Vi definite una “Cartoon Band” (ovvero band specializzata in sigle di cartoni animati e colonne sonore per cinema e serie animati), e in una precedente intervista tenuta con te, al Carrara Show 2015, si è parlato di un genere, il vostro, che è in realtà molto codificato e impreziosito da regole e canoni creati dai vostri predecessori e da voi stessi nel corso del tempo. Ecco, sentite a questo proposito di aver dato qualcosa di nuovo al vostro genere, di averlo innovato in qualche modo, oltre ad averne diffuso conoscenza e risonanza? E in che modo?

Questa è una domanda molto tecnica. Ovviamente si perché è inevitabile, stiamo facendo musica, per cui la nostra personalità un po’ si riflette nel nostro modo di fare musica e di fare sigle. Per esempio, la nostra passione per l’armonia oltre che per la melodia, è una cosa che riportiamo anche nel nostro modo di cantare, quindi il canto ha più voce di tipo armonico, e non ci siamo inventati niente di nuovo. Abbiamo portato inoltre alcune nostre piccole sensibilità Rock nel lavoro che facciamo, e che altri autori non sempre hanno. Forse perché abbiamo un’indole appunto più rock. Parliamo di musica e ognuno porta la propria personalità musicale in quello che fa.

Avete cominciato come Cover Band di cartoni animati, prima di iniziare a creare pezzi originali per il settore. Come si è svolto esattamente il passaggio dall’uno all’altro ambiente, fermo restando che sono chiaramente collegati? È successo per caso o avevate dall’inizio l’obiettivo di diventare ciò che siete oggi?

No, ti vorrei dire che è successo per caso, ma in realtà eravamo molto più motivati all’epoca di quanto siamo adesso, ma non perché ora non siamo motivati ma oggi siamo per lo più grati alla fortuna che abbiamo avuto. All’epoca eravamo veramente molto determinati. Nel 1996 abbiamo iniziato come cover band, dopo pochi mesi siamo riusciti a realizzare la sigla di un TG satirico per una televisione privata, e questa cosa in effetti ci ha molto motivato. Quello lo abbiamo fatto quasi per caso, perché conoscevamo l’autore di questo TG satirico, ma nel mentre ci siamo detti: “tra 10 anni il repertorio che noi potremmo fare se rimaniamo cover band sarà piuttosto finito, limitato, non si producono così tante sigle di cartoni animati quanto si produce rock, jazz o altri generi musicali. Quindi tra dieci anni continueremo probabilmente a suonare sempre le stesse cose o il nostro repertorio varierà di poco. Se noi diventassimo autori di sigle originali avremmo un nostro repertorio e potremmo quindi rinnovarlo”. Quindi il passaggio è stato motivato con questo tipo di pensiero e di suggestione.

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Non fatichiamo a supporre che voi amiate il genere che suonate, sin da quando avete fondato il vostro gruppo. Ma, in tutto questo tempo e dopo tutti i vostri lavori peraltro molto vari tra loro, è cambiato in qualche modo il vostro rapporto con esso?

No non è cambiato in realtà. C’è stato un momento, era un’estate, forse il 98 o 99 e a un certo punto eravamo ospiti ad una trasmissione (forse Radio Italia) che all’epoca si faceva in diretta dal Castel Sant’Angelo, e ospite con noi c’era Detto Mariano, autore della sigla di Gundam, Judo Boy e quant’altro. E lui disse in un fuori onda “alla fine noi, non facciamo musica per i bambini di oggi, ma pensiamo agli ometti di domani.” Questa cosa mi ha illuminato, in un nanosecondo ho avvertito il “senso della responsabilità” di quello che stavo facendo, quelle canzoncine che noi facevamo un po’ per ridere, un po’ perché stava diventando un lavoro, sarebbero rimaste nel DNA culturale e musicale di bambini che non le avrebbero valutate al momento, se noi avessimo fatto una sigla brutta o bella un bimbo di 4 anni non le avrebbe sapute giudicare, invece io da adulto posso dire: “Cavolo ma, il riff di chitarra di Forza Sugar è proprio una figata, c’erano dei musicisti di livello che ci lavoravano sopra”. E questo fa sì che io ancora oggi la considero bella musica, musica degna di essere ricordata. Per cui ad un certo punto abbiamo tentato di dare dignità a quello di cui ci occupiamo, facendolo con la serietà e l’amore che abbiamo oggi come all’epoca. Solo prima c’era anche la componente un po’ di gioco e di stupore per quello che avevamo scoperto, che era una professione. Facevamo una sigla e ci pagavano.

Se poteste viaggiare nel tempo e proporre un vostro brano inedito per qualsiasi cartone vogliate, quale scegliereste? E come sarebbe il brano proposto?

Questa cosa mi fa venire in mente che noi abbiamo un brano scritto per una serie televisiva che doveva andare in onda. Realizzammo su commissione di Mediaset, sotto la direzione di doppiaggio di Fabrizio Mazzotta -e quindi segnalati da Mazzotta ai funzionari di Mediaset- una sigla per Gundam, quando la serie classica fu editata e doppiata nuovamente e andò in onda su Italia Uno. Ci fu commissionata, noi facemmo la sigla, ma per questioni burocratiche ed editoriali non è mai andata in onda, e quella era la sigla che avrei sempre voluto scrivere per Gundam e che ad oggi è rimasta nel cassetto. Quindi quello che tu mi chiedi è la storia di un desiderio espresso e realizzato a metà.

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Nel tempo, siete stati varie volte impegnati, personalmente e artisticamente, su temi sociali, ambientali ed ecologici, cosa che già di per sé è meritevole di grande encomio. Pensate che oggi un artista o musicista che voglia fare altrettanto sia facilitato dall’iper-comunicazione creata dai social network e dagli altri media moderni, oppure che il grande flusso di informazioni, a volte superflue, a volte persino false, tenda a “sommergere” notizie di questo tipo, degne di maggiore attenzione?

Guarda hai già risposto. La seconda, e quindi è una tema un po’ complicato, ma spesso paradossalmente anche troppo semplice, per cui si tende a sostenere cause non perché c’è un impegno reale ma perché è facile farlo, perché è un click o un like, perché è una mail di risposta ad un’associazione che ti contatta, e non ti costa nulla dire che ci sei virtualmente, perché fai un filmatino con il telefono dove dici “io sostengo la tale causa” e poi in realtà fai quello che ti pare, ma anche quella diventa visibilità che non ti costa niente. Te lo dico proprio perché continuo a vivere sulla pelle questo tipo di dinamica, mentre noi continuiamo a sostenere concretamente alcune cause. Qui a Cartoon Village sono ospiti due stand, uno e quello di Emergency e l’altro è quello di Animalisti Italiani che organizzano l’Animal AID Live che è un’iniziativa di portata europea. Ci sarà un concerto, la seconda edizione, a Piazza del Popolo a Roma, il 25 settembre, e a cui siete tutti invitati a partecipare.

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