Al Cartoon Village 2018 abbiamo avuto il piacere di intervistare Franco Bianco e Fabrizio Mazzotta, due big dell’animazione italiana. Mazzotta, come ben saprete, è un’istituzione del doppiaggio, noto principalmente per la voce di Krusty il clown de I Simpson, mentre Bianco è il direttore dello studio MatitAnimata e ha lavorato per tantissimi altri progetti.
Continuate a leggere per scoprire cosa ci hanno raccontato!

cartoon village 2018

Visto che tutti e due lavorate nel mondo dell’animazione, vorremmo sapere qual è secondo voi il ruolo sociale e pedagogico dell’animazione nella società moderna?

Mazzotta:
L’animazione è da sempre un prodotto culturale che veicola la cultura, l’informazione e i pensieri. Agli albori, tra i tanti cartoni animati che ci stavano, ve ne erano alcuni che puntavano sulla satira sociale – come Felix il Gatto o Crazy Cat negli anni ’20-’30. Andando un po’ avanti, anche i cartoni Disney, durante la guerra, veicolavano una filosofia, un pensiero, una posizione, i questo caso, contro il nazismo. Oggi, mi vengono in mente i cartoni giapponesi che, senza nulla togliere loro, perché ogni cartone è a sé stante, rispetto ai prodotti Disney o Warner, devono il proprio successo al fatto che finalmente ci sono dei protagonisti che soffrono, litigano fra loro, dando vita a un’immagine della società più reale. Si potrebbe dire che si nutrono l’un l’altro: la società, forse, cresce anche attraverso i cartoni e, viceversa, l’animazione cresce dando un occhio alla realtà.

Bianco:
Il cartone animato, per sua natura, funziona benissimo usando il disegno rispetto a un prodotto live, anche per la divulgazione. Chiaramente si tratta di un prodotto audio-visivo e rispecchia la società, quindi se l’autore ha qualcosa da dire è un ottimo mezzo per farla arrivare al pubblico. È un qualcosa che ha 
influenzato e può influenzare il modo di pensare. Ci sono cose più o meno commerciali, cose che magari puntano molto sul farti fare una risata, ma attraverso quella comunicano qualcosa. Come i Simpson stessi, che sono arrivati alla 29esima stagione: rispetto alla prima è palese una sorta d’evoluzione e parliamo di un prodotto che trasmette dei messaggi, anche satirici, di altissimo livello.

Secondo voi qual è la condizione attuale dell’animazione made in italy?

Bianco:
Ero abbastanza pessimista, tuttavia recentemente è passata una legge che ricalca il modello francese e c’è un po’ di ottimismo in giro. Il problema dell’Italia è che solamente Rai ci mette i soldi, ed è molto difficile riuscire ad ottenere quei finanziamenti perché esistono strutture già consolidate che offrono più garanzie. Grazie a questa legge, anche le altre televisioni dovrebbero destinare parte del budget generato dalle pubblicità alla produzione dei cartoni animati italiani. Speriamo che ci sia un risveglio generale. Poi, ci sono anche altri tipi di problemi, come la serietà di alcuni produttori. Ormai sono più di 20 anni che ho uno studio di animazione e sono abituato a ricorrere a mezzi come il non consegnare un lavoro per poter essere pagati – 60/90/120 giorni di attesa per un pagamento – mentre ora, avendo la fortuna di lavorare in Inghilterra, mi ritrovo a fatturare ogni settimana e ogni due ti pagano. Purtroppo è un problema non solo dell’animazione ma dell’intero paese, perché la gente lavora in un modo differente e l’economia stessa gira diversamente.

Mazzotta:
Come diceva Franco, questo è un grosso problema per l’animazione e fa sì che non possa andare avanti nel mondo giusto. Ho visto delle cose belle, nate in Italia, che si sono scontrate con un altro dei problemi, ossia la mentalità vecchia di alcuni produttori che la rendevano non concorrenziale rispetto ad altri prodotti europei o americani. Senza parlare di quanto sono avanti in Giappone, non tanto come disegni o come animazione, ma come prodotto, come concetto e come sceneggiature.

Bianco:
Tornando anche al discorso Rai, se gli porti un prodotto come Rick and Morty, non te lo accettano o lo stravolgono. È normale alla fine, essendoci un solo referente e avendo dei paletti molto rigidi.

Mazzotta:
Ricordo che “strombazzavano” un prodotto – comunque di qualità – di Bruno Bozzetto, “La Famiglia Spaghetti”, e in un certo senso lo accomunavano ai Simpson. Ovviamente non era così. Tra tante produzioni poi ci sono quelle fatte meglio e quelle fatte peggio, però in Italia c’è la tendenza a preferire una produzione adatta più che altro al un pubblico “pre-scolare”, che va benissimo per carità, ma non c’è solo quello. Tanto più se penso agli ultimi prodotti Disney – come Steven Universe – che pur essendo rivolti ai bambini, hanno diversi livelli di lettura. Nel caso di Steven Universe, ad esempio, ci sono dei ragazzi che diventano ragazze; ci sono due pietre magiche che si tramutano in umani e diventano due donne che poi si sposeranno e c’è questa puntata nella quale si celebrerà il matrimonio tra le due ragazze. In entrambi i casi, si tratta di tematiche che, in Italia, non verrebbero mai approvate e forse neanche prese in considerazione. È un guaio perché così l’animazione nostrana non sta al passo coi tempi e risulta non concorrenziale.

Bianco:
Si riallaccia anche al discorso di prima sulla società: non riesci a far progredire la società perché non puoi neanche proporre un simile tipo di prodotto. Nascerebbe spontaneo farlo, ma in Italia non si può.

Mazzotta:
Ipotizzerei anche un altra cosa: se ci facciamo caso, rispetto a qualche anno fa, Mediaset manda in onda pochi cartoni giapponesi nuovi, a parte i ben noti Dragon Ball e One Piece, che comunque non sono neanche recentissimi, questo perché – secondo me – i prodotti giapponesi odierni non collimano con l’ideologia un po’ bacchettona e retrò di Mediaset, Rai ecc. Non c’è un canale televisivo adatto alle produzioni moderne, non solo giapponesi ma anche mondiali. Siamo costretti a rivedere le puntate vecchie che interessano ad un pubblico vecchio.

Cambiando un po’ discorso invece, siamo in una fiera che parla anche del fumetto. Pensate che il doppiaggio e l’animazione possano entrare in contatto con questo mondo?

Mazzotta:
Sì, ci sono tantissimi cartoni giapponesi tratti dai manga, o viceversa, oppure ispirati ai videogiochi. Vale anche per l’America, ovviamente. Non è una cosa nuova che ormai ci sia una sorta di scambio di produzioni tra fumetto, animazione, merchandising, gadget, che sono comunicanti. Se qualcuno vuole avere successo in questo mondo, o farsi notare, deve essere multimediale.

Bianco:
Da un concept di base poi nasce il fumetto, la serie animata e via dicendo.

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