Dal Giappone con furore

Mamma mia che gioco Yakuza 0.
Se siete dei tipi frettolosi, fatevi bastare la frase di sopra, riducete a icona questa recensione, mettetevi il cappotto (che fa ancora freddo), ed uscite a comprare l’ultima incarnazione della stupenda saga di Sega (perdonate il gioco di parole).
Poi però quando tornate, riaprite la tab e tornare a leggere qui, così vi spiego perché dovete essere assolutamente entusiasti dell’affare appena concluso.
Citando il sommo Mucciaccia, “Fatto?”. Bene. Chiudete le valigie, andiamo in Giappone!

Perfettamente in tempo… o quasi

Yakuza 0 arriva in Europa con i canonici due anni di ritardo rispetto all’uscita giapponese (marzo 2015), eppure, nonostante le maledizioni di chi come il sottoscritto segue la saga dal primo episodio, non poteva capitare in un periodo migliore, soprattutto per chi si stesse avvicinando al meraviglioso mondo romanzato della mafia del Paese del Sol Levante.

Si tratta infatti di un prequel delle epiche avventure di Kazuma Kiryu e compagni, che strizza l’occhio a chi già sa di cosa si tratta, ma che soprattutto apre le sue amorevoli braccia ai novizi, i quali gioiranno nel sapere che stanno per arrivare in Occidente anche Yakuza Kiwami, vale a dire il remake del primo capitolo della serie, e Yakuza 6, l’ultimo capitolo, il che lo rende un titolo veramente adatto a tutti. Se volete iniziarlo insomma, questo è il momento per farlo.

Ma come spiegare la serie creata da Toshihiro Nagoshi a chi non ne ha mai sentito parlare? In molti, sbagliando, lo hanno paragonato ad un GTA in salsa giapponese: niente di più inesatto. Neanche The Warriors, sempre restando in ambito Rockstar, rende bene l’idea, sebbene il paragone, anche per questioni temporali, sia più calzante.
Yakuza è un viaggio in Giappone rimanendo comodamente seduti sul proprio divano. Ti prende per mano e ti fa conoscere tutte le diverse realtà del popolo che i videogiochi li ha inventati. Dal distretto a luci rosse ai sermoni sull’onore ed il rispetto, dalle sale giochi con tanto di cabinati dedicati a capolavori giocabili (!) del passato come OutRun e Super Hang On (il gioco è pur sempre ambientato negli anni ’80, trattandosi di un prequel) al karaoke, fino ad arrivare a cose più “terra terra” come il cibo e le bevande giapponesi, dettagliatamente spiegate per farci capire cosa stiamo mangiando e bevendo per recuperare energia.
Sa essere caciarone e spensierato come il titolo Rockstar, ma anche tremendamente serio e malinconico e con una trama che per profondità e lunghezza delle cutscenes può persino ricordare Metal Gear Solid.

L’onore e il rispetto

Già, la trama. Spiegare la storia di Yakuza non è semplice, sia perché è estremamente ingarbugliata e fantasiosa, sia perché in alcuni frangenti appare volutamente inverosimile ed esageratamente romanzata. Ma è raccontata magistralmente. Flashback, colpi di scena e splendidi dialoghi (in giapponese, sottotitolato in inglese) vi terranno letteralmente incollati allo schermo per lungo tempo, e vi spiegheranno come Kazuma Kiryu, il protagonista della serie, sia diventato il leggendario Drago di Dojima, e farà ulteriormente luce sulle origini di Goro Majima, un altro dei personaggi più carismatici e divertenti della saga (spoiler alert: nel primo capitolo della saga lo affronterete anche come boss. E sarà tostissimo).

“Per lungo tempo” non l’ho detto certo a caso. Nelle 30 ore che mi ci sono volute per porre fine alla storia principale, ho completato circa il 22% del gioco, che fra subquest e mini-giochi vari può durare veramente un’infinità di tempo.

La festa delle mazzate

Ma veniamo al sodo: cosa si fa in Yakuza 0?
L’attività principale è menare mazzate. Che siano dei teppistelli di strada, degli ubriaconi e molestatori, o un intero clan mafioso (sì, succede anche questo), vi troverete ad affrontare ogni sorta di avversari attraverso un rinnovato (finalmente!) combat system.

Kiryu e Majima hanno infatti ben tre stili di combattimento, che si possono semplicisticamente ridurre a uno stile più improntato alla velocità e all’evasione, uno più “da tank” ed uno più equilibrato, ma basti pensare che in uno dei suoi tre stili, Majima utilizza di default una mazza da baseball, per capire che potete gestire ogni singola battaglia in maniera diversa, rendendo il gioco quanto mai vario.
Non che ce ne fosse poi tanto bisogno, visto che nelle due rivisitazioni di Tokyo e Osaka (rispettivamente Kamurocho e Sotenbori) nelle quali guiderete, alternandoli, i due protagonisti, di cose da fare come avevo già accennato ce ne sono a bizzeffe.

Le sub-quest infatti le incontrerete volenti o nolenti, poiché in molti casi si tratta di incontri casuali camminando liberamente per le strade. Come se non bastasse, in Yakuza 0 subentra per la prima volta un elemento gestionale. Kiryu dovrà gestire una sorta di agenzia immobiliare, acquistando quanti più locali possibili in giro per Kamurocho, raccattando gli introiti di tanto in tanto e risolvendo eventuali problemi con la concorrenza (con le mazzate, ovviamente), laddove Majima dovrà gestire il giro dei cabaret di Sotenbori.


