Quando la Scuola ti rimane nel cuore…

Tanto tempo fa (anni ‘60), in un paese lontano lontano (California), a una signora attempata, impegnata a combattere la propria battaglia sociale contro le discriminazioni e contro la Guerra del Vietnam, viene commissionata la stesura di un libro per bambini. Un libro che riprendesse le epiche avventure Tolkeniane, ma scritto con uno stile comprensibile ai più giovani e che allo stesso tempo cercasse di insegnare loro qualcosa, che interessasse tutti, dai più piccoli, agli adolescenti e, perché no, anche agli adulti. La signora attempata, dai capelli corti e la statura minuta, ci pensò su per un po’ di tempo. Le piaceva il fantasy e le favole di Andersen, in particolare quella intitolata L’ombra, su quella parte oscura presente in ogni essere umano. Passò qualche mese e una volta creato il mondo, formato da tante piccole isole (avete capito di chi stiamo parlando?), e il protagonista, la signora si pose la più grande delle domande, quella che avrebbe poi dato vita a uno dei maggiori capolavori letterari del genere: “Ma quelli come Gandalf dove hanno imparato la magia?

Fu così che la prima Scuola di Magia fece capolino all’interno di un’opera letteraria: la Scuola di Magia di Roke è la base dalla quale partiremo per un viaggio nel tempo lungo cinquant’anni, alla scoperta delle rivoluzioni avvenute in questo mezzo secolo di didattica e incantesimi. Ursula K. Le Guin, ci piace sempre ribadirlo, è una delle maggiori scrittrici dell’epoca contemporanea, sia nel campo della letteratura fantasy che di quella fantascientifica, tanto che dal 2016 le sue opere sono diventate dei Classici della letteratura contemporanea.

Tre scuole, tre saghe

Ma bando alle introduzioni, veniamo al dunque: il 26 giugno 1997 usciva per la prima volta nelle librerie inglesi Harry Potter e la Pietra Filosofale. Il primo libro della saga più seguita al mondo introduceva l’elemento della scuola di magia in una chiave totalmente nuova rispetto a quella che lo aveva preceduto: è innegabile che la Rowling si sia ispirata alla scuola di Earthsea, ma ciò che ci preme oggi è sviscerare gli aspetti delle due scuole, allontanarli e riunirli per cercare di capire come l’evoluzione abbia coinvolto anche questi espedienti letterari, per poi giungere alla sua “forma finale”, un’evoluzione che coinvolge la società dei giovani da vicino e non si vergogna di parlarne, che è forse ancora più vicino al mondo reale rispetto ai due predecessori un po’ più utopici. Parliamo della saga di Lev Grossman, The Magicians.

Tutti gli appassionati di fantasy, a sentir anche solo nominare il nome Earthsea, eseguono immancabilmente un grazioso salto sulla sedia, mentre il loro cuore accelera al ricordo delle emozioni che la saga ha procurato loro. È innegabile che le avventure di Ged siano ricordate da tanti ragazzi, ormai adulti, ed è altrettanto normale che essi abbiano una concezione di scuola di magia del tutto diversa dalla generazione che li ha seguiti.

Chiariamo intanto un paio di punti vitali per la comprensione delle tre saghe. La più grande differenza tra le scuole di magia di Roke, Hogwarts e Brakebills è che soltanto la prima di queste si situa in un mondo puramente fantasy. Le altre due rappresentano un’enclave all’interno di un mondo parallelo rispetto a quello degli Umani, i “babbani”, per intenderci. Roke è invece una città, o meglio un’isola, che ospita la propria scuola di magia, l’unica in tutta Earthsea, e il mondo creato da Le Guin rispetta tutte le regole del fantasy dettate da papà Tolkien, non prendendo quindi in considerazione la società “reale”. Ovviamente, come i fan ben sanno, il paradosso consiste proprio nella creazione di un mondo puramente a-storico, ambientato in qualche spazio temporale medievaleggiante, che riprenda comunque tematiche assolutamente in primo piano nella società degli anni ’60 (femminismo e pacifismo, per citarne due a caso).

