Uno degli Zelda più belli di sempre

Due anni di gloria. Clover Studio durò così poco in seno a Capcom, che nel 2006 decise di sciogliere uno dei suoi più talentuosi team interni. Ma due anni bastarono ai ragazzi di Clover per marchiare indelebilmente le librerie GameCube e Playstation 2 e i nostri ricordi, tirando fuori dal cappello God Hand, i due Viewtiful Joe e soprattutto Okami.

L’Okami in questione è probabilmente il più grande lavoro dello sviluppatore giapponese, per estensione, ambizione e raffinatezza. La questione però nel 2017 si complica, trovandomi in questo momento a dovervi parlare prima dell’opera di rimasterizzazione, e solo successivamente della qualità del titolo stesso. Le prossime righe, dopo una contestualizzazione necessaria per quelli (spero pochi) che non conoscono le avventure di Amaterasu, cercheranno di analizzare se il lavoro svolto per tirare a lucido un titolo con i suoi anni può giustificare l’ennesimo acquisto di Okami. Perché, chiaramente, se non ci avete mai giocato potete anche chiudere la pagina e andarlo a comprare.

Le terre di Nippon stanno vivendo da un centinaio d’anni un’epoca di pace, ma il ricordo dello scontro tra Nagi e Shiranui e il demone Orochi è sempre vivo nelle menti delle persone della terra ispirata al Giappone di secoli fa. Il gioco si apre così, ma la situazione precipita subito: una figura misteriosa rimuove la spada che tiene sigillato Orochi, risvegliandolo. La terra di Nippon torna nel buio, la natura si spegne e i demoni tornano a camminare tra gli uomini. Avviene anche altro, però: la statua di Shiranui si risveglia, posseduta dalla dea Amaterasu (la Dea del Sole, da cui tutto deriva), portando per la seconda volta sulla Terra il lupo bianco che cent’anni prima salvò Nippon. L’obbiettivo è semplice, ma la storia si muoverà per snodi più complessi rispetto alla semplice caccia ad Orochi, con colpi di scena in grado di mischiare le carte in modo inaspettato.

Ludicamente parlando, l’avventura è strutturata in modo simile ai vecchi capitoli di The Legend of Zelda, con una mappa piuttosto estesa divisa in aree e dungeon. Si avanza come in un classico adventure dei tempi che furono, superando dungeon, raccogliendo gli oggetti necessari a proseguire e, soprattutto, incontrando le divinità dello zodiaco giapponese e acquisendone i poteri divini, utilizzabili tramite il Celestial Brush, un pennello che è il centro del gameplay di Okami.
Utilizzandolo è possibile disegnare sullo schermo, ottenendo risultati diversi, che variano dall’attaccare gli avversari a far sollevare una folata di vento, solo per citare un paio di poteri senza rovinarvi la sorpresa. Il pennello è la feature cardine del gioco, strumento con il quale si risolvono la maggior parte dei puzzle e che ha fondamentalmente il ruolo dei nuovi oggetti trovati in Zelda: le nuove pennellate servono a proseguire, ma tornando indietro è possibile usarle per sbloccare segreti e collezionabili, come nella migliore tradizione dell’adventure fortemente votato al backtracking del periodo ’95-’05. Ci sono poi alberi da far rifiorire, animali da nutrire, nuove tecniche di combattimento da imparare, missioni secondarie da portare a compimento e segreti su segreti da scoprire, tanto per non farci mancare niente in un impianto esplorativo di gran livello, che nulla ha da invidiare agli open world enormi e pieni di niente dei giorni nostri, nonostante l’età e la divisione delle zone in aree di diversa grandezza.

Anche il sistema di combattimento ha il giusto grado di complessità, integrando al suo interno il Celestial Brush e le sue peculiarità: i nemici si incontrano sulla mappa come stendardo fluttuante, ed entrandoci in contatto si viene chiusi in un’arena, come nella migliore tradizione JRPG. Da quel punto in poi si può picchiare a più non posso e schivare, ma si può anche usare il cervello e il pennello. Avete di fronte un nemico acquatico e uno infuocato? Potete usare il potere per spostare flussi d’acqua, spegnendo il nemico di fuoco e rendendolo vulnerabile, ad esempio. Vi sentite particolarmente aggressivi? Piazzate bombe di fronte ai nemici, e il combattimento durerà molto poco. Le possibilità sono tante, e mentre alcuni nemici hanno delle modalità specifiche per essere battuti, altri semplicemente aspettano di vedere dove può arrivare l’inventiva del giocatore.

