in possesso del gioco (e che stavano già trasmettendo) vengono chiusi, video dal tubo vengono rimossi e Konami si adopera per tenere alto il segreto su quel che ne sarà di Big Boss e dico: va bene! È giusto! Se io, come compratore, posso avere una mano da qualcuno di “grosso” a far sì che il mio effetto “wow” nel giocare qualcosa che desidero fortemente sia protetto allora ci sta. Ma il punto qui è che questa richiesta da parte di Konami mi suona un po’ male in un altro senso. In quel senso che dovrebbe dividere in modo netto “comunicare” da “tartassare” e “promuovere” da “spoilerare”.

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Questo pensiero nasce non solo dalla notizia di cui sopra, ma per l’appunto dalle meccaniche di comunicazione che Konami ha effettuato nel corso degli ultimi sei mesi. Un esempio per tutti? Ben 2 (o forse anche 3) video dimostrativi del gioco rilasciati dalla società e che permettono di osservare  un bel po’ di minuti di gameplay. In totale, diciamo pure che in questo momento almeno un’ora e mezza di gameplay di Metal Gear è stata rilasciata ufficialmente da Konami sui propri canali e potete accedervi tutti indistintamente. Ok, un’ora su di un titolo che promette almeno 50 ore di gioco è davvero poco ma perché diavolo fare una cosa del genere? Potrebbe aver senso per un nuovo annuncio, magari come ha fatto Bethesda con Fallout, e forse per promuovere delle feature nuove che verranno inserite nel gioco ma per tutto il resto: perché?

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Vero è che all’inizio anche Konami diffondeva tali video per mostrare ai giocatori l’uso di nuovi gadget di Big Boss, come fu per il caso dello scatolone con l’immagine sexy o per il pupazzo del fantasma di Silent Hills che era stato inserito nel gioco, ma il resto della fuffa, tutti quegli interminabili minuti di video online messi in modo del tutto gratuito non sono, a tutti gli effetti, uno spoiler? Ora, direte voi, che il mio discorso è insensato perché non ci sono parti della trama in quei video e che, dunque, tutto il discorso che vorrei portare avanti è “no sense”. Ma è qui che vi volevo, perché poi succede che esce il trailer di lancio di The Phantom Pain (per altro davvero bello e nostalgico) e Hideo Kojima, come un troll di prima categoria… ci piazza dentro un paio di segnali di spoiler. Il video credo lo abbiate visto tutti, ma nel caso non lo abbiate fatto lo trovate sul nostro canale YouTube. Se poi non volete vederlo allora NON LEGGETE OLTRE.

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In suddetto video ci sono due scene che mi hanno portato a imprecare verso l’idiozia della comunicazione Konami. La prima è lo spiattellarci davanti in nuovo ed inedito Metal Gear senza cognizione di causa. La presenza del Metal Gear Sahelantropus, di cui ad oggi non si sapeva un cazzo, non è solo uno spoiler, ma è anche un qualcosa di fastidioso perché essendo esso un misto tra un Gundam e un Metal Gear Rex è un qualcosa che, sinceramente, mi sarei voluto vivere in prima persona. E invece la sua trasformazione è parte del trailer di lancio. Grazie di cuore, ne sentivo il bisogno. La seconda cosa è poi una scena molto bella in cui si vede Big Boss camminare in un corridoio verso la telecamera. Il piano sequenza mostra il personaggio assumere i vari aspetti delle sue incarnazioni ma poi succede che ad un certo punto prende fuoco totalmente, e dopo essere apparso scarnificato, viene sostituito dal misterioso Skullface già conosciuto in Ground Zeroes. Il punto è che quella parte del trailer è tutta una carrellata della storia del marchio Solid in cui partendo dal primo capitolo per PS1 si arriva sino a The Phantom Pain. Se avete capito dove voglio arrivare, allora avete capito che una scena del genere, per quanto apparentemente innocente, sa un po’ di spoiler, come a dirmi che Skullface (ma magari sono congetture) è uno della Snake Family, altrimenti perché piazzarcelo? Perché esattamente li?! Forse la cosa è poco chiara descritta così e dovreste vedere il trailer ma posso garantirvi che mi sono sentito un po’ preso in giro.

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Io direi che possiamo concordare che esiste una linea di confine, neanche sottile, tra informazione e spoiler. E che se poi si sostituisce “informazione” con “promozione pubblicitaria” allora quella linea non è solo spessa, ma addirittura trincerata. Eppure, non pensando semplicemente a Konami, ma anche a tanti esempi del passato, alcune anche nella stampa nazionale (come quella rivista che in modo assolutamente idiota fece spoiler del finale di Bioshock: Infinite), mi rendo conto che lo spoiler non è solo diventato una brutta parola da accollare a chi non sa farsi i cazzi suoi relativamente al finale di una serie tv. Lo spoiler è diventato una manovra commerciale che vorrebbe, in modo subdolo, accollarci ancora più hype di quanto non ne abbiamo già addosso. E questo mi fa rabbrividire, ma non per lo spoiler in sé ma per quanto una certa fetta di “venditori” ci ritenga pecoroni. Siamo davvero diventati delle scimmie così ben addestrate da saltare a comando? Lo siamo in fondo sempre state, la pubblicità ci assoggetta dagli albori della comunicazione, e questo è indubbio, ma quando la pubblicità (e l’auto promozione) sono diventate così strafottenti nei confronti del consumatore?

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Sapete come nasce lo spoiler? Nasce in quelle vecchie comunità digitali in cui utenti particolarmente privi di attributi avevano bisogno di qualcosa di potente per attirare l’attenzione su di sé. Dimenticatevi ogni riferimento ai troll della rete. Lo spoiler nasce per attirare l’attenzione, come in quei ragazzini che insultano o punzecchiano la ragazza che gli piace perché non sentono di avere altre carte per attirarne lo sguardo. Se la cosa vi fa ridere allora pensate a quanto ridicoli dovremmo sentirci ad essere trattati così. Soggetti ormai alle più becere manovre di fishing e, non per questo, scontenti. Forse dovremmo rifletterci su… è proprio vero quando si dice che “la scimmia vede, la scimmia fa”. Ma io non ci sto, e mi girano anche parecchio le palle, se devo essere una scimmia, chiamatemi Caesar allora.

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