From zero to hero

Queste due attività, insieme ai combattimenti vari, sono la principale fonte di guadagno, nonchè il miglior metodo per livellare e sviluppare i vari stili di combattimento. Potrete infatti letteralmente investire i soldi in voi stessi per progredire nello skill tree dei vari stili di combattimento, rendendo in un colpo solo gli scontri ed i soldi finalmente utili, e non un semplice orpello.
Armi, consumabili ed oggetti vari sono infatti sempre stati piuttosto economici, ed i combattimenti, soprattutto a livelli più avanzati, erano più un rallentamento che altro. Stavolta non più, ed era ora.

Come se non bastasse, al rendere tutto più emozionante è anche l’indovinata scelta di Sega, figlia anche del tempo in cui viviamo, di toccare i tasti della nostalgia. Tornano infatti i personaggi di spicco del Tojo Clan che abbiamo imparato a conoscere nel corso degli anni, mostrandoli in altre vesti. Com’erano Shimano, Sera, Dojima, Kazama & company prima di diventare quelli che tutti conosciamo? Finalmente abbiamo la risposta. Molto bella anche l’esplorazione del rapporto tra lo stesso Kiryu e Akira Nishikiyama, per tutti “Nishiki”, fratello di giuramento del protagonista: una storia di amicizia e rispetto e di crescita personale, che ci aiuta a comprendere meglio le dimensioni dei vari colpi di scena del primo episodio della serie, ambientato dieci anni dopo.

Ma come ti vesti?

Purtroppo però non sono tutte rose e fiori in quel di Kamurocho e dintorni. Il maggior punto debole di Yakuza 0 è senz’altro la grafica, il che è anche prevedibile trattandosi di un gioco uscito due anni fa. Nonostante il salto da PS3 a PS4 faccia sembrare il gioco notevolmente più bello e pulito, e le coloratissime atmosfere anni ’80 ricche di neon e luci lo rendano comunque gradevole dal punto di vista visivo, le texture sono un po’ datate e la caratterizzazione di alcuni personaggi secondari, soprattutto nei gruppi numerosi di nemici da affrontare, è piuttosto banale ed a volte si ha la sensazione di combattere contro avversari fotocopiati.
Certo poi subentrano i vari personaggi improbabili come l’Elvis dei poveri, o il maniaco sessuale in mutande, e allora vale tutto, però la sensazione di ripetitività nei volti e nei vestiti dei passanti e dei nemici può far storcere il naso, a ragione.

Si poteva fare decisamente di più anche per il sistema di telecamere, che continua ad essere legnoso come non mai, ma anche quella è una cosa a cui gli aficionados della saga sono, purtroppo, abituati.

I caricamenti, infine, a volte sono un po’ lunghi e c’è la sensazione che potevano essere snelliti eliminando alcune scene non necessarie (ad esempio: entri al ristorante. Caricamento. Monologo del cameriere che ti dà il benvenuto. Caricamento. Ordini il piatto. Caricamento. Mangi. Caricamento. Monologo del cameriere che ti saluta. Caricamento. Torni a giocare).

 

Ma sta proprio lì la forza di Yakuza 0, e della serie in generale: gli errori, anche quelli banali ed evidenti, letteralmente scompaiono nell’oceano di attività principali e secondarie che offre il gioco, nella sua narrativa profonda ed accattivante, in quell’assaggio di Giappone e di anni ’80. Chissenefrega della telecamera quando posso godermi uno dei titoli più longevi ed emozionanti di sempre?
Pazienza se tutti i miei avversari hanno il codino e scelgono i loro vestiti cospargendosi di colla e tuffandosi nudi nell’armadio, quando di contro posso prendere a mazzate chiunque mi capiti a tiro con sei stili di combattimento diversi.
Yakuza è più di un sistema di inquadrature perfetto o di una grafica senza imperfezioni. È un modo diverso di intendere il videogioco.

Mamma mia che gioco Yakuza 0.


Conclusioni:

Yakuza 0 è probabilmente il titolo migliore della saga, ed il fatto che sia un prequel e che ci sia il remake del primo capitolo in arrivo, lo rende imprescindibile sia per chi ama la serie da tempo, sia per chi fosse intenzionato a cominciarla. La longevità è incredibile, le cose da fare sono numerosissime, la storia è lunga, profonda, appassionante e ben raccontata e sono state risolte alcune magagne storiche della serie, soprattutto grazie ad un sistema di combattimento rinnovato e quanto mai vario. Di contro, Sega si ostina a chiudere un occhio su alcuni difetti, telecamera e grafica datata su tutti, ma che comunque non minano la godibilità di un gioco straordinario.

 

Gabriele Atero Di Biase
Diplomato al liceo classico e all'istituto alberghiero, giusto per non farsi mancare niente, Gabriele gioca ai videogiochi da quando Pac-Man era ancora single, e inizia a scriverne poco dopo. Si muove perfettamente a suo agio, nonostante l'imponente mole, anche in campi come serie TV, cinema, libri e musica, e collabora con importanti siti del settore. Mangia schifezze che lo fanno ingrassare, odia il caldo, ama girare per centri commerciali, secondo alcuni è in realtà il mostro di Stranger Things. Lui non conferma né smentisce. Ha un'inspiegabile simpatia per la Sampdoria.