Dylan Dog 367: La ninna nanna dell’ultima notte

Bambini e incubi

L’infanzia è forse la fase più importante della vita di ciascuno di noi. Quando siamo bambini, vediamo il mondo con occhi diversi e le fantasie popolano la nostra mente, veniamo influenzati da ciò che ci circonda e viviamo d’immaginazione. Non è un caso che le storie, le favole che leggiamo o che ci vengono raccontate in quell’età ci condizionino più di quanto potrebbero fare da adulti. La sensibilità è diversa e gran parte di ciò che siamo e diventeremo si forma proprio in quegli anni, anche se spesso, purtroppo, ce lo dimentichiamo. Scordiamo com’è essere bambini e di come le radici della nostra identità affondino in quel periodo. Anzi, al giorno d’oggi essere piccoli sembra essere un problema, sia per i genitori, che devono stare dietro a dei marmocchi senza averne mai il tempo, che per i bambini stessi, costretti a vivere in una modernità incapace di crescerli come si deve e di alimentare la loro fantasia con racconti che possano educarli, aiutarli, ispirarli. È quello di cui ci parlano Barbara Baraldi e Corrado Roi con l’albo di marzo dell’Indagatore dell’Incubo.

Un terrificante omicidio sconvolge la vita di Londra. Ma sarebbe un caso come i tanti che tormentano le notti della città inglese se non fosse accompagnato da un altro avvenimento, ancora più tragico: la sparizione dei bambini. Decine e decine sono svaniti nel nulla, senza lasciare traccia. Domitilla Foster, una psicologa infantile, si rivolge proprio all’inquilino di Craven Road 7 per chiedergli aiuto nel ritrovare Sam, uno dei pargoli scomparsi. L’indagine li porterà a scontrarsi con un gruppo di fanciulli maligni che si sta rendendo responsabile dei più orridi delitti… E con la storia di un uomo che raccontava storie.

Dopo le ultime uscite non esattamente esaltanti, Barbara Baraldi torna in scena con una storia sull’infanzia, sugli adulti e, soprattutto, sulla forza immaginifica e formativa della fiaba. Non a caso fa coppia con Corrado Roi, reduce dall’ottimo UT, senza dubbio il disegnatore migliore del panorama Bonelli per illustrare una vicenda di questo tipo, ben scritta e ben articolata, nettamente superiore rispetto ai precedenti lavori della scrittrice. In particolare, la Baraldi sembra prendere sempre più confidenza con Dylan Dog, tanto da poterne riproporre alcuni topoi ormai classici (come le scene di morte ritmate dalle poesie in didascalia) interpretandoli alla sua maniera e alternando trovate originali ai giusti rimandi alla continuty moderna. Dunque, un saggio lavoro tra passato e presente, sebbene spesso e volentieri sembri più sfociare nel primo. A volte la sceneggiatura scivola su scelte non proprio felici che rischiano di far precipitare il livello dell’intera storia, rischio che la Baraldi ha corso anche nelle precedenti uscite, come in Anni Selvaggi e Ballando con uno sconosciuto. Ma stavolta la sensazione è esorcizzata da un numero di grande qualità, suggerendoci che, prima, si trattasse di un comprensibile periodo di rodaggio in cui l’autrice aveva bisogno di entrare in perfetta sintonia col personaggio. Del resto, già il fatto di aver guidato magistralmente un disegnatore del livello di Corrado Roi (uno dei migliori da almeno tre decadi a questa parte), individuando la trama migliore per esaltarlo, è di per sé segno inconfutabile della sua bravura.

Voto: 8

Tex 678: Jethro

“Se uno di noi avrà bisogno di aiuto, gli altri accorreranno al suo fianco!”

