L’inferno è vuoto e tutti i demoni sono qui

Ci sono voluti quasi cinque mesi. Era il 31 agosto quando, dopo un’attesa quasi straziante, è uscito il primo episodio di Life is Strange: Before the Storm e dopo tutte quelle aspettative, dopo tutto quell’hype suscitato da Deck Nine che continuava a rilasciare promo e trailer, eravamo pieni di bei sogni e speranze. Volevamo sapere, volevamo vedere che cosa fosse successo prima della tragedia di Life is Strage, perché già il primo gioco ci aveva devastato, ma allo stesso tempo aveva aperto un nuovo mondo, una nuova prospettiva per le avventure narrative portandole a un livello successivo e ricevendo tanti premi per questo.

Poi Deck Nine era stata incaricata di occuparsi del prequel di Life is Strange, doveva raccontare quello che era successo prima delle vicissitudini di Max e Chloe, doveva far capire ai videogiocatori qual era quel rapporto di cui Chloe parlava così spesso, perché fosse così legata a Rachel che, fino a quel momento, avevamo potuto vedere soltanto in foto. E alla fine Deck Nine ci è riuscita. E anche bene.

There’s a Hole in the Earth Here

Dopo il primo episodio e dopo l’inaspettato colpo di scena del secondo, l’attesa di Before the Storm era diventata una sofferenza. Il bisogno di sapere che cosa sarebbe successo era divenuto quasi un pensiero quotidiano, ma allo stesso tempo vi era il terrore che qualcosa di veramente bello potesse essere rovinato per sempre. Il primo e il secondo episodio avevano retto bene il classico ritmo di Life is Strange, gli stavano rendendo onore, ma Deck Nine sarebbe riuscita a chiudere in bellezza?

Il terzo episodio di Before the Storm, L’inferno è Vuoto, si vede, è stato quello più difficile da realizzare, ma allo stesso tempo in alcune scene si percepisce chiaramente quel bisogno da parte della produzione di finire, di chiudere tutto. Parliamo della storia; non che la trama presenti dei buchi, e se li ha sono quelli che erano già stati riempiti dal primo Life is Strange, ma c’è qualcosa che lascia interdetto, forse volutamente, il videogiocatore.

Le linee narrative erano già state aperte nei due episodi precedenti, e il terzo si occupa solo ed esclusivamente di porre un punto, ma se c’è una prerogativa che è riuscita particolarmente bene a Deck Nine, e che richiama alla perfezione il titolo originale, è proprio quella del “niente è come sembra”. La trama ci ha portati in un punto in cui appaiano salde le nostre convinzioni, fino a quando non vengono sradicate tutte le nostre sicurezze facendole cadere in un baratro senza fine, e andando a riaprire tutte le incertezze che avevamo messo da parte. L’inferno è Vuoto ci prende nuovamente per mano, portandoci verso la soluzione finale, o meglio, verso la scelta finale.

Esattamente come in Life is Strange, questo prequel cerca di ruotare attorno alle scelte, lo avevamo già visto nei due episodi precedenti, ma questo capitolo del brand a suo malincuore non riesce a rendere le scelte manichee come aveva fatto il suo predecessore. Questa è purtroppo un’imposizione che Deck Nine ha dovuto gestire con grande fatica, perché la storia è già stata scritta e quello che stiamo vivendo è il passato. Chloe e Rachel non hanno idea di che cosa il futuro riserverà loro, e anche solo la possibilità di poterlo modificare rappresenterebbe uno sfondamento della quarta parete assolutamente vietato in questo tipo di giochi. Qui è intervenuta Deck Nine che è riuscita magistralmente a collegare tutti quei tasselli che si trovavano leggermente fuori posto durante i primi due episodi e li ha spostati pian piano fino a farli incastrare alla perfezione nel puzzle che è Life is Strange.

D’altro canto, uno dei punti in cui soffre di più sono proprio quelle scelte che, per quanto da una parte obbligate, offrono solo delle piccole sfumature e non toccano in maniera sostanziosa la trama. Una volta scoperto questo dettaglio la difficoltà delle scelte rimane soltanto nella mente del giocatore, in un certo senso condizionato dalla tranquillità che si aveva in Life is Strange nella sua possibilità di tornare indietro nel tempo, e adesso unilaterale in quanto la prima scelta sarà quella che andrà poi a condizionare i contorni della trama. Non parliamo quindi di bivi consistenti come potevano essere quelli del primo capitolo del brand, ma di piccole azioni che condizionano a volte la percezione che le persone hanno della nostra protagonista, e altre volte piccoli cambiamenti che, in ogni caso, in Life is Strange, torneranno a essere quelli che sappiamo, o muteranno ulteriormente fino a raggiungere quello status quo del primo capitolo.