Il secondo punto che vogliamo mettere in chiaro in questo frangente, e forse quello più ovvio, è che le saghe hanno diverse età, con tutte le conseguenze comportate dal caso. La trilogia di Earthsea è stata scritta tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 (prendiamo in considerazione solo la prima trilogia, considerata totalmente differente rispetto agli altri libri e racconti). La saga di Harry Potter è stata scritta tra gli anni ’90 e i primi anni del nuovo millennio, mentre The Magicians ha visto la luce tra il 2009 e il 2014. Messi in chiaro questi due elementi chiave, proseguiamo pure con la analisi…

It’s a kind of magic

Partiamo dalla prima domanda: come funziona la magia? All’interno della saga di Earthsea non solo essa detiene un ruolo fondamentale e principale, ma viene anche esercitata in maniera piuttosto singolare. Parliamo sempre di formule e di movimenti di mani / bastoni, ma quello che ci interessa non è tanto come vengano eseguiti gli incantesimi, ma che cosa ci sia dietro l’esecuzione degli stessi. Nella saga di Le Guin non esistono delle vere e proprie formule magiche, ma tutta la magia si basa sul linguaggio. Da brava glottoteta, infatti, l’autrice creò un vero e proprio idioma, magari non in maniera dettagliata come nelle opere Tolkien, ma comunque ricco di lessico e grammatica. Tale linguaggio viene definito L’Antico Idioma e all’interno del mondo di Earthsea sarebbe la lingua dei Draghi, creature antiche e tanto sagge quanto avide. Conoscere l’antico idioma significa conoscere il vero nome di un oggetto, di una persona o di un animale. Conoscere il vero nome di qualcosa vuol dire poterlo controllare, fare in modo che la creatura o l’oggetto facciano tutto quello che il mago desidera. Il mago che conosce il vero nome di qualcuno o qualcosa ha il potere di distruggerlo con uno schiocco di dita. Nella scuola di Roke viene quindi insegnato agli studenti tutto l’Antico Idioma e le materie si dividono per Maestri, maghi esperti in uno dei campi della magia.

Facendo un balzo in avanti di trent’anni, arriviamo alla saga che ha già cresciuto e affascinato più di una generazione e che continua tuttora a spargere la sua magia sui giovanissimi: Harry Potter vide la luce nelle librerie nel 1997 e ci mise pochissimo a conquistare la sua enorme fetta di pubblico e diventare il maghetto più famoso di tutti i tempi. Il simbolo più importante ed evidente della saga della Rowling è Hogwarts, scuola di magia con una storia centenaria che racchiude al suo interno tutti gli studenti provenienti dal Regno Unito, curandoli e crescendoli per sette anni, insegnando loro tutto ciò che c’è da sapere sulla magia e orientandoli verso il mondo del lavoro.

A differenza della saga di Earthsea la magia, all’interno di Harry Potter, si sviluppa e si manifesta in altro modo: tramite formule. A Hogwarts non viene insegnata un’altra lingua, bensì singole formule che insieme al movimento della mano che impugna la bacchetta possono eseguire un determinato tipo di incantesimo. Anche la Rowling, per le sue formule, ha utilizzato un “antico idioma”: il latino. L’espediente trova il suo senso nel fatto che Harry Potter è una saga ambientata in un’enclave nel mondo reale, e non avrebbe avuto senso creare una nuova lingua. Prendendo in considerazione anche le scuole di Beauxbatons e Durmstrang, dobbiamo riconoscere che in più occasioni l’autrice ha mostrato quanto la magia possa essere malleabile e in un certo senso “intercambiabile”, ha dato più volte a intendere che nella scuola bulgara la base per gli incantesimi (e per le fatture) fosse diversa. Da una parte il bulgaro è una lingua slava ed è quindi probabile che faccia riferimento a una propria lingua antica. Dall’altra il francese è una lingua romanza, derivante dal latino. E se qualcuno avesse da ridire sul fatto che tra le lingue romanze non compare di certo l’inglese, non possiamo comunque dimenticarci che fin dal periodo Romano ci sono state influenze linguistiche romanze in Gran Bretagna, continuate poi con l’influenza del latino ecclesiastico.

Eseguendo un altro balzo temporale, arriviamo a parlare della Brakebills, la scuola di magia creata da Grossman nella sua trilogia. Per quanto la struttura della scuola di magia, la trama della saga e il protagonista siano profondamente diversi dalle due citate in precedenza, pare evidente come l’autore si sia deliberatamente ispirato sia a Le Guin che a Rowling (molto spesso lo ha affermato nelle sue interviste) per quanto riguarda sia la creazione della magia che per la struttura della scuola. In The Magicians la magia è strutturata in maniera da creare un mix perfetto tra quella di Earthsea e quella di Hogwarts: Grossman non utilizza una lingua antica e non ne inventa una, crea un miscuglio di antichi linguaggi e li miscela insieme alla perfezione per creare quelle formule magiche che ha poi utilizzato per far eseguire i vari incantesimi al suo protagonista Quentin. La differenza più grande della scuola di Brakebills rispetto alle altre due è la divisione non per case ma per gruppi: al terzo anno infatti ogni studente può scegliere la propria specializzazione tra sei gruppi disciplinari: Fisica, Psichica, Saggezza, Illusione, Medicina e Natura. Questo avvicina la saga ad altre branche della magia presenti in favole e altri libri, o addirittura alla meccanica da gioco di ruolo di Dungeons & Dragons.