Nonostante agisca in un west “mitico”, a metà tra quello cinematografico e una versione coloniale del mediterraneo omerico, Tex non ha mai evitato di trattare nei suoi albi temi complessi e avvenimenti importanti della storia, non solo americana ma mondiale, come la Guerra Civile tra nordisti e suddisti, la condizione dei nativi americani, l’oppressione e la schiavitù, spesso a suon di colt e “gran putifarre”, senza annoiare mai e con storie capaci di colpire dritto al cuore del lettore. È il caso della vicenda di questo mese, che riporta in scena alcuni eroi apprezzati durante la storica battaglia di Fort Quitman, dove un giovane Tex respinse, insieme ad un gruppo di carcerati e coloni, la più grande orda di Comanches che il Texas abbia mai visto. Questa epica resistenza fu raccontata nei numeri 497, 498 e 499, scritti da Mauro Boselli e illustrati da Carlo Raffaele Marcello. Ora, lo stesso Boselli ci narra una nuova trama con protagonisti gli stessi combattenti di allora, questa volta aiutato dal sensazionale Corrado Mastantuono.

In una soleggiata giornata, Jethro Stevens si prepara a difendere la sua terra da un gruppo di uomini che intende portargliela via a tutti i costi, anche con la forza. In un primo momento, tenta di convincere suo figlio a scappare con l’inganno. Ma il giovane intuisce il piano e torna indietro per assistere il padre. I due, in attesa di una fine che pare inevitabile, spendono il tempo parlando e Jethro decide di raccontare una vecchia storia, quella di quando lui, Tex Willer e Glenn Corbett, gli eroi di Fort Quitman, partirono per il Mississippi dopo la Guerra di Secessione, per aiutare Jethro a ottenere giustizia per i suoi cari ingiustamente trucidati.

C’è veramente poco da dire su questo ottimo albo, ma visto che non è una cosa banale la diciamo lo stesso: abbiamo a che fare con l‘appassionante primo numero di una nuova minisaga ideata dal curatore Mauro Boselli. Quando si tratta di far muovere sulla scena figure che non sono esattamente di sua creazione, Boselli mostra di essere un po’ troppo macchinoso e non abbastanza sciolto, ma avviene tutto il contrario in ogni occasione che riporta sulla scena le creature frutto del suo sacco. La narrazione è incalzante, avvincente e i personaggi di cui scrive dialoghi e mosse, anche i nemici, sono ben lontani dai tipici stereotipi texiani del bianco cattivo oppressore e del nero buono oppresso. Quello che riesce a fare è instillare sfumature e ambiguità, arricchendo il mosaico di una testata che, in effetti, in 70 anni dalla sua nascita ne ha dette di cose. Interessante è anche il fatto di parlare di una vicenda avvenuta in un passato non troppo recente di Tex, tendenza apprezzata che stanno mostrando molti autori nell’ultimo periodo e che probabilmente riflette una precisa strategia. Per non parlare poi di Corrado Mastantuono, l’unico disegnatore al mondo capace di disegnare con tranquillità qualunque cosa, da paperi e topi a cowboy e sparatorie. Si vede però che Tex è per lui qualcosa di veramente speciale: le sue tavole sono spettacolari e riescono a mantere un taglio moderno che si adatta perfettamente alle situazioni, rendendole dinamiche ed esplosive, senza rinnegare le forme classiche.

Voto: 8

Martin Mystère – Le nuove avventure a colori 6: Una voce dal futuro

Solo una persona può salvare il futuro dalla distruzione…Martin Mystère, l’Uomo in Nero!

Se ancora non avete acquistato neanche un numero di questa straordinaria serie, andate in fumetteria per rimediare al più presto! Non avete idea di cosa vi state perdendo. Ormai, arrivati a metà del guado col sesto numero di questo gigantesco romanzo in full color HD in 12 puntate, ci si domanda come sia possibile alzare la posta, sbalordire ancora di più il lettore dopo averlo letteralmente bombardato di scene fantastiche, dialoghi brillanti e situazioni decisamente al limite delle realtà. Invece i Mysteriani, questo sensazionale collettivo di menti, non solo rilanciano ma raddoppiano, triplicano, quadruplicano la posta, aggiungendo a questa storia l’inimmaginabile, l’imprevedibile e l’impossibile!

