DEVA, nato dalla matita e dall’idea di Martina Andrea Batelli, vede la pubblicazione grazie alla collaborazione con Tatai Lab.

Tatai Lab ha sempre prestato particolare attenzione all’attività artistica dei giovani talenti italiani per appoggiarli, sostenerli e aiutare i più meritevoli nella pubblicazione dei progetti che hanno in cantiere. In tal senso, infatti, osserva e valuta il lavoro di molti esordienti che pubblicano le proprie illustrazioni sui social o presentano le loro auto-pubblicazioni nelle varie fiere.

Martina Andrea Batelli è stata conosciuta artisticamente sui social e coinvolta, inizialmente,  per realizzare World of Lumina 2: OLEG, secondo spin off di Lumina. Vista la piena soddisfazione raggiunta da questa prima collaborazione, Tatai Lab, ha deciso, in comune accordo con la giovane autrice, di fare l’upgrade investendo energie e creatività in un albo molto più grande e personale: DEVA.

L’opera, in più volumi, prende vita quasi per caso: “Tutto è partito da un’illustrazione che ho realizzato per fare pratica con il colore e il character design – dice la fumettista – in cui ho provato a ispirarmi all’immaginario fantasy orientale che, già da un po’ di tempo, avevo voglia di sperimentare. Da lì ho iniziato ad allargare i miei interessi, rimanendo ammaliata dalla figura dei monaci dei templi buddhisti, dalla loro filosofia e visione del mondo, dal loro immaginario teologico e dalle culture orientali che, fin dall’antichità, hanno influenzato.”

Per questo motivo, infatti, in DEVA sono presenti culture che si ispirano non solo alla Cina dell’epoca della dinastia imperiale Tang (618-907 d.C.) ma anche ai villaggi dei monaci buddisti tibetani e alle popolazioni nomadi del continente asiatico, così come sono presenti tutta una serie di divinità ispirate sia dall’immaginario buddista e che da quello tradizionale cinese, in un pantheon complesso e organizzato, creato da zero dall’autrice per fare da cornice e fondamenta all’intera opera.

DEVA è un termine sanscrito che sta per “Dio” e proprio le divinità sono tra i protagonisti di questa complessa vicenda. Assieme a loro ci sono: esseri umani, guerrieri con poteri eccezionali, mostri inimmaginabili, principi, principesse e una grande guerra tra una federazione avanguardista e un impero millenario, il tutto in un medioevo fantasy in cui la cultura occidentale non si è mai sviluppata.

In questo primo volume la storia si articola in un clima di estrema fragilità politica dove l’Impero, antica e tradizionalista potenza politica che fonda le sue radici nella nascita stessa dell’umanità, è in lotta con il regno di Zuànshì, federazione di popoli eterogenei, composta e guidata da quattro potenti e solide dinastie.

Tutta questa situazione riesce a mantenersi in equilibrio fino a che Unalome, il protagonista, decide di ribellarsi sia alla sua condizione di sarto di corte che, soprattutto, al controllo dei due imperatori per cercare di raggiungere quella libertà che ha sempre saputo di poter trovare solo al di fuori delle mura della capitale. Questo avviene grazie a una serie di eventi che lo porta ad approfittare di un passaggio, seppur involontario, da parte di Wu, arrivata in visita diplomatica assieme al principe Zhang, erede della quarta dinastia di Zuànshì.
Questa potrebbe sembrare una cosa da nulla se non fosse che, con il suo gesto, Unalome ha messo a repentaglio la precaria pace tra le due potenze innescando le ire degli imperatori.

Chi è Unalome? Ma soprattutto, perché la fuga di un semplice sarto, da sempre bistrattato, dovrebbe sconvolgere l’equilibrio di un mondo intero?

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