Non solo Robot giganti e trivelle spaziali

Più passano gli anni più è difficile per le serie anime giapponesi assurgere allo status di cult. Vuoi per il pesante fardello di arrivare dopo prodotti divenuti leggendari, vuoi per la moltiplicazione esponenziale di anime sviluppati ogni anno, e vuoi, banalmente, per lacune creative che talvolta affliggono gran parte dell’offerta. Eppure sicuramente Sfondamento dei cieli Gurren Lagann è una di quelle serie che verrà ricordata e che segnano con decisione la storia dell’industria anime contemporanea. Incredibile a dirsi se si pensa che non c’è nemmeno un manga alle spalle a sorreggerne la popolarità. Paradossalmente però, proprio in questo sta uno dei suoi principali punti di forza.

La serie è talmente eccentrica da aver diviso molto i pareri della gente, c’è chi la ritiene stupida, chi assolutamente geniale, chi semplicemente divertente. La verità è che c’è del vero in tutto questo. Ad un’occhiata superficiale è chiaro come Gurren Lagann trovi i suoi meriti principali in personaggi amabili che portano avanti il sempreverde concetto della perseveranza per i propri obiettivi e grande azione espressa con animazioni vibranti, esplosive e uno stile grafico moderno, fresco e originale che incanta la vista di tutti gli amanti di anime. Ciò nonostante ci sono comunque degli aspetti veramente sottovalutati dell’opera.

Partiamo però parlando dello stile. I primi episodi, quelli introduttivi, sicuramente sono divertenti, i personaggi risultano subito carismatici, le battaglie -sebbene un po’ prevedibili- sono appassionanti, e il contesto di questa società sotterranea, quasi primitiva, in cui i nostri protagonisti si ribellano per cercare l’emancipazione e la libertà, è sicuramente interessante.

Nonostante questo, è facile notare andando avanti come un certo nonsense molto spesso sgomiti con prepotenza nella scena, quasi per offuscare tutto il resto e porlo sotto una luce più superficiale. Eppure non si dovrebbe essere prevenuti pensando che questo sminuisca la profondità della narrazione, né che entri in diretto contrasto con essa. Che si tratti del look dei personaggi, del design dei nemici, delle leggi che governano il mondo dell’anime o la natura e la fisica di tutte le cose, Gurren Lagann non stabilisce alcun limite fin all’inizio. Non esistono sostanzialmente regole. In questi casi, porre delle problematicità stilistiche circa dei principi di verosimiglianza su cui abbiamo aspettative che l’opera non è tenuta a soddisfare, è un problema solo nostro. Questo principio vale per moltissimi anime, non ultimo appunto, Gurren Laggann.

Ogni apparente inconsistenza, leggerezza, o stravaganza narrativa e grafica, però non è la mera scusante per uno stile eccentrico ed esagerato, ma spesso viene usata per quello che conta, ovvero rafforzare il tema principale di Gurren Lagann: la perseveranza e la determinazione nel superare qualsiasi ostacolo a prescindere dalla sua grandezza. Chi cerca quindi realismo probabilmente non è davanti a qualcosa che fa al caso suo, ma non si può certo parlare di incoerenza. In Gurren Lagann Simon e i suoi amici viaggiano attraverso lo spazio -ma anche attraverso il tempo- usando sostanzialmente il potere dei sentimenti, e combattono letteralmente con la forza dello spirito, un leitmotiv di uso comune nell’animazione giapponese, ma raramente espresso così esplicitamente come in questo caso. Il setting dell’opera quindi, sia per quel che riguarda il lato artistico che narrativo è tutto in funzione del concetto che ogni obiettivo può essere raggiunto, ogni ambizione è alla portata anche del più insignificante essere umano se sostenuta da una determinazione fuori dal normale.

In tale contesto Gurren Lagann affronta dei temi in maniera molto interessante, come ad esempio quello della morte. Basti pensare all’inusuale destino che spetta ad uno dei protagonisti principali, Kamina, un personaggio che la serie si preoccupa di rivestire di un ruolo molto importante sin dall’inizio, donandogli un carisma che solitamente non si dona a personaggi che usciranno di scena cosi presto. C’è da dire che mischiare totalmente le carte in tavola si tratta anche di una tratto stilistico tipico dello studio Gainax, prima di smembrarsi e riplasmarsi come Studio Trigger continuando questa tradizione (succede qualcosa di simile anche in Kill la Kill). Ma in Gurren Lagann questa caratteristica assume tratti pionieristici e viene enfatizzata dall’apparente prematurità con cui viene messa in scena. Kamina incarna proprio l’ideale su cui si muove tutta la storia. Una persona dalla mente aperta, estremamente positiva e propositiva. La sua personalità ha un peso incredibile sulla storia e rappresenta il vero motore che muove le azioni anche di chi gli sta intorno, compreso il co-protagonista Simon, e la sua dipartita gioca un ruolo di incredibile impatto sia sullo spettatore che sui personaggi che gli stanno attorno, tanto risulta spiazzante. Viene a mancare qualcosa di indispensabile, di fondamentale per motivare i suoi compagni, ma anche per mandare avanti la storia.