In un futuro imprecisato, all’interno di una Firenze in rovina, si muove un uomo dal volto nascosto che cerca di proteggere i tesori culturali della città da un nemico indefinibile. Sembra solo, il pianeta è distrutto. Cerca disperatamente un modo per aggiustare le cose, per salvare la Terra… Ma l’unica soluzione sarebbe quella di cambiare il passato, cosa che però non è possibile. Oppure sì? Nel frattempo, nel presente, Martin e Max approfondiscono la conoscenza di Sullivan, l’uomo in nero che ha dichiarato di essere l’assassino dei genitori dell’ex Dectetive dell’Impossibile!

Il gioco si fa sempre più rischioso, non solo per il nostro eroe ma anche per lo staff della testata, che ha deciso di cambiare le carte in tavola a metà della partita. Questa non è più solo la serie remake moderna di un personaggio storico della Bonelli, è qualcosa di più: una saga straordinaria che rischia di diventare un unicum assoluto nell’ambito del fumetto seriale italiano. La trama si arricchisce continuamente di nuovi stratagemmi e particolari, allontandosi sempre di più dal canovaccio classico di Mystère per battere strade mai calcate prima. Tanto per cambiare, il solito stupendo lavoro testuale del team dei Mysteriani non perde neanche una virgola della sua qualità, mentre i disegni di Giulio Giordano e Salvatore Cuffari si alternano bene ad illustrare le due fasi temporali, meravigliosamente colorate dal lavoro di Daniele Rudoni e Alessandro Musumeci. Questa serie è un vero capolavoro che “rischia” di fare scuola

Voto: 8

Tex: Gli Sterminatori

Il ritorno di un classico

Giunta al suo quinto appuntamento, la fortunata e apprezzatissima serie di cartonati “alla francese” del Ranger di via Buonarroti, decide di rispolverare e ricolorare una storia dell’epoca d’oro in occasione di una ricorrenza speciale: il centesimo anniversario della nascita di Aurelio Galleppini. Dunque, dopo L’eroe e la leggenda di Paolo Eleuteri Serpentieri, Frontera! di Mauro Boselli e Mario Alberti, Painted Desert dello stesso Boselli e della celebre matita dylandoghiana Angelo Stano e, infine, Sfida nel Montana di Gianfranco Manfredi e Giulio De Vita, ora abbiamo Gli Sterminatori, un classico senza tempo datato 1971 e realizzato dai due creatori del personaggio: Gianluigi Bonelli e Galep!

Quattro grandi carri scortati da almeno venti uomini si dirigono nella riserva degli Utes per una battuta di caccia ai bisonti. Purtroppo la loro scorribanda non è legale ed è stata “autorizzata” da una coppia di individui tutt’altro che rispettabili: l’affarista Nick Barrow e Cristian Mayer, avido agente indiano che rilascia permessi senza farsi pregare in cambio di solide mazzette. Il gruppo compie un inutile sterminio di animali, che sono vitali per gli indigeni di quella zona, costringendoli ad emigrare e a patire la fame. Per fortuna, Tex viene a conoscenza dello scempio e decide di intervenire, prima che sia troppo tardi.

Un autentico classico texiano, fatto di torti da corregere, loschi interessi economici che danneggiano minoranze incapaci di difendersi, criminali presi a pugni, le praterie del west e sparatorie coreografiche e spettacolari: questo e tanto altro ancora ci hanno raccontato nei decenni Bonelli padre e Galep, trasformando un fumetto in un autentico fenomeno, in un mito che ancora oggi continua ad appassionare i lettori del belpaese e del mondo. Un mito che andrebbe riscoperto sempre e di continuo, come le opere letterarie più significative che non bisogna mai smettere di leggere e rileggere. Non a caso il volume permette di fare proprio questo: ammirare di nuovo una storia ormai mitica, in una veste grafica totalmente rinnovata ma che però era già stata prevista allora, in quel lontano 1971. Infatti, la casa editrice aveva chiesto a Galep di realizzare la vicenda con un taglio diverso, al fine di una futura pubblicazione in una veste grafica differente. Proposito che sfortunatamente non si è poi concretizzato… fino ad oggi. Gli sterminatori ha finalmente raggiunto le edicole con l’abito che era stato pensato su misura per lei. Scelta che giova non solo ai disegni di un sontuoso autore nel pieno della sua maturità e confidenza col personaggio, valorizzati peraltro dai colori di Oscar Celestini, ma anche ai dialoghi di Gianluigi Bonelli, la cui narrazione si era qui lasciata alle spalle alcune caratteristiche delle origini per evolversi nel puro “stile Tex” con cui ha reso indimenticabile la sua creatura. Imperdibile.

