Cadillacs and Dinosaurs era un gioco fantastico, un classico beat ‘em up ma con un’ambientazione in grado di unire i dinosauri al mondo post-apocalittico

cadillacs dinosaurs

icordate Cadillacs and Dinosaurs?
Probabilmente risponderanno di sì soltanto i più vecchiotti, perché si tratta di un videogame arcade pubblicato nel lontano 1993 da Capcom.
Un picchiaduro a scorrimento come non se ne vedono più, tratto dai fumetti Xenozoic Tales di Mark Schultz, realizzati qualche anno prima ma che constano soltanto di 14 numeri e non concludono la storia, sebbene diedero vita persino a una serie televisiva animata nel 1987, a un album musicale e ovviamente anche a una serie di giocattoli. Insomma, un vero e proprio franchise ormai estinto, che vanta persino un secondo gioco dal titolo Cadillacs and Dinosaurs: The Second Cataclysm, prodotto da Rocket Science Games.

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Ma cosa rendeva speciale questo videogame? Senza dubbio un’idea semplice quanto geniale, ovvero quella di unire uno scenario futuro, post-apocalittico, ad uno passato ma che da sempre ha affascinato il genere umano, ovvero l’era dei dinosauri. Quest’era geologica mai esistita prende comunque un nome specifico, ovvero “Xenozoico”, e ci porta nel 2500, dove quelle gigantesche creature tornano a vagare sulla Terra, mentre quel che resta dell’umanità gira per le campagne in Cadillac degli anni ’40 e ’50 riammodernate.
Chiaramente c’è lo scienziato pazzo di turno che vuole usare i dinosauri per i suoi scopi malvagi che prevedono la conquista del mondo, e così il tentativo di salvare il destino dell’umanità è nelle mani di un gruppo di quattro persone: Jack Tenrec, Hannah Dundee, Mustapha Cairo e Mess O’Bradovich, ovvero i protagonisti giocabili, ognuno dei quali possedeva delle caratteristiche diverse. Probabilmente Jack era quello maggiormente utilizzato, per via dei parametri più equilibrati.

Nonostante rispettasse perfettamente i canoni del beat ‘em up, senza stravolgere nulla, questa sorta di Jurassic World post-apocalittico riusciva ad ammaliare i videogiocatori grazie alla sua già citata ambientazione e anche per via della possibilità di giocare insieme a due amici. La struttura – come detto – è quella classica a livelli (per un totale di otto) in cui ci si deve fare avanti con calci, pugni e qualche mossa speciale, ma soprattutto armi di vario tipo, tra cui spiccavano persino mitra e bazooka, utilissime soprattutto per il classico boss finale. Non è certo ricordato per essere un gioco semplicissimo (soprattutto quando si risvegliava il T-Rex), ma in parte questa era la natura dei cabinati arcade.

Le altre curiosità sono già insite nel titolo, e riguardano ovviamente la possibilità di guidare le cadillac all’interno del gioco e quella di battersi, oltre che contro la banda rivale, con i dinosauri che si aggirano per i vari livelli e attaccano senza particolare distinzione sia noi che i nostri nemici, rendendo il tutto più dinamico, imprevedibile e divertente. Ripercorrendo alcune sequenze mi è venuto in mente Mad Max, ma con i dinosauri. E questo non può non essere un pregio.

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La grafica era perfettamente in linea con i tempi, niente di sconvolgente, ma sapeva donare i giusti dettagli, restituendoci in modo particolare dinosauri discretamente realizzati e animati in modo corretto. Per quanto riguarda il comparto sonoro poi, probabilmente io sono di parte e gioca molto la nostalgia di quelle musiche che fanno scendere la lacrimuccia, ma le tracce erano davvero orecchiabili e gli effetti sonori dei colpi, delle armi da fuoco e persino i versi dei dinosauri erano notevoli.

Insomma, Cadillacs and Dinosaurs – già per la sua natura arcade – è il trionfo della nostalgia e una vera perla del retrogaming. Rigiocarlo adesso (non è impossibile trovarlo online) sa donare quelle stesse sensazioni di 30 anni fa, ma senza dover sprecare 500 lire su 500 lire.

 

 

Nato e cresciuto a Roma, sono il Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna mia moglie sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.