Cosa vuoi fare dopo la scuola?

Un’altra questione che ci siamo voluti porre riguarda l’utilità della scuola all’interno delle tre saghe è la seguente: ognuno dei tre scrittori ha ben chiaro quale sia il ruolo del mago e della magia all’interno del proprio mondo e anche quale sia quello della scuola, ma queste visioni, pur partendo dallo stesso punto, finiscono per divergere non poco. A cosa serve la scuola di magia? Dove finiscono i protagonisti? All’interno della saga di Earthsea ci sono varie specializzazioni, ma alla fine ogni mago viene assegnato a una città o un paese e il suo ruolo varia da quello di medico a difensore. Lo si può notare nel primo libro della saga: Ged viene spedito in un paesino minacciato dalla vicina presenza di un drago e, nonostante sia giovane e inesperto, è costretto ad affrontarlo. Il mestiere del mago, in Earthsea, è visto in due maniere differenti: pericoloso iettatore o grande salvatore. Questo accade perché nella saga Leguiniana non tutti gli uomini sono o possono essere maghi, ma la magia è riconosciuta come tale nella società e di conseguenza non vi è una grande categorizzazione tra maghi, vi è bensì il mago e basta (al limite si può trovare la fattucchiera di paese).

Nella saga della Rowling, invece, la differenziazione tra le categorie di mago è molto più evidente. Questo perché al di fuori della società babbana, che ignora l’esistenza del mondo magico, la società di Harry Potter è tutta magica. Ogni studente possiede quindi il dono della magia e ognuno di loro deve trovare la propria strada. La scuola in Harry Potter serve proprio a questo: addestrare le giovani menti a governare i propri poteri e aiutarli a capire per quale campo della magia siano più portati. Essere maghi, nella società potteriana, non significa per forza trovare un lavoro: il mago è una figura ovvia in questa società e ognuno può scegliere la propria strada. Dall’Auror al fattucchiere, dal pozionista al creatore di bacchette. I ruoli e i mestieri in Harry Potter sono tantissimi ed elencarli tutti risulterebbe un’enorme perdita di tempo, ma il punto a cui vogliamo arrivare è che, nella società magica, la scuola resta un punto essenziale, indispensabile per formare ogni singola figura della società.

In The Magicians, come accennato prima, abbiamo una dettagliata divisione: vere e proprie specializzazioni alle quali lo studente dovrà dedicarsi per gli ultimi anni della scuola. Se i primi tre anni, infatti, servono per imparare le basi, da quel momento in poi ogni studente può affinare le proprie capacità nel campo in cui è più dotato, vivendo con i propri colleghi di corso, un po’ come succede all’Università di noi babbani (non a caso gli studenti di Brakebills sono più grandi di quelli di Hogwarts, e la scuola copre proprio gli anni universitari). A parte questo dettaglio, però, si può fare lo stesso identico discorso di Harry Potter: i mestieri sono tanti proprio perché nella società magica la magia è la norma, non l’eccezione, non esiste quindi il ruolo del mago generico che si manifesta agli esseri umani offrendo loro i propri servigi.

Quanta importanza dai alla scuola?

Giunti a questo punto arriviamo alla terza e ultima domanda che ci siamo posti: Quale ruolo ha la scuola all’interno di queste saghe? Quanto è protagonista la scuola assieme ai personaggi? Nella saga di Earthsea, la Scuola di Magia di Roke assume una rilevanza primaria soltanto nel primo libro, Il Mago. Serve infatti per fare in modo che il lettore possa meglio immedesimarsi nei panni di Ged, un giovanotto che impara tante cose nuove e intrattiene rapporti interpersonali con gli altri studenti e i professori. In Earthsea la scuola fa esattamente quello che deve fare: formare il ragazzo e lanciarlo nel mondo il più preparato possibile. Negli altri due libri della saga la scuola ricompare soltanto all’ultimo, quando Ged, ormai anziano e saggio, torna come Arcimago, la più alta carica nella magia, e “Preside” della Scuola.