Veniamo ora a quello che è sicuramente l’aspetto di Okami che ha affascinato chiunque abbia mai visto un trailer: l’estetica. Il gioco si ispira alla pittura ad acqua e inchiostro orientale, il sumi-e, e fa di questo la sua cifra stilistica. Visivamente Okami è tanta roba, c’è poco da dire, e riesce ad essere d’impatto anche nel 2017, perché questo è quello che succede quando si cura più la direzione artistica che la quantità di poligoni e la definizione delle texture. Questo gioco è ancora una gioia per gli occhi, nonostante ovviamente sia evidente la sua età se si vanno a vedere i singoli elementi, o la povertà di quelli all’interno degli scenari. Il lavoro di rimasterizzazione spinge il titolo verso l’alta definizione, e corregge un po’ quel senso di fastidiosa sfocatura che affliggeva anche la versione Playstation 3.

Proprio sulla questione “Playstation 3” bisogna affrontare il discorso principale relativo ad Okami HD, fermo restando l’eccellente qualità del gioco di partenza e l’ottima qualità della rimasterizzazione. Ha senso (ri)acquistare Okami HD nella sua ultima incarnazione? Prima di questo dicembre il gioco aveva visto la luce solo su piattaforme Sony e su Wii. La versione Playstation 3 aveva un fastidioso effetto blur, che ora è drasticamente ridotto. Se avete già finito per bene il gioco base, e non avete smania di rigiocarci, potete tranquillamente passare oltre. Certo è che se vorrete fare altri due passi nelle terre di Nippon, la versione PlayStation 4 è l’alternativa migliore, nonostante costi 6€ di più della sua controparte PS3. Se siete sempre stati utenti PC o Xbox, probabilmente non avete mai messo le mani su Okami, e questa nuova rimasterizzazione finalmente porta il gioco anche sulle vostre piattaforme preferite, in forma più smagliante che mai, ed è decisamente il caso di procedere all’acquisto.

In sintesi, serviva questa remaster? Suggerisco una riflessione: Okami HD ha permesso a tutti gli utenti, su qualsiasi piattaforma giochino, di poter mettere le mani, anche per la prima volta, su di un titolo importante nella storia del videogioco, che era stato riproposto solo su Playstation 3 nella scorsa generazione. Questo garantisce la conservazione di un certo patrimonio videoludico, rendendo accessibile un’opera seminale e irripetuta a tutti, senza bisogno di farsi strada tra gli speculatori del mercato dell’usato, senza ripescare hardware vecchi o passare per le zone grigie dell’emulazione. In questo senso, il lavoro di Capcom trova la sua giustificazione. E anche (o forse soprattutto) nel fatto che ci sia un tasto specifico per abbaiare.

okami hd recensione

Verdetto:

Okami è sempre un gran gioco, su questo c’è poco da dire. Riguardo la rimasterizzazione vorrei essere romantico e scostare l’idea che sia l’ennesimo lavoro volto a mungere ulteriormente un gioco storico. Cosa che ovviamente Okami HD è, perché Capcom non è una ONLUS. A lato però troviamo la possibilità per tutti, soprattutto per chi non ha mai posseduto macchine Sony o Wii, di giocare con una spesa accettabilissima ad Okami, nella sua incarnazione migliore. E questo è sempre bene, quando si parla di prodotti sviluppati su hardware vecchi e di difficile reperibilità. Il consiglio è quindi di acquistare il gioco, per chiunque non lo abbia mai toccato. Se avete giocato la versione Playstation 3, o non avete il forte bisogno di tornare a Nippon, potete tranquillamente passare oltre.

Luca Marinelli Brambilla
Nato a Roma nel 1989, dal 2018 riveste la carica di Direttore Editoriale di Stay Nerd. Laureato in Editoria e Scrittura dopo la triennale in Relazioni Internazionali, decide di preferire i videogiochi e gli anime alla politica. Da questa strana unione nasce il suo interesse per l'analisi di questo tipo di opere in una prospettiva storico-politica. Tra i suoi interessi principali, oltre a quelli già citati, si possono trovare i Gunpla, il tech, la musica progressive, gli orsi e le lontre. Forse gli orsi sono effettivamente il suo interesse principale.