Dai creatori di Life is Strange, un Action rpg ambientato nella Londra di inizio ‘900.

Nel corso della passata stagione, il team francese Dontnod, si imponeva nel panorama videoludico con l’amatissimo Life is Strange, un titolo che affrontava tematiche profonde con personalità da vendere anche a fronte di un gameplay ridotto quasi ai minimi termini. Partire con una nuova produzione con un bagaglio di quel calibro non è un’impresa da poco e quando la software house ha annunciato Vampyr, ci siamo chiesti se non fosse stata una scelta azzardata.

La nuova IP si presenta come un action rpg in stile vampiresco, ambientato nella Londra di inizio novecento, concept opposto ai titoli cui ci hanno abituati i ragazzi di Dontnod. Tuttavia, pian piano che vengono rivelate nuove informazioni sul titolo, le somiglianze con Life is Strange si fanno più nitide. Ovviamente non stiamo parlando dello stile di gioco bensì della profondità del progetto, che sembra mettere sotto i riflettori la caratterizzazione dei personaggi, una costruzione della trama basata sulle scelte compiute dai giocatori e su come il protagonista viene visto dal mondo che lo circonda in base alle azioni compiute.

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Scelte Morali

Londra, 1918. Il Dottor Jonathan Reid, divenuto vampiro, si ritrova a dover combattere la sua sete di sangue, unica via per sopravvivere, con il desiderio di curare le persone afflitte dall’influenza spagnola. Il titolo mette subito in risalto l’aspetto narrativo e soprattutto morale che ci accompagnerà per tutta l’avventura: uccidere per sopravvivere, ma chi dovrà morire? Chi saranno le vittime designate? Chi è Jonathan per decidere il destino delle persone? Già da queste premesse, Life is Strange e Vampyr, pur avendo origini evidentemente lontane, sembrano convergere verso lo stesso punto. Nel corso delle sue uscite notturne, Jonathan dovrà districarsi attraverso due compiti principali: combattere una società segreta impegnata da anni nella lotta contro i vampiri, e trovare una cura per l’epidemia di influenza spagnola che, oltre a sterminare milioni di persone, trasforma i pochi sopravvissuti in bestie assassine. Ci teniamo a sottolineare il valore delle situazioni davanti alle quali il team di sviluppo riesce sempre a porci, che non si limitano a farci scegliere banalmente se schierarci dalla parte dei buoni o dei cattivi, dal momento che non esiste una scelta giusta o sbagliata. Trovare una cura per l’epidemia è fondamentale, ma per farlo è necessario uccidere e questa volta senza la possibilità di poter tornare indietro nel tempo (come succedeva, comunque ingegnosamente, in Life is Strange).

Uccidere troppe persone in una determinata zona porterà gli abitanti ad essere diffidenti nei nostri confronti, perdendo così il loro supporto per le investigazioni. Allo stesso tempo, si dovrà considerare l’impatto che un decesso avrà sulle persone vicine alla vittima e sull’intera popolazione. In queste situazioni, ci verranno in aiuto i nostri poteri da vampiro, che uniti all’osservazione delle abitudini quotidiane degli abitanti e delle loro relazioni personali ci consentiranno di scegliere le prossime vittime. Ma perché non cibarsi soltanto di mostri? Anche a questa domanda c’è una risposta. Il sangue degli abitanti fornirà un grande quantitativo di esperienza, a differenza del sangue ottenuto in battaglia. Occorrerà, inoltre, tenere conto del numero di persone aiutate o uccise all’interno di un determinato quartiere: questi dati influiranno infatti positivamente sull’ambiente, rendendolo tranquillo e sereno, o negativamente, lasciandolo preda della malattia e del malcontento generale (con ripercussioni sullo stesso Jonathan).

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Risse notturne

Una componente importante di Vampyr, è sicuramente la fase action. Come detto in precedenza, il nostro protagonista si ritroverà ad affrontare sia una sorta di società segreta che ha come unico scopo quello di dare la caccia ai vampiri, sia le persone che sono state colpite dall’epidemia, trasformatesi in mostri assetati di sangue. Jonathan avrà a disposizione armi bianche, armi da fuoco e alcuni poteri vampireschi, come una sorta di teletrasporto (in pieno stile Dishonored) che gli consentirà di spostarsi rapidamente in prossimità del nemico, o la possibilità di afferrare i nemici a distanza tramite dei tentacoli di fumo, per poi eliminarli.

Il gioco è nettamente migliorato rispetto alle precedenti apparizioni, mostrando un’intelligenza artificiale degna di nota e texture decisamente più godibili. Dove Vampyr sembra perdere qualche punto è proprio nella fase action, che appare essere molto “scolastica” e semplice, non introducendo particolari novità. Rimandata anche la parte tecnica relativa alle animazioni dei personaggi, in particolare quelle del protagonista, che in alcuni frangenti ci è sembrato alquanto goffo, soprattutto nella corsa.

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Conclusioni

Vampyr rappresenta una grande scommessa per Dontnod, ma i ragazzi hanno già dimostrato con Life is Strange di non aver paura di mettersi in gioco. Alcune componenti, soprattutto quella action, appaiono ancora poco mature, mentre non sappiamo ancora nulla su quella gdr. È sicuramente necessario precisare che quella mostrata nel corso dell’E3 era soltanto la versione pre-alpha del gioco, dunque il tempo che ci separa dal rilascio sarà sicuramente utile a puntellare gli aspetti poco convincenti. Come era facile aspettarsi, Vampyr mostra i denti sulla narrazione e la caratterizzazione dei personaggi, con interrogativi morali mai banali e pieni di risvolti interessanti sul mondo di gioco. Insomma, dopo il fantastico Life is Strange noi non possiamo che dare piena fiducia a Dontnod e, pertanto, attendere con ansia il nostro prossimo appuntamento con loro, un appuntamento chiamato Vampyr.

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