In Harry Potter invece troviamo in Hogwarts un ruolo opposto, la scuola è protagonista per tutti e sette i libri proprio perché quest’ultima è improntata nei sette anni di scuola. Per ogni libro passa un anno di Hogwarts e fino a qui è piuttosto semplice. Hogwarts non solo è considerata una casa dal protagonista ma è anche il posto in cui è riuscito, per la prima volta nella sua vita, a trovare la vera amicizia, l’amore e dove, fondamentalmente, ha iniziato a vivere. Hogwarts assume quindi un’importanza assolutamente primaria, tanto che senza di essa la saga non avrebbe avuto proprio senso di esistere. Anche nel settimo e ultimo libro, suo malgrado, Hogwarts rimane protagonista assoluta: la battaglia finale non viene combattuta a Londra, né a Diagon Alley. Viene combattuta a Hogwarts, Hogwarts è il posto dove tutto ha inizio e dove tutto finisce.

The Magicians invece si ricollega direttamente a Earthsea, dando tantissima importanza a Brakebills nel primo romanzo della serie, anche questo tradotto in italiano come Il mago, per poi lasciarla da parte e ripresentarla nel terzo, dove Quentin vi torna come professore. Anche qui, quindi, la scuola assume un ruolo più marginale rispetto all’intera saga. Ha comunque la sua importanza fondamentale, ma non è protagonista dell’intera serie di libri.

Do you believe in magic?

Il risultato della nostra analisi sembra a questo punto piuttosto ovvio. L’archetipo di scuola di magia è stato dettato da Le Guin in un periodo in cui il fantasy voleva ancora rimanere puro e non essere contaminato da stili e mondi differenti, e la Scuola di Roke risulta quindi essere nettamente opposta a Hogwarts. Dall’altra parte la Rowling ha creato il proprio mondo ispirandosi, sicuramente, a Le Guin, ma riadattando la propria creazione a un mondo doppio e nascosto ai babbani, e soprattutto in una società contemporanea, negli anni ’90. Ciò che di più hanno in comune le due saghe è il messaggio di ricerca della maturità o, come lo definì Elizabeth Cummins, “a coming to age stories. Per il resto la struttura, l’utilità e il ruolo delle due scuole all’interno delle rispettive saghe è nettamente opposto.

A unire Roke e Hogwarts ci ha pensato Grossman. Ispirata deliberatamente alle due scuole di magia e alle due scrittrici, Brakebills risulta essere l’esatto e perfetto mix di due scuole di magia che oramai rappresentano due archetipi agli antipodi di un preciso schema. Quest’ultima si ispira a Hogwarts, trovandosi in un mondo dei babbani all’interno del quale i maghi vivono in una società nascosta. Più lateralmente, The Magicians si avvicina a Harry Potter anche per la creazione di uno sport appartenente solo al mondo magico: se da una parte vi è il Quidditch, dall’altra Grossman crea il Welters, a metà strada tra il duello magico e gli scacchi. E poi vi è una visione più contemporanea dei rapporti tra giovani: se in Harry Potter questa visione era più innocente e in qualche modo infantile (parliamo comunque di una saga che inizialmente aveva come target un pubblico bambini), Grossman ha una visione più concreta e più cruda di questi rapporti, ed esplora senza remore temi quali la sessualità e le malattie mentali.

Ma The Magicians ricalca anche la Scuola di magia di Roke per il ruolo assunto da Brakebills all’interno della trilogia: Grossman non ha voluto scrivere un libro per ogni anno di scuola, ha bensì racchiuso tutti e cinque gli anni di scuola all’interno di un singolo romanzo, come ha fatto Le Guin con Ged. Senza considerare il ritorno del protagonista al luogo in cui è “nato”: Quentin, come Ged, nasce e cresce come mago all’interno della scuola per poi uscirne, trovare la sua strada e ritornarvi come mago esperto, saggio e mentore per le menti future. Unendo i due archetipi di scuola di magia, Grossman ha di certo creato una saga più che rispettabile, senza scadere nella banalità o nella prevedibilità.

L’evoluzione finale?

Il quesito che ci poniamo ora però riguarda proprio l’evoluzione futura delle scuole di magia. Quanto constatato finora è che lo sviluppo delle suddette scuole va al passo con l’epoca in cui vengono “create” prendendo come base i due archetipi sopra descritti. Ciò che sarebbe veramente interessante vedere sarebbe quindi il passaggio successivo, la scuola di magia del nuovo decennio. Dopotutto anche la magia, come le scuole, segue gli anni che passano, rimanendo da una parte aggrappata alle proprie basi e dall’altra ricercando disperatamente un’evoluzione che la possa portare al livello successivo. Questo succede per quasi tutte le strutture e le arti, per tutte le creazioni che in qualche modo hanno un seguito nel corso della storia. Ciò che bisogna fare, come la taoista Le Guin ribadisce più volte nei suoi libri, è trovare quell’equilibrio che possa portare la magia e gli esseri umani in uno stato tramite il quale si possa trovare la felicità.

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