Trent’anni e non sentirli… Più o meno

Quando si passa l’adolescenza tra videogame e cartoni, e poi si riesce anche a raggiungere i venti senza aver mai abbandonato la nobile cultura nerd, è semplice convincersi di essere sempre dei giovincelli nel fiore degli anni. Ma il sergente Murtaugh che è in noi ci ricorda che non si può imbrogliare il calendario, e bisogna ammettere a se stessi una triste verità: gli anni passano anche per i nerd, e ciò che credevamo fresco di gioventù probabimente non lo è così tanto. Per fortuna gli anime sono come il vino, come anche chi li ama, e il bello di invecchiare è quello di potersi ricordare dei “nostri tempi” come di un’epoca d’oro e, in questo caso, senza rischiare di aver torto. Ecco quindi una lista di alcune delle ormai non più tanto recenti pietre miliari degli anime che gli ormai trentenni – anno più anno meno – non possono fare a meno di consigliare, rivedere e contemplare.

Ken il guerriero

Giusto per non farvi sentire troppo vecchi partiamo dai rampanti eighties. Ci sembra più che scontato che l’anime per eccellenza sia Hokuto no Ken, meglio conosciuto come Ken il guerriero per la popolazione dell’italica penisola. Moltissimi ormai adulti hanno conosciuto le eroiche imprese di Kenshiro, erede della divina scuola di Hokuto, votato alla giustizia e alla difesa degli innocenti, sempre inseguendo lo spettro della sua amata Julia – o Yuria – la donna più desiderata da tutti i combattenti del mondo post-apocalittico. Cosa rende grande questo anime? Chi conosce questa fantastica storia sa bene che Ken il guerriero non consiste solo in botte da orbi, crani che esplodono e super muscoli in grado di distruggere migliaia di magliette. Questo shōnen sa parlare dell’eroismo, del sacrificio e della fede nella speranza come pochi sanno fare. Esistono diversi anime incentrati sul combattimento che hanno come spirito centrale la crescita del protagonista e la sua consapevolezza nella forza che acquisisce dopo ogni combattimento. Sta di fatto che ogni “boss di fine livello” non solo rende il nostro eroe più forte, ma anche più consapevole della sua missione, ossia sacrificare tutto sé stesso per il bene degli altri. Tale sacrificio consiste nel caricarsi della tristezza di tutti coloro che incontra o affronta, siano essi amici o avversari,  durante il suo percorso. Tutte le serie in stile anyone can die non sono nulla per chi ha dovuto subire l’infinità di morti di personaggi importanti subite durante la visione di Hokuto no Ken. Non ci serve nemmeno descrivere le scene, ci basta solo fare qualche nome: Rei, Shu, Toki, Yuza e le lacrime scendono a fiotti. Anche quello che dovrebbe essere il villain per eccellenza, Raul – o Raoh – il quale, nonostante la morte e la distruzione che ha lasciato dietro di sé, alla fine della prima serie diverrà uno dei nostri eroi. Questo è lo spirito di Ken il guerriero: tutti sono un po’ eroi, anche i nemici, anche solo nel loro essere avversari del protagonista. Un concetto estremamente complesso che pochi anime sono in grado di cogliere tanto poeticamente.

I cavalieri dello zodiaco

 

Parlando di notorietà, Saint Seiya, aka I cavalieri dello Zodiaco, lo conoscono praticamente tutti, specie la stagione che comprende la corsa delle dodici case. Col senno di poi ci si rende conto che l’anime è invecchiato un po’ maluccio, le stagioni si ripetono un po’ tra loro, certi rapporti tra i personaggi rimangono piuttosto superficiali e quelle armature difendono meno del bustino di cuoio di Xena. Una verità indiscussa però rimane: lo abbiamo amato con tutti noi stessi. Perché mai? Bene o male i motivi sono sempre gli stessi: eroismo, spirito di sacrificio e perseguimento di uno scopo. Lo scopo principale dei nostri eroi è molto semplice: salvare il mondo, o meglio salvare Lady Isabel, ossia l’incarnazione umana della dea Atena, la cui morte comporterebbe l’inevitabile fine del mondo. Ciò che comunque è importante in Saint Seiya non è tanto il traguardo, quanto il percorso. I cavalieri sono in costante lotta contro il tempo, costretti ad affrontare prove al di sopra delle loro capacità, che in un modo o nell’altro dovranno superare se vogliono raggiungere il loro obiettivo. Quale migliore metafora della crescita? Questo anime sa parafrasare molto bene il problema alla base dell’adolescenza: tutto è nuovo e difficile, ma può essere superato affrontando di petto la situazione. Importante è anche come, specie per quello che riguarda i cavalieri d’oro, la controparte avversaria non sia necessariamente composta da “cattivi” ma da veri e propri eroi che sono però schierati dall’altro lato della scacchiera. Una piccola nota va anche all’indole collezionistica che questo anime è in grado di scatenare, perché di certo l’occhio degli appassionati non può non essere attratto dalle armature d’oro esposte in bella vista sulle mensole e nelle vetrine: è inutile che fate finta di niente, sappiamo che siete felici di aver speso quei soldi.

