Quando il pessimo gusto cinematografico incontra il populismo

Di che segno 6? Non lo so, ma sicuramente 6 brutto. Non siamo improvvisamente diventati “bimbiminkia”, stiamo soltanto cercando di esorcizzare una delle più grandi piaghe del cinema e della cultura italiana degli ultimi 15 anni: i cinepanettoni.
Evitate di farvi ingannare da ciò che raccontano alcuni addetti ai lavori, il cinepanettone non è morto, nessuno ha avuto il coraggio di mangiarlo una volta per tutte, è stato semplicemente rivestito con una glassa diversa, con dello zucchero a velo, e con tanti canditi cattivi, di quelli che proprio non piacciono a nessuno, neppure ai paladini dell’uva passa, pionieri della guerra contro il pandoro. La nuova maschera si chiama appunto Di che segno 6?; Ogni maledetto Natale; e tutti quei film che escono nelle prossimità delle feste con i soliti attori o personaggi posticci che si improvvisano come tali, prima di tornare sulle copertine di Novella o a fare le pubblicità di compagnie telefoniche. L’ultimo film che abbia più o meno il diritto di essere chiamato tale risale al 2000, dopodiché sono ben pochi a salvarsi dalle crudeli recensioni della critica, nonostante inspiegabili incassi da record al botteghino. Siccome sarebbero troppi persino per una classifica da 10 unità, abbiamo deciso di inserirne 6, i sei cinepanettoni veramente più brutti, così da giocarci un po’ su, ed in onore dell’ultimo film, che vede addirittura la partecipazione di un personaggio del calibro di Paolo Fox. Quelli di quest’anno ovviamente li abbiamo evitati, perché non li abbiamo ancora visti e naturalmente non li vedremo.

NATALE A NEW YORK (di Neri Parenti)

cinepanettoniPerché iniziare proprio da qui? Un motivo vero non c’è, ma soprattutto un vero motivo – al di là dei soldi – non c’è neppure per realizzare un film del genere, per cui partiamo da 1-1.
La trama è incredibilmente originale; più o meno la stessa degli ultimi 10 cinepanettoni: corna, amanti e gag “esilaranti”. Il solito De Sica, ormai sull’orlo del tramonto, salva la faccia e fa fare qualche risata a denti stretti grazie a un paio di battute; peccato però che l’esperimento di limitare le volgarità, sostituendo quei momenti con l’estremizzazione della commedia degli equivoci, non riesce. Se il risultato è questo, ridateci la parolaccia.

A SPASSO NEL TEMPO – L’AVVENTURA CONTINUA (di Carlo Vanzina)

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A spasso nel tempo 1.0, uscito nelle sale nel 1996, fu decisamente un film brutto. Non faceva ridere e proponeva gag – sull’asse Boldi-De Sica – già trite vent’anni fa; ma aveva quantomeno il pregio di essere qualcosa di nuovo.
Sia chiaro: parliamo di un prodotto da accantonare nell’ultimo scaffale della memoria cinematografica, e non ritirar mai fuori nemmeno per togliergli la polvere, ma che comunque costituiva un’idea diversa rispetto ad un genere che già allora iniziava a vivere un loop.
La domanda quindi sorge spontanea: cosa spinse i fratelli Vanzina a mettere sotto l’albero, nel Natale dello stesso anno, un sequel così atroce? Come dite? Il botteghino? Allora siete davvero crudeli…

CHRISTMAS IN LOVE (di Neri Parenti)

crhistmasinloveUn campione automobilistico va in vacanza sulle montagne svizzere, in una nota località turistica, con la sua giovane amante che tra le varie cose ha l’età di sua figlia. Nello stesso albergo tra l’altro c’è proprio la suddetta figlia, che invece è innamorata di un uomo che più o meno ha l’età del padre. E nelle altre camere? In una c’è un chirurgo plastico con la moglie da cui si è separato, e poi c’è un’operaia che ha vinto una vacanza con un finto Ronn Moss, il divo di “Beautiful”. Ci credete? Stavamo scherzando ovviamente, Ronn Moss è quello vero, ed interpreta se stesso. Ci sono così tanti pessimi colpi di scena, che non sappiamo da quale iniziare! Ah, c’è anche Danny DeVito, che non interpreta se stesso. Uno dei cinepanettoni peggiori di sempre, che ha anche l’aggravante di finali multipli: tutti brutti tra l’altro. ”Un momento… cosa ci fa Danny DeVito in un cinepanettone?”, chiese l’italiano medio durante la fila interminabile al botteghino.

NATALE A BEVERLY HILLS (di Neri Parenti)

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Fu così che Aurelio De Laurentis decise di non mostrare più in anteprima alla stampa i suoi capolavori, concedendoci il suo cast soltanto per la conferenza stampa. ”Tanto i film me li stroncate sempre..”. Questa è la motivazione. Un po’ come insultare un critico gastronomico venuto in visita al nostro ristorante, per aver disprezzato una pietanza scaduta e di cattivo gusto. Nel cast troviamo addirittura le “teste di cocco” Gianmarco Tognazzi e Alessandro Gassman, che qui ci danno una spiegazione razionale della differenza delle carriere con i rispettivi padri. Poi c’è persino Emanuele Propizio. Già, ma chi è Emanuele Propizio? Un ragazzino che si è andato a fare una vacanza pagata a Beverly Hills. Un prodotto complessivamente fastidioso e insopportabile.

LA FIDANZATA DI PAPA’ (di Enrico Oldoini)

cinepanettoniNegli ultimi 15 anni ci sono stati forse cinepanettoni più brutti di questo. Perché allora lo abbiamo spinto sul secondo gradino del podio?
Se riuscite a darmi una motivazione artistica della presenza di Simona Ventura come co-protagonsita, allora rivoluzioniamo la classifica. Ho detto artistica; l’altra non vale. Non vogliamo discutere le sue doti di presentatrice, o quelle che un tempo le garantivano le prime pagine dei giornalini da sala d’attesa dentistica, con Bettarini paparazzato in spiaggia a giocare con paletta e secchiello insieme ai bimbi. Quello che non può non dare urto, è il fatto che ad una generica carenza di attori degni di esser chiamati tali, all’interno dei film in questione, si aggiunge la presenza della Simona Nazionale, mentre invece in squallidi teatri di periferia, c’è chi ti strappa una risata al secondo ma fatica a sbarcare il lunario. No, caro Oldoini, non te la cavi con la Canalis in versione Anna Falchi di Miracolo Italiano, che esce dall’acqua come una sirena. Anche se…

OLE’ (di Carlo Vanzina)

5e7ceff7abNel 2006 in molti si chiesero: “ed ora che farà Boldi, senza De Sica?”. Semplice; il cinepanettone più brutto di sempre! E poi ancora, e ancora, e ancora… Constatato che Vincenzo Salemme non fa ridere nemmeno per sbaglio, come si può pensare di affidare il ruolo di salvatore della patria al Cipolla? Le battute del comico romano, in compagnia di una muta (o quasi) Francesca Lodo sono agghiaccianti.Volete sapere la trama? Veramente? No; fidatevi di noi almeno stavolta.

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