Seguendo sempre il principio per cui l’estetica tutta di Gurren Lagann gira attorno alla sfera emotiva dei suoi protagonisti, questo vuoto improvviso culmina in una serie di puntate e di momenti in cui l’atmosfera diventa più opprimente, il mood acquista una tonalità dark, i colori smettono di essere sgargianti. L’anime si trasforma, cambia ritmo, rallenta, si ferma, tutto sembra senza scopo, triste e per molti, smette di essere interessante. Eppure la vera natura di Gurren Lagann emerge da questo momento, e tutto ciò è propedeutico a veicolare il messaggio. Lo spettatore deve sentire quello che sente Simon. Si deve toccare il fondo per dare maggior enfasi allo sviluppo del plot. Simon comincia a pensare a quanto sia totalmente insostituibile Kamina, a quanto si senta inferiore rispetto a quest’ultimo. Sa che viveva solo attraverso il riflesso della sua carica propositiva e ottimismo, e si sente totalmente inadatto, troppo debole per continuare il percorso senza di lui.

E qui entra in gioco un altro grande principio che Gurren Lagann rappresenta attraverso la sua poetica: credere in sé stessi. Simon riesce ad emergere quando smette di cercare di essere Kamina, quando trova nuovi stimoli per accrescere la propria autostima. Verso il terzo atto dell’anime entra in scena Nia, una ragazza che si legherà molto a Simon, scrutandone le potenzialità al di là di qualsiasi confronto con Kamina, visto che si tratta di uno dei pochi personaggi che non lo conosceva nemmeno.

In Gurren Lagann il suo protagonista, Simon, ha quindi un’evoluzione bellissima. Comincia a diventare una persona sempre migliore con la propria unica personalità, comincia a credere in sé stesso e a sviluppare il proprio modo di essere. E grazie a questo, indirettamente e involontariamente si avvicina sempre di più al suo idolo, la cui memoria rimane indissolubilmente scolpita dentro di lui. Non è raro infatti, andando avanti con la serie, vedere un Simon sempre più maturo, fisicamente e mentalmente, assumere gli stessi atteggiamenti di Kamina, ma solo dopo aver fatto un percorso interiore strettamente personale.

Nonostante il genere e la cifra stilistica quindi, Gurren Lagan riesce a trattare questi temi in maniera estremamente efficace, profonda, e anche articolata. Solo dopo averlo fatto, solo dopo essersi preso tempo per esplorare il percorso interiore dei suoi protagonisti, si lascia andare in modo catartico ed esplosivo, alla rappresentazione didascalica della potenza di questi concetti. Simon diventa come il suo “maestro”. Simon SUPERA il maestro. E con lui il Gurren Lagann diventa grande, grandissimo, immenso. Tanto da sovrastare stelle e galassie.

Infine, oltre alla non scontata sostanza, Gurren Lagann a livello formale porta avanti uno discorso molto personale quanto al contempo pieno di riferimenti a tanta animazione che omaggia con stile, consapevole di prendere in prestito innumerevoli stilemi di decenni di animazione giapponese che lo hanno preceduto.

Come non notare subito i dettagli asimmetrici della testa del mecha Gurren Lagann, tanto simili a Zanbot3, ma anche citazioni a Evangelion, Getter Robot, Mazinga e persino videogiochi come Final Fantasy 7 (la spada di Kamina nel terzo episodio fa riferimento chiaramente alla Masamune di Sephiroth) o Xenogears (uno dei personaggi principali, Rossiu è davvero molto simile al protagonista del classico jrpg di Squaresoft Fei Fong Wong).

Naturalmente non va considerato un prodotto perfetto, o meglio per tutti, come del resto non ne esistono. Qualche problema di direzione (e budget?) hanno reso alcuni –pochi per fortuna- episodi leggermente meno piacevoli di altri per quel che riguarda le animazioni (uno su tutti il quarto), e va da sé che molti potrebbero trovare alcune parti della trama un po’ inconsistenti (ma lo abbiamo detto prima, solo in superficie), soprattutto senza operare uno sforzo nella lettura degli eventi legato ai concetti espressi in questa sede, sforzo che chiunque è legittimato a non fare se vuole. Ma anche in questo caso, ciò che ci si trova davanti è intrattenimento d’alto livello, uno show a briglie sciolte che, qualunque sia la vostra prospettiva di approccio ad esso, rimane uno degli esponenti più importanti dell’animazione giapponese contemporanea.

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