Lady Oscar

Il grado di testosterone sta diventando piuttosto alto, vogliamo quindi smorzare il tutto con un po’ di cromosoma XX. Molti maschietti non hanno idea di quanto Versailles no Bara, Lady Oscar per i meno navigati, sia una pietra miliare per l’animazione giapponese e un canone di ideali potenti per uomini e donne. Oscar è una donna costretta a fingere di essere uomo per intraprendere la carriera militare, ritrovandosi suo malgrado a dover affrontare il mondo ipocrita e vanesio della nobiltà, quando lei preferirebbe la trasparenza e la concretezza dell’acciaio della sua spada. Il viaggio della nostra eroina si concluderà con la rivoluzione francese, durante la quale si ritroverà ad affrontare delle scelte importanti che andranno anche contro il suo status di nobile. Tutti coloro che hanno visto ogni singola puntata capiranno perché questo anime meriti di far parte di questa rosa di “irrinunciabili”: la sua capacità di parafrasare il sacrifico e la dedizione verso degli ideali più alti è più che encomiabile. Chi ha visto Lady Oscar ha pianto tanto, ma ha anche imparato parecchio, compresa la rivoluzione francese (salvandosi dalle interrogazioni a sorpresa).

Georgie

Parlando di drammi non possiamo non nominare la povera australiana con gravi problemi familiari. Il mondo degli anime abbonda di orfanelli disgraziati, ma Georgie spicca non solo per le situazioni che si rifanno alle tipiche ai melodrammi verdiani, ma  anche per la crudeltà con la quale si pone per quanto riguarda le tematiche riguardanti le storie sentimentali. Tutte le fanciulle che si sono imbattute in questo anime si sono divise tra il passionale Abel e il sensibile Arthur. Sta di fatto che Georgie, non appena inizia ad affacciarsi verso l’amore, si deve rendere conto che l’uomo perfetto non esiste e tutti i baldi giovani che le ronzano intorno non sanno far altro che offrirle tragedia condita con una bella dose di disperazione. La povera australiana d’importazione – o “esportazione” – arriva a un punto in cui non sa nemmeno lei quello che vuole e il fortunato che l’avrà infine tutta per sé sembra essere stato scelto un po’ a caso e non tanto per le sue qualità, ma solo per essere arrivato indenne alla fine della storia. Quando si è belli cresciuti questo anime non solo alimenta tutto il masochismo di cui siamo disposti, ma ci ricorda che quando ci viene voglia di attraversare il globo per un uomo – o per una donna – forse è meglio pensarci due volte.

Holly e Benji

Questa serie animata ci ha insegnato che tutto è possibile, anche che il Giappone possa vincere i mondiali di calcio. Tra partite infinite, traversate di campo chilometriche e voli disumani tra pali e traverse, tutti i ragazzini hanno fatto sogni di gloria immedesimandosi nei giovani calciatori della serie sempre in procinto di tirare in porta. Col senno di poi ci rendiamo conto di quanto fosse allucinante l’anime di Capitan Tsubasa ma non possiamo negare l’adrenalina che ci fornivano quelle finali di campionato sotto la pioggia con ossa rotte, attacchi di cuore e crisi mistiche. Per quanto sia fisicamente inverosimile, Holly e Benji vive della natura più pura dell’essere sportivi tramite lo spirito di squadra e la determinazione nel raggiungere i propri obiettivi, pur rimanendo fedeli ai propri principi.

Sailor Moon

Inutile negarlo, tutte le donne alle soglie della trentina – e non solo – hanno sviluppato il loro spirito girl power con le marinarette in lotta per salvare l’universo. Sailor Moon è uno degli anime che ha segnato una generazione, spingendo la produzione a realizzare un reboot molto più fedele al manga e vivendo anche di un merchandising che va alla grande da quasi vent’anni. Il gruppo di guerriere in gonnella hanno dettato legge nell’universo dello shojo majokko e hanno prepotentemente mutato gli ideali di eroismo per ciò che riguarda gli show di animazione trasmessi in Italia. Questa serie animata ha dimostrato alle future donne che possono prendere in mano la situazione e sfata lo stereotipo della principessa da salvare. L’anime introduce inoltre tematiche legate all’omosessualità tra donne – argomento estremamente tabù anche per l’opinione pubblica giapponese – finendo per creare più di un grattacapo anche per la censura italiana. Scandali malcelati e femminismo sfrenato a parte, Sailor Moon racchiude comunque un messaggio estremamente pacifista che si incarna nella principessa Serenity che, di battaglia in battaglia, aberra l’uso delle armi e preferisce sacrificare sé stessa pur di non causare dolore. Se non è eroismo questo!