Queste scelte obbligate influiscono molto sulla ricezione del gioco da parte del giocatore, che dovrà in ogni caso mettersi l’anima in pace e rendersi conto che si sta parlando di un prequel, e che le scelte non possono essere drastiche come lo erano in Life is Strange.

And if you’re still Breathing you’re the lucky ones.

Conosciamo la fine di Life is Strange, (SPOILER sul titolo originale) sappiamo che Rachel è stata uccisa casualmente da Nathan (o da Jefferson, questo non lo sapremo mai) ma ciò che più fa soffrire di questo gioco è come Deck Nine sia riuscita a rendere proprio il personaggio di Rachel Amber che, per quanto prima rappresentasse una po’ una chimera, ovvero una figura di cui tutti parlavano ma che mai avevamo potuto conoscere davvero, adesso si presenta in tutti i suoi difetti e i suoi pregi. Abbiamo avuto modo di conoscerla, di osservare le sue azioni e reazioni nei due episodi precedenti, ma è in questo terzo e ultimo capitolo che esce fuori la vera Rachel. Quella persona istintiva (molto più di Chloe), curiosa, piena di vita e di sogni.

Il personaggio di Rachel ha la capacità di sconvolgere non tanto Chloe quanto lo spettatore che per tutto il gioco, sa precisamente che cosa succederà. E in tutto il terzo episodio si percepisce un sentore di pericolo che (ovviamente non c’entra con Jefferson) rimanda a quella “Dark Room” del primo Life is Strange. Il personaggio di Rachel, proprio come veniva raccontato da Chloe in Life is Strange, è capace di sconvolgere, di irritare e di farsi amare e svolge un ruolo fondamentale e importantissimo nella crescita di  Chloe. Ciò che più si intuisce in Before the Storm è il senso di completezza che Rachel riesce a donare a quest’ultima. Uno degli elementi più rilevanti, infatti, di cui ci si rende conto in questo terzo episodio, è proprio il fatto che Chloe non si sentiva sola perché di fatto, era tale. Si sentiva così perché cercava volontariamente questa condizione. Fino a che, con prepotenza, non è intervenuta Rachel, che ha fatto ritrovare a Chloe il piacere dell’amicizia e dell’amore, riuscendo a non farsi respingere e a portare Chloe con sé (e nei suoi casini in un certo senso).

Il sentore dolceamaro regalato dal personaggio di Rachel, è probabilmente quello che Deck Nine voleva si provasse nei suoi confronti. Rachel viene descritta da tutti come un personaggio perfetto, e lo scopo di Before the Storm è quello di mostrare quanto lei sia in realtà lontana dalla perfezione o anche solo dall’illusione della stessa.

Deck Nine ci è riuscita, è riuscita in quasi tutti i suoi intenti, partendo da Rachel fino ai personaggi secondari. Ha voluto donare al giocatore un pizzico di ognuno di loro, come Victoria e Nathan, che non ricoprono un ruolo rilevante in tutta la storia, ma viene mostrato parte del percorso che li porterà a presentarsi in una certa maniera in Life is Strange. Allo stesso modo, Joyce e David, mostrano il loro lato più debole, più umano nei confronti di una Chloe che deve decidere come comportarsi con loro. La dinamica di casa Price è in effetti, forse, quella che ha un ruolo più significativo nei contorni della narrazione. Before the Storm mostra tutte le sfumature del carattere dei due personaggi senza superficialità facendo intendere, per esempio, quanto David fosse davvero interessato a Chloe, pur rapportandosi con lei nel modo sbagliato.

Il resto dei personaggi, quelli aggiuntivi, offrono delle sfumature piacevoli nel contesto generale e degli spunti di riflessione molto interessanti, perché vanno a toccare dei temi non scontati e, al contrario, molto ben sviluppati al fine di rimanere coerenti con la via imboccata dal primo Life is Strange, che voleva affrontare delle tematiche importanti usando come strumento una storia di adolescenti.

Arriviamo quindi alle note dolenti, perché è proprio la narrazione, a un certo punto, a lasciarci un po’ interdetti. Come accennato prima la linea narrativa è sicuramente ben strutturata, ma in questo terzo episodio tende a correre veramente troppo. Vi sono infatti degli stacchi narrativi, in due punti per la precisione (che ovviamente non vi sveleremo e che scoprirete da soli giocando) che non hanno veramente senso di esistere. Parliamo di cambi di scena troppo frettolosi, volti a sbrigliare più velocemente la trama, ma senza regalare quel gusto in più che era peculiarità fondante di Life is Strange.

La seconda nota dolente riguarda gli enigmi da risolvere, come nei due episodi precedenti, Before the Storm non si è presentato particolarmente impegnativo, ma in questa terza puntata, nel momento in cui bisognava risolvere l’enigma che avrebbe poi portato all’epilogo ci siamo ritrovati davanti a un “gioco da ragazzi”. La difficoltà nella risoluzione del mistero è veramente troppo bassa, basterà accendere il cervello al minimo per capire come fare. In ultimo, se da una parte le scelte erano obbligate dal primo Life is Strange, di certo la mobilità di Chloe non lo è, in questo terzo episodio ci si muove veramente troppo poco, il che può risultare frustrante se non fosse per la trama che avvolgendo il giocatore fa in modo che l’immobilità di Chloe passi in secondo piano.

