Continua la “missione” di Lorenzo Maglianesi

Qualche tempo fa, abbiamo recensito il primo volume di una storia fantasy intrigante, divertente, appassionante e, ammettiamolo, realizzata sorprendentemente bene dal giovane autore che risponde al nome di Lorenzo Maglianesi. Già dalla partenza, infatti, lo sceneggiatore-disegnatore di The Quest mostrava capacità notevoli e una predisposizione ad usarle, osando, a più non posso, con l’ardire che contraddistingue solo il talento e la pratica. Probabilmente Lorenzo possedeva entrambi allora, da vendere, e ne possiede ancora di più adesso, visto che con l’uscita del secondo volume della sua saga, edita da Noise Press, assistiamo a un ulteriore salto di qualità.

Mettendo a confronto i due capitoli, infatti, emerge subito un approfondimento della sintesi grafica, con un tratto che sembra onestamente provenire da blasonate produzioni d’animazione. Una sintesi che, non fraintendete, amplifica ulteriormente i contorni forti e l’esprimersi marcato di volti e situazioni. Maglianesi è un maestro nel rendere tempi e mimica dei suoi personaggi, il cui cast peraltro si arricchisce e non manca di sorprendere, giocando a piè sospinto con gli stereotipi, qui confermandoli, là ribaltandoli a sorpresa.

Stavolta i nostri eroi, John Due di Picche e il Guerriero, avranno a che fare con la “trattativa” instauratasi tra i Valverders, popolo di barbari non propriamente pacifici provenienti dalla bella Valverde (non era difficile), e il Barone Lordo, reo di aver sottratto ai primi una gemma inestimabile appartenuta loro da generazioni. Ora, il Barone, di huttiana memoria, vorrebbe restituirla al prezzo di mille e un forzieri, ma Re Fullvaldo dei Valverders, probabilmente, non è della stessa idea…

Già dalla presentazione, molto sintetica, intuiamo che i “vecchi” protagonisti svolgono un ruolo tutto sommato ridotto all’interno di una vicenda che, proseguendo, si allarga. Ed è questo forse il grande compromesso che, nella sua singolarità, il capitolo secondo di The Quest è costretto ad accettare, in nome di un orizzonte più lontano. The Quest 2 è un volume di transizione, capace di elargire la solita cascata di battute e situazioni comiche, peraltro gestite dall’autore con consapevolezza invidiabile, che si conclude con un cliffhanger sin troppo azzeccato. Tanto che sarà inevitabile in chiusura (come sottolinea la divertita postfazione di Paolo Maini, sceneggiatore per Noise Press di A Sort of Fairytale) volerne di più. E parecchio.

Ma questo è il destino di noi lettori seriali. Quando incontriamo un autore tanto avvezzo ai tempi della narrazione, e altrettanto abile nell’appassionarci alla sua storia, ci tocca arrenderci, persino al suo costante alzare la posta. Pertanto, questo secondo volume acquista valore in prospettiva, perché non solo è divertente oggi, ma è anche una perfetta rampa di lancio per ciò che verrà domani.

Dal punto di vista artistico, invece, già sin d’ora potremmo dire che The Quest 2 non manca di nulla. Lo “stile Maglianesi” non solo si è conservato perfettamente integro dal primo capitolo, ma si è addirittura sviluppato, con un uso di neri e colori ancor più marcato ed efficace di quanto già non fosse. Volumi, inquadrature dinamiche, palette cromatiche variabili (per quanto non ritorni la stupenda bicromia rosso-nera del primo The Quest): tutto dà la netta sensazione di star guardando un cartone animato, uno dei migliori, tra l’altro. E l’altra metà del divertimento non manca all’appello autoriale, visto che Lorenzo se la cava egregiamente anche sul versante sceneggiatura. Battute salaci, giusti tempi comici, citazioni di genere o starwarsiane e ammiccamenti da rottura di quarta parete, ce n’è davvero per tutti i gusti.

Insomma, possiamo ben dirlo, un’altra “missione” compiuta.

Verdetto 

The Quest arriva al suo secondo capitolo e mastro Maglianesi non manca l’appuntamento con le aspettative che lui stesso aveva generato: il volume fa ridere, è bello da guardare, è bello da leggere e amplia l’universo fantasy comico della saga. L’unico motivo per cui, se vi piace il genere e lo stile, potreste non volere subito The Quest 2 è che non sopportiate, poi, di dover aspettare con ansia il numero 3, causa grosso cliffhanger finale. Se quindi resistete allo charme di questo secondo episodio di transizione, dalla splendida sovraccoperta, ai disegni, ai colori e alle risate, beh, il vostro character ha decisamente più tempra del nostro.

The Quest Vol. 2 – Recensione
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