Slayers

In pochi lo ricordano, anche perché questo fantastico anime ha avuto la sfortuna di essere tramesso in Italia solo per pochi anni e con pochissime repliche. Col titolo italiano Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo per Rina – complimenti agli adattatori per la sintesi –  Slayers è un anime di genere fantasy al 100% che reinterpreta le trame dei giochi di ruolo in stile D&D con un’ironia acuta e un umorismo intelligente. Il punto di forza principale di questa serie animata è che non si prende mai troppo sul serio, riuscendo però a non trasformarsi mai in parodia, bilanciando il leggero umorismo con la suspense in momenti davvero epici e adrenalinici. Questo è davvero un anime per veri nerd, con riferimenti al mondo fantasy e al role playing talmente sottili da essere colti solo da veri intenditori. I personaggi sono tutti estremamente carismatici e imperfetti quel tanto da farsi amare incondizionatamente: nessuno di loro è un eroe di nascita, ma lo diventeranno loro malgrado incarnando la crescita spirituale tipica dei temi sword and sorcery che tanto piacciono a chi è nato alla fine degli anni’80.

Nadia – Il mistero della pietra azzurra

Restando in tema di anime che hanno avuto vita breve nel palinsesto italiano, abbiamo quella che forse è una delle serie animate più belle degli anni ’90. Il mistero della pietra azzurra abbraccia il genere steampunk molto prima che andasse di moda, buttando in mezzo fantascienza e riferimenti piuttosto palesi della letteratura di Verne, il tutto amalgamato in maniera talmente armoniosa da entrare nel cuore di chiunque abbia avuto la fortuna di conoscere questa perla. La storia rappresenta a pieno il significato di “spirito d’avventura” che dal desiderio di fuga muta gradualmente nel desiderio di appartenenza. L’avventura che coinvolge Jean e Nadia alla ricerca di Atlantide è solo una piccola parte dell’immenso universo di questa vicenda che tocca più di una volta temi estremamente complessi, primo fra tutti il concetto di “umanità”. Ogni anime che si rispetti si ritrova, inesorabilmente, ad essere confrontato con questa meraviglia dell’animazione nipponica.

Dragon Ball Z

Dragon Ball Z può avere tutti i difetti del mondo, ma quando approdò su Italia Uno scoppiò una sorta di epidemia che coinvolse tutti nella speculazione, con varie teorie sui Super Saiyan. La struttura di Dragon Ball è piuttosto lineare: arriva il cattivo, combatto il cattivo, il cattivo è troppo forte, mi alleno, sconfiggo il cattivo. Ciò che però colpisce sono le varie sfaccettature intorno ai due Saiyan “purosangue” della vicenda: il rapporto tra Goku e Vegeta incarna lo spirito più profondo della saga. I due partono dall’essere nemici, poi rivali, poi alleati e infine amici, anche se mai dichiarati. La volontà di combattere dei due personaggi parte da presupposti molto differenti per poi convergere l’una verso l’altra. Goku ha l’impulso di combattere per salvare i suoi amici e il suo pianeta ma certe sue scelte spesso tradiscono una una superbia latente che lo spinge al combattimento fine a se stesso. Vegeta intraprende il percorso opposto, dal semplice fine di diventare forte si rende conto di voler combattere per difendere i propri cari. Ciò rende i due speculari e complementari, lo yin e lo yang che determinano l’equilibrio delle cose. Avevate mai visto DBZ sotto questa ottica? Ebbene sì, nemmeno Dragon Ball è solo botte e super trasformazioni. Spiacenti di deludere i detrattori della saga.

Neon Genesis Evangelion

 Basta pronunciarne il titolo che un’intera generazione otaku si prostra in una referenziale adulazione nell’anime che ha segnato un’epoca e ha rivoluzionato l’animazione giapponese. Neon Genesis Evangelion recupera il genere mecha riportandolo a nuova vita ponendolo su un piano concettuale totalmente differente e tutt’ora inimitabile. I riferimenti mistico-esoterici e le tematiche profondamente trattate che investono non solo il piano psicologico dei personaggi rendono questo anime a sfondo fantascientifico unico nel suo genere, tanto da fargli guadagnare un posto nella rosa dei capolavori dell’animazione, svincolandolo da ogni canone. Il successo di questa serie è dovuto soprattutto alla generazione che l’ha accolta con stupore per la complessità dei temi trattati e la trama enigmatica, causando una rete di speculazioni che non smettono di cessare e diventando uno degli argomenti caldi delle serate al pub con gli amici.

