Dopo aver visto naufragare, ormai qualche anno fa, il progetto della Warner Bros di un adattamento cinematografico de “Le cronache di Shannara”, ecco finalmente approdare, ma sul piccolo schermo, la serie basata sulla sconfinata saga letteraria di Terry Brooks, (che vide la luce nel lontano 1977 con il primo volume: “La spada di Shannara”), questa volta grazie a MTV, che ne acquisì i diritti e ne annunciò la realizzazione nel 2013. Ideata e prodotta da Alfred Gough e Miles Millar (si, quelli di Smallville), la prima stagione di The Shannara Chronicles (la cui premiere è stata trasmessa il 5 Gennaio negli USA, e che in Italia vedremo a partire dal 15 dello stesso mese) è basata sul secondo volume della saga, “Le pietre magiche di Shannara”.

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Prima di iniziare con la recensione vera e propria, però, è doveroso fare una premessa. Da più parti, in Rete, questo The Shannara Chronicles è stato accostato a Game of Thrones, l’imponente e popolarissima serie HBO basata su “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, di George R. R. Martin. Ovviamente, il paragone non regge. E non potrebbe essere altrimenti. E non perché The Shannara Chronicles sia una serie di scarsa qualità, ma perché la saga su cui è basata ha ben pochi punti di contatto quella scritta da Martin, a partire dalla tipologia di fantasy in cui le due opere sono inquadrabili (più puro quello di Brooks, più contaminato da altri generi quello di Martin). Dunque, è giusto che The Shannara Chronicles sia visto e giudicato lasciando il più possibile da parte gli eventuali paragoni con Game of Thrones.

 

The Shannara Chronicles, come detto, racconta le vicende narrate in “Le pietre magiche di Shannara”, il capitolo della saga che approfondisce la storia della razza degli Elfi. Questi, dopo aver sconfitto i Demoni al termine delle Grandi Guerre, ed averli imprigionati nel Divieto, erigono l’Eterea (un albero magico dalla corteccia d’argento e le foglie rosse) a sigillo del Divieto ed a protezione delle Quattro Terre, perdendo, nello sforzo, praticamente tutto il loro potere magico. La scomparsa della magia dalle Quattro Terre, alla luce della sconfitta e della prigionia dei Demoni, non rappresenta tuttavia un problema, o almeno non fino a che l’Eterea resterà in vita, custodita dagli Eletti, un gruppo di individui di razza elfica, tradizionalmente tutti maschi, di cui entra però (ed è questo il punto di partenza da cui si dipana la trama della serie) a far parte anche Amberle Elessedil, nipote di Re Eventine (interpretato da John Rhys Davies), principessa estremamente coraggiosa e combattiva. Amberle, dal momento in cui stabilisce il primo contatto con l’Eterea, comincia però ad essere tormentata da terribili visioni di morte, e decide così di lasciare Arborlon. Nel frattempo, dal suo lunghissimo sonno è finalmente riemerso Allanon, l’ultimo Druido, che si mette immediatamente sulle tracce di Wil Ohmsford, un Mezzelfo che ha ricevuto dalla madre morente tre pietre magiche. Wil, scosso dalla perdita della madre, dopo aver vissuto anche quella del padre, è intenzionato a raggiungere Storlock, la città degli Gnomi, per diventare un guaritore. Nel suo viaggio verso Storlock, Wil si imbatte però nell’astuta Nomade Eretria, che gli ruba le pietre magiche. Ad Arborlon, intanto, Allanon informa Eventine dell’agonia dell’Eterea, proprio nel momento in cui da questa cade la foglia che libera dal Divieto un potente Demone. Allanon si precipita dunque a cercare Wil, lo trova e gli rivela le origini della sua famiglia, discendente dalla stirpe di Shannara. Mentre dal Divieto si libera un altro Demone, che si infiltra ad Arborlon ed elimina tutti gli Eletti, Amberle si imbatte proprio in Eretria e le ruba il cavallo per raggiungere sua zia Pyria. Allanon e Wil, nel frattempo, dopo aver appreso che i Demoni si stanno liberando dal Divieto, si recano prima ad Arborlon, dove scoprono che tutti gli Eletti sono già morti, e si mettono poi alla ricerca di Amberle, che raggiungono da Pyria, poco prima che un altro Demone, inviato dal primo liberatosi dal Divieto, li attacchi tutti.