Voto: 8

Dragonero 47: Bambini perduti

Per le strade di Baijadan…

È iniziato il countdown di Dragonero non solo per la Saga delle Regine Nere, prevista per la fine dell’anno, ma per un traguardo molto importante, per nulla scontato: il numero 50 della serie mensile. Numero che, come di tradizione nella Bonelli, avrà qualche pagina in più rispetto alle canoniche 94 e presenterà una lunga e articolata vicenda che non vediamo l’ora di leggere. Ma passiamo ora alle avventure di questo mese, scritte sempre dall’inossidabile Stefano Vietti e disegnate da ben tre artisti: Ivan Calcaterra, Fabio Babich e Riccardo Crosa.

Ian e Gmor si trovano a Baijadan, la capitale orientale delle Satrapie, per seguire le tracce di Oda, il mercante di schiave incontrato sul numero 17, e si avvalgono dell’aiuto degli Incursori Imperiali presenti sul posto. Durante un’attesa lunga e snervante, ricevono le informazioni che aspettavano, portate da un piccolo deliquente, arruolato suo malgrado da una vecchia megera che costringe gli orfani della città ad obbedire ai suoi ordini. I nostri eroi cercheranno di catturare il loro avversario, ma non esiteranno a dare una mano ai bambini della metropoli, costretti a vivere nei bassifondi e a rubare per evitare punizioni e non morire di fame.

Invece che la vicenda piena di 94 tavole, Stefano Vietti riprende un altro stratagemma narrativo che già ha dato tanti buoni frutti alla testata: quello del doppio racconto collegato attraverso particolari o personaggi comuni, mossa azzardata che però ha sempre portato bene alla serie. Anche questa volta il risultato è positivo. Nella prima storia abbiamo il ritorno di un pericoloso nemico, il commerciante di schiave Oda, illustrata dal bravissimo Ivan Calcaterra che qui realizza tavole splendide, incastrate in un ritmo forsennato e dinamico, particolarmente adatto all’inseguimento che costituisce gran parte della trama. La seconda, invece, parla degli orfani di Baijadan e la loro vicenda, disegnata da Fabio Babich, è collegata direttamente all’infanzia di Ian e Gmor, il cui flashback è opera delle matite di Riccardo Crosa. Dunque, anche un legame con la saga parallela di Young Dragonero che il pubblico aspetta con impazienza e che promette grandi cose. In conclusione, un bel numero, anche se forse il ritorno di un villain intrigante come Oda avrebbe meritato uno spazio più approfondito.

Voto: 7

Martin Mystère 350: Le dieci tribù

Un enigma attraverso i millenni e un prisma dall’indecifrabile potere…

Che ci crediate o no, sono passati 35 anni. 35 anni dal primissimo numero di Martin Mystère datato aprile 1982, 35 anni di mysteri, indagini ai confini della realtà, monologhi logorroici del nostro Detective, Uomini in Nero, Atlandite, Mu, invasioni aliene, 35 anni di… impossibile! Infatti, è letteralmente impossibile elencare tutti gli argomenti e le vicende che la creatura di Castelli ha affrontato in questi tre decenni e mezzo, sempre con lo stesso fascino per la conoscenza e l’ignoto, sebbene molto sia cambiato nel corso degli anni. Gli inverni sulle spalle del personaggio cominciano a non essere pochi, le avventure si sono evolute, diventando più raffinate e diversi nemici sono stati sconfitti, ma Martin è sempre lì, pronto ad affrontare l’impensabile, accompagnato dalla sua intelligenza e dal fido Java. E speriamo che continui a farlo ancora a lungo.