Inuyasha

Tra robottoni e astronavi, uno sguardo al mondo del fantasy fa sempre bene, ed è qui che Inuyasha si mostra in tutto il suo splendore. Indubbiamente si tratta di una serie non priva di difetti, ma nonostante questo il giovane mezzo demone è stato capace di far breccia nel cuore di molti fan, soprattutto di genere femminile. Questa storia che pesca a piene mani dal folklore nipponico propone le tematiche tipiche del “percorso dell’eroe”, ponendole però in maniera originale. A dispetto del titolo, co-protagonista della vicenda è la ragazza che affianca Inuyasha nel suo percorso riportando quindi in primo piano la figura femminile come elemento forte e d’azione. Questo anime è in grado davvero di mettere d’accordo tutti, fornendo anche una buona dose di romanticismo, senza essere mai stucchevole o melenso. Nel suo inaspettatamente lungo trascorso, Inuyasha merita un posto preferenziale nel cuore degli otaku come una favola nella quale piace crogiolarsi di tanto in tanto.

Trigun

Il filone di grandi anime anni’90/primi anni 2000 ha riscontrato un particolare successo nel mash up, e Trigun è forse il lavoro meglio riuscito per quanto riguarda la mescolanza di generi. Possiamo trovare fantascienza, western, pulp e steampunk in un unico pacchetto epico in cui si narrano le disavventure dell’iconico Vash the Stampede, affiancato dal poco convenzionale reverendo Nicholas D. Wolfwood e le agguerrite agenti assicurative Meryl e Milly. Con il solo difetto di essere arrivato nelle nostre televisioni in un periodo di veri e propri giganti dell’animazione, Trigun, è un po’ passato in sordina non ricevendo tutta l’acclamazione che meriterebbe. Dotato di un’ironia frizzante che si alterna a momenti estremamente intensi se non addirittura poetici. Chi ha visto e apprezzato questo splendido anime non può fare a meno di provare un inesorabile tuffo al cuore anche solo ascoltando l’opening.

Cowboy Bebop

Se si elencano dei giganti dell’animazione giapponese, Cowboy Bebop non può che essere nominato. Questo pulp fantascientifico merita di diritto di essere definito uno dei migliori anime degli ultimi vent’anni. Un anime apparentemente privo di trama ci fa addentrare nelle vite dei protagonisti con una tale discrezione che ci ritroviamo ad amarli come se li avessimo sempre conosciuti. Le vicende di questo “mucchio selvaggio” ruotano attorno al personaggio romanticamente tragico di Spike, nel quale non possiamo fare a meno di immedesimarci una volta superata la barriera del suo apparente cinismo. Questo anime si erge su tutti per una sceneggiatura scritta a regola d’arte e una colonna sonora a dir poco perfetta, il tutto orchestrato da una regia che è forse tra le migliori della storia dell’animazione nipponica contemporanea. Al di là della trama, dei personaggi e dei temi trattati, Cowboy Bebop si distingue perché in grado di esporre magistralmente l’arte della narrazione: la sua bellezza non sta tanto in cosa racconta, ma in come lo racconta… e lo racconta davvero bene.

Bonus. Fullmetal Alchemist Brotherhood

Trasposizione di uno dei manga più belli mai creati, Fullmetal Alchemist merita di essere almeno menzionato in questa lista, nonostante sia molto recente rispetto alle altre opere. Le avventure di Edward e Alphonse sono ormai leggenda, come anche la strana storia che si cela dietro la doppia natura di questa serie animata. Come spesso capita quando si crea una trasposizione di una serie in corso, l’anime di FMA ha riscontrato il problema di aver superato la narrazione dell’opera originale dovendo quindi procedere autonomamente causando non poco malcontento tra i fan – “Hello, Game of Thrones!” –  e creando una sorta di schizofrenia nel fandom che si manifesta quando un anime non regge il confronto con il manga. Le cose cambiano con Fullmetal Alchemist Brotherhood, con il quale gli autori si sono comportati come se nulla fosse successo, ripartendo da zero e seguendo l’opera originale nella la sua interezza. Tutto ciò è però avvenuto non molto tempo fa, il che non rende più questo anime una perla dei bei tempi andati, anche se certamente si tratta di un’opera che ha saputo far (ri)aprire il cuore di chi aveva già amato Cowboy Bebop e Neon Genesis Evanelion!

Sappiamo bene che esisterebbero tanti altri titoli che andrebbero nominati ma siamo certi che questi si possono definire alcune delle colonne portanti che hanno formato la struttura “culturale” di chi è cresciuto durante il cambio di secolo. Di sicuro lo sono stati per chi vi sta scrivendo. E voi cari trentenni? Quali anime sono le colonne portanti delle vostre passioni anime?

 

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