“Il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale: ciò che conta è il coraggio di andare avanti”

Nel 1940 siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, e l’Inghilterra, come l’Europa tutta, è sotto scacco della potente e spietata Germania di Adolf Hitler, che sta facendo cadere il Belgio e si appresta a fare lo stesso con la Francia, mentre la nazione britannica vede buona parte del suo esercito bloccato sulla spiaggia di Dunkerque.
Il primo ministro Neville Chamberlain è costretto a dimettersi e come suo successore viene designato Winston Churchill, apprezzato da pochi nel partito dei conservatori, ma nominato per non far scoppiare ulteriori bombe interne, dal momento che si tratta di un nome che i laburisti possono accettare di buon grado.

La vicenda viene cinematograficamente trattata dalle sapienti mani di Joe Wright, regista poliedrico che ha saputo ad ogni modo dimostrare nel tempo di avere una certa attitudine nel trattare quel determinato periodo storico, che siano esse opere in costume, drammi, biopic, sfiorando a più riprese la guerra tenendola però lontana dalle scene, facendo assorbire dal film tutta l’angoscia e la tensione che essa porta con sé.

Non sarà diverso quindi per L’ora più buia, pellicola che verrà distribuita nelle sale italiane il 18 gennaio 2018 e che vede Gary Oldman nei panni del protagonista, ovvero di Winston Churchill.

Proprio Oldman è il motore di tutto il film ed è ciò per cui, prima di ogni altra considerazione, asseriamo che val la pena vederlo.
L’interpretazione dell’attore è qualcosa di pazzesco, complice senza dubbio un trucco perfetto (pare abbia passato più di 200 ore al trucco durante le riprese del film) ma soprattutto la maniera in cui si è fatto carico della parte, cucendosela addosso, tatuandosela e non staccandosela mai dalla pelle durante le 2 ore complessive, dove per altro compare quasi in ogni sequenza, rendendo questa figura un’ombra totalizzante a cui lo spettatore si affeziona.
Sì, perché l’empatia che la visione continuativa del Churchill di Oldman genera, è davvero incredibile. Questo accade certamente per la completezza dello script di Anthony McCarten e per la regia di Wright, sempre attento ai dettagli, ma il modo di agire sulla scena del protagonista è davvero impagabile. L’evoluzione e la trasformazione dall’Oldman che abbiamo conosciuto ed apprezzato in infiniti ruoli, e che possiamo ad esempio ricordare in maniera più fresca come il commissario Gordon dei Batman di Nolan, in un Primo ministro panciuto e sgraziato incolla il nostro sguardo allo schermo, incantandoci con quel suo modo di biascicare, il suo tossire, le particolari pose ed il passo goffo, che danno vita ad una replica cinematografica stupenda di un personaggio così importante, con cui – di fatto – reclama l’Oscar a gran voce.

Questo intrigante ritratto di Churchill è anche il pretesto per raccontarci due storie. Quella dell’uomo e del politico, che deve fare i conti con un’epoca storica tremendamente complessa e in cui è vitale fare la mossa giusta, prendere la decisione corretta, in situazioni da cui scaturirà il destino dell’Inghilterra ma anche dell’Europa stessa. Dietro la maschera di un uomo tosto, che spaventa persino il Re (interpretato qui dal sempre irreprensibile Ben Mendelsohn), vi sono tutte le fragilità di chi ha paura di deludere la propria nazione e la propria famiglia. Emozionante e coinvolgente un episodio del film in cui il Primo ministro prende la metropolitana per conoscere il parere della gente. Niente di ciò è storicamente confermato, tuttavia sappiamo che Churchill ogni tanto veniva a contatto con il suo popolo, ed è anche grazie a questo che nell’opera di Wright il suo personaggio acquisisce un’ulteriore forza, perché è col benestare della gente che riesce a sovvertire dinamiche interne al gabinetto di guerra e persino al suo partito, che lo vorrebbe far fuori e sarebbe disposto ad accettare i ricatti di Hitler.


Le sfumature della personalità di questo Churchill sono ben caratterizzate, e tutto questo riesce a non far staccare mai il nostro sguardo dallo schermo, seppur probabilmente qualche discorso in meno avrebbe favorito in maniera ulteriore la fluidità della visione. L’andamento del film, ad ogni modo, è costante e privo di cedimenti, non inciampa praticamente mai e Wright sa ben cadenzare i dialoghi (o i monologhi) politici alternandoli con quelli familiari, sempre con la giusta dicotomia tra uomo e Primo ministro. La forza del regista sta proprio qui, in questo allargare il compasso della fruibilità dell’opera, che di fatto non è un vero e proprio biopic, ma assorbe le tinte di più generi, ricordando strutturalmente un’altra grande pellicola come J. Edgar di Clint Eastwood.

In tutto questo c’è un altro aspetto, un po’ casuale, ma che scalda il cuore del cinefilo. Assistere a questo film pochi mesi dopo Dunkirk dona delle sensazioni speciali, che rendono L’ora più buia una sorta di dietro le quinte del masterpiece di Nolan, facendoci osservare il modo in cui nasce e viene attuata l’idea dell’operazione Dynamo con cui il Premier Inglese chiede ai civili possessori di imbarcazioni di andare a recuperare i soldati.

L’ora più buia non è il primo film su Churchill, né l’unico in cui figura, eppure all’eccezionale coppia Oldman-Wright dobbiamo riconoscere il merito di aver portato sullo schermo un prodotto completo e con pochissime imperfezioni, come pochi altri hanno saputo fare.

l'ora più buia recensione
Verdetto:

L’ora più buia ci racconta l’uomo e il politico Churchill, attraverso una grandissima e memorabile interpretazione di Gary Oldman, trasformatosi per dar vita a questo personaggio, e con il quale reclama a gran voce l’Oscar. Il perfetto script di McCarten e soprattutto la sapiente regia di Joe Wright fanno il resto, confezionandoci un’opera forte, densa ma al contempo scorrevole, che sarà apprezzata tra l’altro dai cinefili, per via di un casuale ma emozionante aspetto che lo rende una sorta di dietro le quinte di Dunkirk.

L'ora più buia - Recensione
7.9Voto
Reader Rating 0 Votes
0.0
No more articles