Gerusalemme, anno 701 a.C.. In una giornata come tanti, il sommo sacerdote raggiunge il tempio e scopre che su un prisma esagonale è comparsa una scritta che parla di una futura conquista del regno di Giuda da parte degli Assiri. Sconvolto dalla scoperta, l’uomo tenta di trovare una spiegazione logica, quando arriva la notizia che gli Assiri hanno sconfitto l’esercito egiziano e si stanno dirigendo in città… 10 aprile 2003. Le forze della coalizione internazionale guidata dagli USA invade l’Iraq per spodestare Saddam Hussein. Il museo nazionale di Baghdad viene razziato da degli esperti, che sembrano interessati a cercare un oggetto particolare… Marzo 2017. Un venditore di antiquariato rinviene un bizzarro prisma esagonale e decine di presentarlo all’attenzione del celebre professor Martin Mystère. Parte subito per il numero 4 di Washingotn Mews, senza sapere di essere seguito da un misterioso individuo…

Passare al bimestrale ha avuto un indubbio vantaggio per la testata, ossia quello di ottimizzare le vendite non più altissime e avere più spazio per trattare le storie. Ma c’è anche un rischio: quello di non dosare adeguatamente il ritmo, annoiando il lettore. Cosa che però non avviene in questo numero, scritto dall’inarrestabile Alfredo Castelli e da Enrico Lotti, e disegnato da Fabio Grimaldi. Il trio tiene il dinamismo alto fino alla fine, portandoci in una vicenda ben congeniata e alternando spiegazioni, azione e trovate come solo un buon albo di Martin Mystère sa fare. La storia che vede al centro il prisma è fantasticamente articolata e vede anche il ritorno in scena di alcuni personaggi che fanno parte della mitologia della serie, che speriamo possano ricomparire ancora, più avanti.

Voto: 7

Romanzi a fumetti 32: I pionieri dell’ignoto

Pronti a partire per un’avventura steampunk in 1882 alternativo?

La grande iniziativa dei romanzi a fumetti, avviata per la prima volta nel giugno del 2007 con l’opera che diede vita alla saga di Dragonero, si rinnova con altre opere previste per il corso di tutto l’anno, che riportano in auge il formato bonellide da 288 pagine. La prima è I pionieri dell’ignoto, scritta dal prolifico Stefano Vietti e disegnata da Alessandro Bignamini, una coppia d’assi che non tradisce mai le aspettative.

Tra il fumo e lo smog di una Londra vittoriana alternativa, il capitano Jack Gordon, uno scontroso veterano dell’esercito imperiale che ha combattuto in lungo e in largo per la corona, viene contattato da Annabelle Stockwood, una giovane ereditiera figlia di Reginal Stockwood, antropologo e ricercatore, studioso di civiltà antiche e vanto del regno britannico. La ragazza vuole mettersi sulle tracce del padre, sparito durante una pericolosa ricerca in Sudan, ed è intenzionata ad affrontare un difficile viaggio pur di avere sue notizie. Vuole reclutare il capitano, il quale all’inizio non è entusiasta all’idea, ma in seguito decide di aiutarla, formando la squadra adatta ad un compito così delicato puntando su alcune sue vecchie conoscenze. La missione li metterà sulla strada di alcune società segrete in lotta tra loro e di una misteriosa invenzione capace di cambiare per sempre il corso della storia!

Quando acquisti un fumetto realizzato da due maestri bonelliani come Vietti e Bignamini, sai già che sono soldi ben spesi. Quando poi ti accorgi che il prodotto in questione è una storia steampunk, sai allora di essere in una botte di ferro. Perché gli autori sono degli autentici numi tutelari di questo genere in Italia. Entrambi hanno alle spalle molte pubblicazioni appartenenti a questo vasto universo e hanno contribuito a quello che è il grande precursore dello steampunk in Bonelli: Greystorm. Non a caso, I pionieri dell’ignoto sembra avere con la famosa mini-serie molto in comune, a cominciare dai disegni e dal sapore squisitamente verniano della storia, che però non si limita solo ad omaggiare tale e tanta letteratura del passato. L’albo è un concentrato di avventura e d’inventiva, un’autentica perla narrativa. Vietti è uno dei maestri della sua generazione e forse uno dei pochi sceneggiatori a cui 288 tavole di spazio vanno perfino strette. Tra le pagine non ci sia annoia mai, i momenti e le sequenze sono gestite alla perfezione e, anzi, una volta iniziata la lettura è praticamente impossibile smettere. Stesso discorso vale per Bignamini, l’uomo giusto al momento giusto, che su questo romanzo a fumetti si è esaltato, combinando disegni eccellenti, dinamici e studiatissimi con pregevoli giochi di stile. In definitiva, un capolavoro che per fortuna è solo un grande prologo di una storia che non vediamo l’ora di continuare.

