Quello che gli utenti non dicono

Forse molti di voi avranno avuto già modo di conoscere Sarahah, ma se non sapete di cosa si tratta lo scoprirete sicuramente a breve. Parliamo di un’applicazione sulla falsariga di ASKfm, il servizio che ha spopolato negli scorsi anni causando il dissenso di buona parte della popolazione, soprattutto con l’accusa di favorire il cyberbullismo. Scambiarsi messaggi anonimi ed avere la possibilità di esprimersi “al buio” può sicuramente dare la possibilità di raccontare il proprio punto di vista ad un utente qualsiasi, che resterà all’oscuro dell’identità del mittente, ma il passo dal semplice scambio di consigli e opinioni alle offese pesanti non è poi così grande. Ma cos’ha di così particolare Sarahah? È semplicemente qualcosa di già visto, pronto ad essere bersagliato, oppure una versione riveduta e corretta del suo “predecessore”?

La nascita di un (nuovo) mito

Nelle ultime settimane, Sarahah (termine che indica “onestà” in arabo) ha scalato con una rapidità disarmante le classifiche degli App Store in diversi paesi, tra i quali Australia, Stati Uniti e Regno Unito. L’applicazione è nata in Arabia Saudita, dalla mente di Zain al-Abidin Tawfiq, con lo scopo di esprimere in maniera anonima e senza filtri commenti sui propri superiori. Da qui, il creatore ha iniziato successivamente a diffondere l’applicazione, disponibile inizialmente solo in versione desktop, che da una piccola cerchia di conoscenti si è espansa fino a diventare un vero e proprio fenomeno nel paese. Lo scopo del creatore è diventato subito quello di rompere alcune barriere presenti nel paese, cercando di creare un “posto felice” dove chiunque potesse esprimersi senza particolari limitazioni… o quasi! In pochissimo tempo, Sarahah ha raggiunto la vetta delle classifiche, dopo aver debuttato su App Store e Play Store, grazie anche a moltissimi utenti che hanno iniziato a pubblicizzarla sui social, tra i quali Instagram e Snapchat, contribuendo a generare un numero di download che attualmente si attesta intorno ai 15 milioni.

Come funziona?

Il funzionamento di Sarahah è davvero molto semplice: si crea un proprio account e si può subito partire con l’invio di messaggi, che possono essere in forma anonima oppure tramite il proprio profilo (che comunque non sarà visualizzato dal destinatario). Ogni utente registrato avrà un proprio contatto che potrà condividere e decidere se rendere disponibile alla ricerca globale. Inoltre è possibile scegliere se accettare messaggi da altri utenti anonimi oppure dare importanza solo a persone regolarmente iscritte. Chiaramente, se deciderete di entrare nel tunnel, non aspettatevi di ricevere sempre messaggi costruttivi, anche se il sito incoraggia gli utenti a portare avanti questa politica. Tutto questo vi sembra semplicemente un Ask 2.0? Non proprio. C’è da dire che, nonostante l’idea di base sia la stessa, Sarahah differisce in maniera sostanziale dal suo diretto concorrente che, in ogni caso, sembra essere attualmente passato di moda.

Sarah – Ask: scova le differenze

Molti di voi avranno sicuramente vissuto il fenomeno Ask, vuoi per averlo usato direttamente oppure leggendo in giro le vicende susseguitesi intorno al servizio. Ma perché Sarahah dovrebbe essere differente? Innanzitutto, come detto in precedenza, per un concetto di personalizzazione. Per quanto desse la possibilità di esprimersi liberamente e in maniera anonima con altri utenti, Ask non offriva una vera personalizzazione sui contenuti e sui contatti dai quali accettare messaggi. Già sotto questo punto di vista, la consapevolezza e la volontà del creatore di limitare i rischi che potrebbero generarsi in applicazioni appartenenti a questa famiglia è chiara, provando a limitare i messaggi anonimi e non solo. Infatti, Sarahah è pronto a garantire un filtro sui contenuti: oltre alla limitazione delle parole offensive (di default), l’app permetterà di bloccare a piacimento messaggi contenenti determinati termini. Chiaramente, risulta essere particolarmente ostico andare a limitare completamente contenuti offensivi o privi di interessi, considerando anche le diverse terminologie nate in seguito alle chat prima e alla diffusione di app di messaggistica poi, ma la volontà di non ricadere nel fenomeno del suo predecessore sembra essere chiara. Ci riuscirà? Chissà, noi la vediamo davvero dura, ma ci aggiorneremo sicuramente tra qualche mese, quando il destino di Sarahah sarà certamente più chiaro.

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