Make sense of me

Sotto il punto di vista grafico e tecnico non possiamo che ribadire quanto già detto nelle recensioni degli altri episodi, Deck Nine ha sicuramente fatto un buon lavoro sia per quanto riguarda lo stile fedele al primo Life is Strange che per tutti quei piccoli miglioramenti apportanti che comunque non appesantiscono il comparto tecnico e anzi cercano in tutti i modi di esaltarlo come possono.

La colonna sonora dall’altra parte, dove le canzoni sono per lo più state rifatte da Daughter, sono veramente degne del primo capitolo, in particolare alcune soundtrack riescono a rendere alla perfezione l’atmosfera di questo terzo capitolo catapultando il videogiocatore in una gioia (si fa per dire) di sensi che lo trascinano per tutte le due, tre ore di gioco.

Sì, come gli altri due episodi, anche questo terzo capitolo non è eccessivamente lungo, anzi, come già detto, tende a correre in alcuni punti, e questo è forse il più grande difetto di Before the Storm che aveva, nei due episodi precedenti, apparecchiato ben bene la tavola dei feels, per poi districarli forse con troppa fretta. La fretta citata, lo ribadiamo, riguarda esclusivamente due scene, non fondamentali, che volendo potrebbero anche essere messe da parte, ma che nell’insieme del gioco lasciano comunque un piccolo sentore di vuoto che poteva facilmente essere colmato.

Before The Storm si conclude quindi con questo terzo episodio e non ci resta che attendere l’uscita dell’episodio speciale che non andrà a continuare alcuna vicenda ma a quanto pare sarà solo una parentesi nella vita di Chloe e Max tredicenni, sarà comunque un piacere poter vivere per un’ultima volta insieme a due personaggi che sono rimasti nei cuori di molti appassionati.

Verdetto

Life is Strange: Before the Storm, nel suo complesso, è stato un prequel più che degno del suo predecessore. Ha saputo da una parte appagare tutti gli appassionati, rispondendo a quei quesiti che ci si era posti nel primo capitolo, e dall’altra è stato comunque in grado di tenere alta la testa per tutti e tre gli episodi, straziando come solo il brand di Life is Strange è riuscito a fare.

La trama non presenta alcun buco narrativo, ma anzi, viene delineata alla perfezione tirando fuori dei colpi di scena inaspettati, senza dimenticare di sviluppare e approfondire il rapporto tra le due protagoniste e di tutti i personaggi secondari regalando sorrisi, lacrime e tanta malinconia.

In sostanza Before the Storm riesce in pieno a centrare l’obiettivo che Deck Nine si era prefissata fin dall’inizio: offrire ai fan un prodotto che rendesse giustizia alla storia di Chloe e Rachel senza andarle a sporcare con temi e circostanze superficiali, ma regalando un senso di pienezza che soltanto il primo Life is Strange era riuscito a donare. Se da una parte le scelte non risultano essere di impatto come lo erano nel primo capitolo, c’è da dire che di grande impatto sono invece tutte quelle scene in cui Chloe vede e ricerca disperatamente l’aiuto del padre, che rappresenta il perno di congiunzione tra la Chloe bambina e la Chloe adolescente senza andare, tuttavia, a macchiare la memoria di William.

Tramite Before the Storm il personaggio di Rachel acquisisce una nuova forma sotto i nostri occhi e dopo aver giocato a questo prequel in molti vorranno rigiocare il primo Life is Strange; questo perché con tutte le informazioni che ci sono state fornite, viene quasi naturale voler nuovamente vivere quell’avventura di cui molti di noi si sono innamorati.

In conclusione, Life is Strange: Before the Storm, rappresenta un passo estremamente importante, o meglio, una conclusione estremamente importante, che va a chiudere quel ciclo di vite che sono state vissute, le completa e le porta davanti al videogiocatore che dall’altra parte dello schermo, non può fare a meno di provare forte senso di malinconia nel suo raggiungere la consapevolezza che il prequel di Life is Strange sia effettivamente concluso in un misto di gioia e di dolore.

Sara Tamisari
Romana, laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice e Social Media Specialist per Stay Nerd ed esploratrice di galassie lontane nel tempo libero. Libri e videogiochi sono la sua passione. Quelli belli. Quelli di Fantascienza, quelli che affrontano tematiche LGBT, quelli che portano a una maggiore consapevolezza di se stessi. Diventano ossessione, tanto che scriverci sopra è ormai indispensabile. Founder di AndroideClandestina.com: l'ossessione diventa blog.