Dopo un primo episodio decisamente insoddisfacente e fiacco, torna sulle nostre console e sui nostri PC quel Game of Thrones edito da TellTale tanto atteso e sognato dai giocatori di mezzo mondo. Il perché, lo ribadiamo, è lampante: con la sua serie The Waliking Dead (e in minor misura anche con la recente The Wolf Among Us) TellTale si è dimostrata maestra nella stesura di sceneggiature impeccabili le cui trovate narrative, i climax ed i colpi di scena hanno così sensibilizzato il giocatore da generare, più che in altre opere simili, un fattore empatico non da poco. In una serie come Game of Thrones, in cui il plot è di suo ricco di trovate al limite del WTF, ne viene da sé che l’attesa fosse alle stelle… peccato solo che con il primo episodio, Iron from Ice, ci si era trovati dinanzi ad un prodotto un po’ molle e decisamente incapace di osare. Dato il beneficio del dubbio che si può concedere (come no) ad un primo capitolo di un prodotto serializzato, è ora di vedere se TellTale ha finalmente deciso di dare una sferzata all’andazzo della serie.

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Meet the Forresters

Dopo essere stati introdotti a quelle che sono le disavventure di casa Forrester, questo episodio intitolato The Lost Lords comincia a tirare le fila di quelli che sono gli intrecci che vanno a formare il cuore della narrazione cominciando a “radunare” i vari componenti della casata, i Lord perduti del titolo, che trovano finalmente una loro definizione all’interno dell’economia della storia, dando anche al giocatore la possibilità di prendere delle decisioni che, almeno idealmente, dovrebbero in qualche modo fare la differenza nei prossimi capitoli. Intendiamoci: il tutto è ancora un po’ blando e vincolante e anche provando a variare certe situazioni alcune cose, come è ovvio, non cambiano più di tanto.

The Lost Lords Tuttavia questo generale senso di inclusione è più evidente solo se si rigioca la partita effettuando scelte differenti perché alla prima run (l’unica logica in virtù di un prodotto ad episodi ancora molto lontano dalla fine) la storia si lascia comunque giocare con piacere ed anche i (pochi) colpi di scena si fanno apprezzare. I personaggi cominciano quindi a diventare autonomi, e in quest’ottica il primo capitolo sembra ancor più di prima un mero cappello introduttivo e ciò nonostante il suo finale forte e decisamente inatteso. The Lost Lords, insomma, cerca di dare ai vari Forrester un certo carattere, provando (e talvolta riuscendo) a far simpatizzare il giocatore con quelli che sono dei personaggi fondamentalmente inventati di sana pianta. In tal senso anche la più moderata presenza di volti noti (tra cui Jon Snow) è quasi una benedizione rispetto al capitolo precedente in cui Tyrion, Cersei e Ramsey Snow davano fondamentalmente gli unici validi pigli narrativi. Ora i main character della serie tv fanno un passo indietro lasciando che siano i rampolli Forrester a spingere la storia, la cui matassa ha un piglio decisamente più intrigante ma purtroppo ancora molto acerbo. Forse, data l’assoluta complessità dell’impronta narrativa “a la Martin” la serializzazione di un prodotto i cui episodi non portano via che una manciata di ore non è stata una scelta saggia. Consci che il modus operandi di TellTale è prettamente episodico, la “brevità” e la lentezza dell’incedere (il gioco ci prova a concentrarsi sull’azione, ma i Quick Time Event hanno un sapore così vecchio da essere anacronistico) non ci sembrano qui calzanti, o quanto meno sufficienti affinché si concluda l’episodio con un minimo di soddisfazione.

I Lord? Quali Lord?

The Lost LordsSe l’epicentro narrativo dell’episodio precedente era il tentativo del giovane Ethan di diventare un Lord degno di Ironrath, quello di questo episodio è il ritorno del legittimo successore della casata, Rodrick, creduto morto e invece miracolosamente sopravvissuto. Ma la perigliosa situazione della casata Forrester non può essere rimessa solo alle decisioni del redivivo Rodrick. Anche altri tre membri della famiglia, tutti obbligatoriamente allontanatisi da Ironrath, dovranno giocare le loro carte nel “gioco” affinché i Forrester possano in qualche modo sopravvivere. Proprio Rodrick è forse, ad ora, il personaggio più interessante e definito della casata e va decisamente a scostarsi dalla piattezza con cui era invece presentato il personaggio di Ethan e sarà persino in grado di dare delle soddisfazioni (in termini narrativi s’intende) al giocatore ed alle sue scelte, lasciandoci spesso con un senso di “malessere”, come se effettivamente la decisione ci pesasse sulle spalle.

The Lost LordsMa Rodrick non è comunque l’unico rampollo a cui metteremo mano, tant’è che come si evince dal titolo, questo capitolo cerca di rimettere in sesto la famiglia andando a interessarsi di (quasi) tutti i membri vivi dei Forrester. Il protagonista in tal senso, sarebbe dovuto essere Asher, secondogenito dal carattere decisamente indomabile, che nel precedente episodio era solo citato, e che troviamo qui nello Yunkai a cercare fortuna come mercenario, dopo un esilio forzato costatogli la lontananza dalla sua famiglia. Peccato che proprio la sezione di Asher sia quella più malmessa dal punto di vista narrativa, lasciando sin troppe cose sottese o incompiute, a fronte di una sezione di combattimenti a nostro dire movimentata ma narrativamente risicata e comunque inutile. Anche il frangente dedicato a Gared Tuttle in quel del Castello Nero è del tutto inconcludente e risulta solo un lungo momento per presentare i Guardiani della Notte e l’ovvio Jon Snow. Mira, invece, che nel precedente episodio stava quasi sulle palle per la sua inutilità, gode ora di un attimo decisamente migliore e sarà fondamentale in quel di Approdo del Re per dare una mano, dalla distanza, alla sua famiglia, lasciando al giocatore l’arduo compite di scegliere tra il tradimento e la fedeltà. Si tratta qui, come nel caso di Rodrick, del momento meglio scritto di questo “The Lost Lords”, tale che le manovre politiche, le meccaniche del “gioco” e le sue macchinazioni sono di molto vicine a quelle del topos tipico di Martin in cui i bisbigli, i tradimenti e gli sguardi silenziosi sono spesso la moneta con cui si mercificano gli intrighi di corte. Un bel passo avanti rispetto alla noia del capitolo precedente ma… ancora non ci siamo del tutto.

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Ultima ma non ultima una piccola nota a margine: del comparto tecnico decisamente fallace avevamo parlato nella precedente recensione ma c’è da dire che, se possibile, la situazione qui è anche peggiore. Il problema fondamentale è il maledetto effetto blur che contorna i personaggi che, se in situazioni in solitaria non appesantisce la situazione più di tanto, crea non poche problematiche nelle situazioni di gruppo qui più presenti che mai. Il risultato? Sembra che i personaggi alle spalle di quelli in primo piano siano incredibilmente fuori fuoco, ancor peggio di una telecamera su cui è stato spalmato del burro. Anche le scene aperte in ambienti chiusi presentano problemi decisamente ridicoli. L’effetto blur, difatti, sfoca così tanto certi oggetti di scena (come tavoli e sedie) che certi oggetti sembrano “bucherellati” o malamente frastagliati. In un mondo in cui è quasi tutto di legno l’idea è che forse per il Westeros stiano sciamando termiti… milioni e milioni di termiti!