Il tradimento e le sue conseguenze

Il mondo di Warhammer 40.000 e il suo Background (inclusa la monumentale, quanto magistrale Eresia di Horus) può provvedere per anni a fornire materiale per videogiochi, fumetti, film o serie. Evidentemente nell’ultimo periodo qualcuno se ne sta accorgendo e fortunatamente (per noi fan, e anche per chi non conosce quel meraviglioso B.G.) stanno realizzando diversi prodotti, con le più disparate caratteristiche. Betrayal At Calth è il primo tentativo, seppure in qualche maniera goffo, di portare il mondo di Warhammer 40.000 (in questo caso, del 30.000) nella realtà dei VR.

Betrayal At Calth ci porta, appunto, direttamente a Calth, pianeta in cui i Word Bearers, una delle legioni traditrici, nonché la più fanaticamente devota ai poteri perniciosi attaccò la gloriosa, fiera e marzialmente perfetta legione degli Ultramarines, tentando un colpo di mano che di fatto per poco non cancellò la tredicesima legione. Il gioco, per quello che siamo riusciti a provare, ci catapulta proprio su Calth nei concitati momenti in cui gli Ultramarines dovettero fare i conti con la terrificante realtà: i fratelli avevano tradito la loro causa ed erano decisi ad eliminarli in una maniera o nell’altra. Siamo così chiamati a guidare i fieri Ultramarines contro la Diciassettesima Legione, i figli di Lorgar.

Uno strategico a turni, lento, molto lento

Possiamo certo dire che il mondo di Warhammer 40.000 non è nuovo al concetto di “turni”, dato che nello stesso gioco da tavolo si procede alternando fasi e controllo dei diversi giocatori. I nostri uomini, divisi in squadre da 3, hanno a disposizione 2 azioni per ogni turno, e tra queste c’è la possibilità di sparare, caricare, o chiamarsi a raccolta. Inoltre, possono muoversi solamente in maniera schematica, all’interno di esagoni che compongono la mappa di gioco. Un’idea per certi versi interessante, che molte volte ci costringe a fare scelte “pesanti” come sacrificare un’unità per il bene delle altre, ma che il più delle volte va a cozzare con quello che è il concetto di “realismo” o più giustamente “buon senso”. Infatti le unità non possono attraversare un esagono occupato da unità amiche. Inspiegabile per quale motivo un’unità composta da 3 singoli Space Marine non possa rimanere stazionaria mentre fornisce fuoco di copertura, e un’altra si muove nei suoi pressi. Inoltre il sistema di turnazione e delle mosse è molto, ma molto macchinoso, nonché esageratamente lento, costringendoci a passare dei minuti nella noia totale, a vedere Space Marines sparare praticamente a casaccio.

Una grafica non performante, come i suoni…

Chiunque abbia a disposizione i mezzi adatti, e riesce a riportare con buona fedeltà, anche solamente in parte, l’universo del 40k può creare qualcosa di meraviglioso. Non sembra essere purtroppo il caso di Betrayal At Calth, dove una grafica piuttosto pesante, ma assolutamente non performante non aiuta ad immedesimarci nell’azione (complice l’eccessiva macchinosità delle azioni). I suoni vivono dei grossi alti e bassi. Ottime le voci riportate efficacemente con l’amplificatore vox degli Adeptus Astartes, ma meno buono, anzi, proprio male il comparto audio che si occupa delle armi. Il rombo dei Bolter, siano essi normali o pesanti, risulta all’udito come un triste scoppiettio adatto a dei Calibro 22, non certo dei 75 con proiettili esplosivi.

betrayal at calth hands on

Più ombre che luci

Nonostante questa prova di gioco non ci permettesse di avanzare nella campagna, l’avventura principale sembra fornire diverse ore con missioni sempre varie, dandoci addirittura la possibilità di creare il nostro gruppo personalizzato di Space Marines. Sebbene quindi non ci è stato possibile usarlo, diversi indizi fanno presagire che non solo il Marine in Armatura Potenziata sarà utilizzabile, ma ci saranno anche le Armature Terminator (in versione Cataphractii e Tartaros probabilmente) e anche degli esemplari di Dreadnought, sicuramente in versione Contemptor. Ma mettendo da parte l’hype da fan del 40.000, bisogna evidenziare diversi problemi. Innanzitutto dei flagellanti e tristemente duraturi caricamenti, nonché in un paio occasioni, il crash del gioco.

Non possiamo che augurarci un netto miglioramento del comparto tecnico, con un alleggerimento di alcuni processi e un miglior risultato finale, perché quello che abbiamo visto finora non giustifica assolutamente la briga di creare un titolo per VR. Gioco che comunque dimostra la sua propensione alla realtà virtuale, in quanto è palese, se giocato via mouse, che sia appositamente progettato per il visore. Non ci resta che aspettare e sperare per il meglio.

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