Voto: 8.5

Orfani Sam 1: Nemesi

La stagione finale di un autentico kolossal seriale del fumetto…

Ci siamo, lettori bonelliani di tutte le età: Orfani ha cominciato il conto alla rovescia verso la fine. Aspettate a piangere, a riempire i fazzoletti di lacrime e muco: abbiamo ancora 12 albi ambientati nella saga creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari. 12 albi cui spetta l’improbo compito di chiudere le varie storyline e congedare il pubblico dai personaggi che hanno reso immortale la prima, storica serie totalmente a colori della Bonelli. Ma non disperate: gli Orfani torneranno anche quando la testata sarà giunta al termine, come accennato dall’introduzione e dall’intervista a Recchioni sul sito della SBE, con degli speciali annuali, di cui però attualmente si sa poco o nulla.

Sulla Colonia di Nuovo Mondo sono passati alcuni anni dalla la morte della presidentessa Jsana Juric e di Rosa, leader dei ribelli che si sono impossessati dalla Luna, strategica fonte di risorse per il pianeta. Proprio a causa di questo, il governo naviga in cattive acque, costretto a scendere costantemente ad accordi umilianti con i terroristi e a razionare le risorse, senza contare l’eterno fantasma della Juric che ancora continua a condizionare la popolazione. Dopo tanto tempo, sono finalmente iniziati a nascere dei bambini, che riconoscono in quel mondo lontano dalla Terra la propria casa a cui è stato dato un nome: Itaca. Nelle periferie della capitale, nel blocco centotredici, vivono i due bambini salvati dalla Mocciosa: Perseo e Andromeda. Ma i soldati sono sulle loro tracce e la bizzarra famigliola sarà costretta ad una rocambolesca e precipitosa fuga…

L’attesa per questa sesta stagione era molta, soprattutto dopo i due intermezzi dedicati alla Juric e agli ultimi sopravvissuti della Terra. Bisogna dire che Roberto Recchioni e Michele Monteleone (entrambi ai testi) danno il via all’ultima stagione con un inizio esplosivo, introducendo i primi elementi su cui si costruirà l’impalcatura della trama e riallacciandosi alla fine della terza stagione. La sceneggiatura è solida e compie al meglio il suo lavoro, costituendo un’ottima base di partenza per la storia. Ai disegni, abbiamo il fenomenale Carmine Di Giandomenico, talento cristallino apprezzatissimo anche all’estero (non a caso, ha realizzato i primi numeri della nuova testata di Flash per la DC), che aveva già collaborato a più riprese sulla testata. Qui traduce graficamente in immagini gli ambienti della metropoli futuristica della colonia e illustra una sequenza action oltremodo spettacolare. Una matita di grandissimo livello che, oltre al primo numero, ci delizierà ogni mese con le copertine.

Voto: 7.8

Elia Munaò, nato (ahilui) in un paesino sconosciuto della periferia fiorentina, scrive per indole e maledizione dall'età di dodici anni, ossia dal giorno in cui ha scoperto che le penne non servono solo per grattarsi il naso. Lettore consumato di Topolino dalla prima giovinezza, cresciuto a pane e Pikappa, si autoproclama letterato di professione in mancanza di qualcosa di redditizio. Coltiva il sogno di sfondare nel mondo della parola stampata, ma per ora si limita a quella della carta igienica. Assiduo frequentatore di beceri luoghi come librerie e fumetterie, prega ogni giorno le divinità olimpiche di arrivare a fine giornata senza combinare disastri. Dottore in Lettere Moderne senza poter effettuare delle vere visite a domicilio, ondeggia tra uno stato esistenziale e l'altro manco fosse il gatto di Schrödinger. NIENTE PANICO!