Siamo stati invitati a vedere i primi minuti del live action di Ghost in the Shell, ecco cosa ne pensiamo.

Manca poco, pochissimo, all’uscita nelle sale di Ghost in the Shell, incarnazione live action dell’opera partorita da Shirow e poi magistralmente rimaneggiata da Oshii. Il salto dalla carta e l’animazione al cinema mi è sempre parso azzardato, per quanto riguarda Ghost in the Shell, per un motivo semplicissimo: per quanto si tratti comunque di un’opera intrinsecamente pop, gli autori originali si sono sempre prodigati ad inserire un substrato filosofico ed etico mica da ridere, riflettendo su un futuro in fondo neanche troppo improbabile. Di questo aspetto però non possiamo parlare in questa sede, perché l’unico dettaglio che abbiamo sul background del film è la nascita di Motoko, che non si chiama più Motoko ma Mira, che ha rischiato la morte durante un naufragio ed è stato possibile salvarne solo il cervello, trapiantato in un corpo artificiale e subito “dato” alla Sezione 9. È inutile riflettere più di tanto sulla fedeltà al personaggio di Motoko/Mira nelle altre opere, perché è sempre stata riadattata alle esigenze del caso, e comunque abbiamo visto veramente troppo poco per poter avanzare qualsiasi riflessione di carattere contenutistico.

Ad ogni modo, il film si apre con la stessa sequenza dei titoli di testa del film di Oshii, ovvero la creazione del corpo artificiale di Mira. La realizzazione tecnica è brillante, non c’è che dire, con una CGI di alto livello. Le scene che vediamo sono più o meno fedeli a quelle dell’anime, con il corpo che galleggia in un liquido mentre lo strato superficiale che lo ricopre si esfolia e si disperde. In sottofondo non troviamo i canti tipici dei lavori di Oshii, ma un brano che vuole avvicinarcisi, seppure è molto più parco. Conclusa la scena vediamo Mira stesa su un lettino, che tenta di respirare con il suo nuovo corpo. Viene osservata attraverso un vetro, e proprio da questo osservatore scopriamo che verrà data alla Sezione 9, perché lei è un’arma, nonostante venga ricordato al nostro simpatico recruiter che non è un robot, ma praticamente una nuova forma di vita ibrida, un cyborg, e che possiede un Ghost, un’anima. Come già accennato questo è tutto quello che possiamo dire per ora sulle tematiche di fondo, ma evidentemente il punto di partenza è simile a quello che guida le opere madri (parliamo di due opere madri in riferimento ai due film di Oshii e al manga, nonostante Ghost in the Shell nasca solo come manga, semplicemente perché anche la reinterpretazione/adattamento firmato da Oshii è un momento seminale nella creazione e consolidamento del franchise).

La scena si sposta poi in mezzo alla città, con una ripresa aerea che ci guida attraverso un’enorme distesa di grattacieli, pubblicità oleografiche, strade soprelevate e sospese gremite di auto, per farci atterrare infine sulla cima di un grattacielo, sul quale Mira attende. La computer grafica, ottima fino a questo momento, vacilla un po’ sulla riproduzione della città, risultando troppo finta. La scena del grattacielo è sicuramente nota ai fan di Ghost in the Shell, soprattutto perché è la primissima scena, prima dei titoli di testa, che appare nel film di Oshii. Le cose però si svolgono un po’ diversamente qui, con un livello di spettacolo più grande e un contenuto diverso. Mira viene invitata a non agire da Aramaki, mentre nell’anime Motoko è lì proprio per fare irruzione. Ad ogni modo, Mira si spoglia e si lancia giù dal tetto, per fare irruzione sfruttando la mimetizzazione ottica. Quella che si sta svolgendo nell’edificio è una cena, in cui diverse persone parlano delle possibilità offerte dal potenziamento dei singoli umani, serviti da robot geisha, come le ginoidi di Ghost in the Shell: Innocence (L’attacco dei Cyborg in Italia). Ad un certo punto questi robot attaccano, mentre una gruppo di persone fa irruzione nella sala. Mira, entrando dalla finestra in una bellissima scena d’azione “uccide” robot e criminali, salvando la baracca. Si cruccia, nello sparare ad un robot, mentre l’appena arrivato in scena Batou gli fa presente che non è come lei (leggi: non ha un Ghost). Qui si conclude il nostro antipasto di Ghost in the Shell, con tanta curiosità di vedere il film intero. Ma cosa ne pensiamo?

Il potenziale c’è, sicuramente. La messa in scena è veramente notevole, soprattutto nella scena d’azione che abbiamo visto e che fa la parte del leone in questi primi minuti. C’è anche una grande fedeltà all’opera di Oshii, sotto il punto di vista dei dettagli: nella stanza dove fa irruzione Mira, in fondo, c’è un acquario, come nell’anime, così come c’è una valigetta che si apre e diventa un mitra, oltre a molte scene riprese dalle stesse angolazioni. Il design complessivo è più futuristico rispetto ai film d’animazione, perché se questi ultimi nell’abbigliamento, o in altri aspetti come l’arredamento degli interni, riuscivano a mantenersi contemporanei, questo live action calca più la mano, soprattutto in un molto vistoso utilizzo di dettagli dal sapore fortemente giapponese, che però sembrano messi dove sono più per dare un tocco esotico che per fedeltà alle idee degli autori giapponesi. Il risultato è un impatto veramente sorprendente, grazie anche all’utilizzo di colori molto saturi e accesi che, di concerto con un uso fantastico delle luci (nella sala dove si svolge la cena il pavimento è illuminato), riesce a far sentire lo spettatore in un futuro effettivamente non così remoto.

Per quanto riguarda il lavoro degli attori è invece difficile avere impressioni al momento, perché in questi primi minuti si parla veramente poco, e di personaggi importanti del franchise abbiamo visto solo Motoko/Mira (Scarlett Johanssom), Batou (Pilou Asbæk) e Aramaki (Takeshi Kitano). La Johansson è credibile nei panni di Motoko, nonostante sia ovviamente caucasica, ed effettivamente funziona bene. Aramaki è ovviamente molto diverso dalla versione animata, per il semplice fatto che sarebbe stato impossibile trasporlo sul grande schermo con le stesse caratteristiche caricaturali (e poi ci hanno messo Kitano, cosa chiedere di più?), mentre Asbæk lo vediamo all’inizio senza gli occhi potenziati, che però ci sono nei trailer, e tutto sommato non stona più di tanto.

Per chiudere questa breve anteprima, questi primi minuti di Ghost in the Shell live action li possiamo definire convincenti, il lavoro svolto sempre indirizzato sulla strada giusta, e soprattutto esteticamente si prospetta una bomba. Rimangono i dubbi su come verranno poi affrontate le complesse tematiche che da sempre caratterizzano il franchise. Ancora non lo sappiamo però, e in fondo l’uscita è prossima, quindi non vi resta che rimanere sintonizzati sulle pagine virtuali con la recensione che arriverà tempestivamente non appena riusciremo a vedere il film intero!

 

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