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Termina dunque così la premiere di The Shannara Chronicles, composta dai primi due episodi della prima stagione (che, conclusa, ne conterà dieci), lasciando gli spettatori con il fiato sospeso per la sorte di Amberle, Wil ed Allanon. Poco più di un’ora e venti minuti di buona qualità, che scorre abbastanza fluida, senza significativi cali di tensione o momenti morti ad interrompere il ritmo della narrazione, ma non senza qualche punto interrogativo destinato a generare una certa perplessità riguardo alcuni aspetti importanti.

Su tutti, il fatto, abbastanza palese fin dalle prime battute, che The Shannara Chronicles non si discosti poi così tanto dai vari teen-drama cui MTV ci ha abituato nel corso degli anni. Questo punto va chiarito immediatamente: The Shannara Chronicles è uno show indirizzato ad un target di pubblico tanto giovane quanto prevalentemente femminile. Ciò si evince chiaramente dall’atmosfera generale, dalla natura e dal tenore dei dialoghi e delle interazioni dei protagonisti, nonché, ancora di più, dal fatto che, nonostante sia Wil (Austin Butler) il protagonista di “Le pietre magiche di Shannara”, in The Shannara Chronicles questi sia messo (almeno per ora, ma non si fa fatica a pensare che sia stato scritto esattamente così) in secondo piano rispetto ai due personaggi femminili, Amberle (Poppy Drayton) ed Eretria (Ivana Baquero), che spiccano non solo per fisicità, ma anche per maggiore carattere e profondità. Il personaggio di Wil non va invece oltre lo stereotipo del ragazzotto un po’ ingenuo, troppo facilmente raggirato da Eretria e chiaramente intimorito al cospetto di Amberle. Davvero impressionante, invece, per presenza scenica, il Druido Allanon (interpretato da Manu Bennett, che risulterà noto a qualcuno per essere l’uomo dietro il motion capture dell’orco Azog ne “Lo Hobbit”, e questo la dice lunga), tutto sommato positivo, nel complesso.

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COSA CI E’ PIACIUTO?

L’impatto visivo. Le scenografie, sono senza dubbio, un grande punto di forza della serie. Interni ben caratterizzati ed esterni, a tratti davvero spettacolari, (essendo stato girato in Nuova Zelanda, a chi mastica fantasy non potranno non tornare alla mente alcune sequenze de “Il Signore degli Anelli”) cui è affidato anche il racconto, silenzioso, del remoto passato delle Quattro Terre. Di buona fattura anche gli effetti speciali, soprattutto per quanto riguarda la resa dei Demoni (l’utilizzo del green screen, per il resto, è ridotto al minimo). Da questi elementi risulta evidente il grande investimento in termini economici fatto da MTV per la realizzazione della serie, segno della volontà del network di puntare forte su questo prodotto.

COSA NON CI E’ PIACIUTO

I personaggi, fortemente caratterizzati, sono sicuramente un punto a favore per la serie, ma potrebbero allo stesso tempo rivelarsi un’arma a doppio taglio, soprattutto per quella fetta di pubblico (magari proveniente dalla saga letteraria ed incuriosita dall’adattamento) che potrebbe essere più interessata all’approfondimento della trama piuttosto che all’intrecciarsi dei rapporti personali tra i protagonisti, sul cui altare sembra, a tratti, che la trama venga sacrificata. Non manca infatti qualche momento in cui fatti rilevanti ai fini della comprensione della trama stessa (comunque non troppo oscura, di per sé) vengono solo accennati, o, addirittura, del tutto taciuti, anche senza troppi complimenti. Ovviamente, questo potrebbe anche essere un espediente necessario a rimandare soltanto qualche elemento che possa poi essere ripreso più in là, durante il corso degli episodi o delle stagioni, ma è comunque un elemento che potrebbe far aggrottare qualche fronte.

CONTINUEREMO A GUARDARLO

Si, se non altro per la curiosità derivante dal fatto che questo sia il primo adattamento televisivo di una delle epopee fantasy più longeve, famose ed apprezzate, nonché per la buona qualità realizzativa, ma sempre tenendo bene a mente che la serie debba essere inclusa nella grande famiglia dei classici teen-drama tipici di MTV, e che sia, dunque, in quanto tale, un prodotto ideato per essere indirizzato ad un target di pubblico ben preciso.

Flavio Del Fante
Nato a Roma il 29 febbraio di qualche anno fa, fin da piccolo sempre curioso, poco incline a stare zitto e fermo, appassionato di libri, videogiochi e film d'azione, malato di sport, t-shirt, scarpe, George Martin e Tartarughe Ninja, sogno di vivere di scrittura e girare il mondo con lo zaino in spalla. Ci sto ancora lavorando su.