Il mondo ha forse scoperto Football Manager troppo tardi?

Era l’ormai lontanissimo 2001 quando, appena quindicenne, mi approcciavo a quell’esperienza di gioco esaltante che avrebbe di lì a poco stravolto il mondo manageriale sportivo e non solo.
Fino a quel momento, quelli della mia generazione e delle generazioni precedenti, guardavano a PC Calcio come un qualcosa di incredibilmente rivoluzionario e innovativo, in grado di far calare il videogiocatore in un’avventura immersiva dal punto di vista manageriale e testare le proprie abilità da allenatore, ma soprattutto le competenze di management e scouting.

Questo fino a quando arrivò appunto Championship Manager. Era questo infatti il nome di quello che attualmente conosciamo come Football Manager, che ha sostituito la vecchia dicitura nel 2004.

A dire il vero, Championship Manager esisteva già dal 1992, sviluppato in Regno Unito dai fratelli Paul e Oliver Collyer, creatori della Sports Interactive. Le prime edizioni però, pur riscontrando un discreto successo di pubblico, non brillavano soprattutto a causa di un’eccessiva lentezza abbinata a una giocabilità limitata, dettata dalla possibilità di disputare soltanto i campionati della Gran Bretagna.

Le cose iniziarono a cambiare già dalla stagione 1997-98, ma la vera rivoluzione avvenne con l’edizione 2001-02, ovvero quella della definitiva consacrazione, che portò il gioco in tutta Europa e che fece impazzire un’enormità di videogiocatori italiani.

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Nel Belpaese CM 2001-02 arrivò addirittura col titolo di Scudetto 01-02, e l’innovazione principale consisteva in un database formidabile con centinaia di migliaia di giocatori e membri dello staff tecnico suddivisi in ventisei campionati, con la possibilità di gestire club italiani fino alla vecchia serie C2, e quella di visionare e acquistare calciatori e membri dello staff anche appartenenti alle società dilettantistiche.

Sebbene l’edizione 01-02 non prevedeva la possibilità di guardare la partita (possibile invece già da quelle immediatamente successive), resta attualmente una delle più amate dai fan. Vi basti pensare che ancora oggi, mentre il mondo di FM va avanti con versioni sempre più realistiche e una spasmodica attenzione ai dettagli, ci sono tantissimi utenti in tutto il mondo che giocano alla versione di inizio secolo, per la quale vengono rilasciate delle patch d’aggiornamento due volte l’anno su forum dedicati.

Il successo

Ma cosa ha sancito il successo siderale di Football Manager? Non soltanto la sua ormai esaltante giocabilità, mi sembra piuttosto chiaro.
In realtà uno dei veri punti di forza di FM nel corso degli anni è stato il suo database e il modo in cui questo si è evoluto.

Da subito ci colpiva il realismo dei valori dei giocatori, non tanto di quelli ben noti ma dei giovanissimi, di coloro appartenenti alle rose primavera, e col tempo abbiamo iniziato a scoprire che quel Giampaolo Pazzini che nel 2001 faceva parte della primavera dell’Atalanta e nel gioco diventava via via più forte, si sarebbe affermato, crescendo, come un signor attaccante anche in Serie A, che quell’Arjen Robben delle giovanili del Groningen, destinato a diventare uno dei migliori talenti di FM, avrebbe avuto lo stesso destino anche nella realtà, vincendo tutto e vestendo le maglie dei club più importanti d’Europa.
Poi chiaramente nelle prime versioni c’erano anche delle promesse non mantenute, dall’americano Freddy Adu al mitico Alessandro Simonetta della Roma, fino al bomber Maxim Tsigalko, vero craque di FM e tristemente scomparso qualche tempo fa.
In linea di massima però, salvo rare eccezioni, la corrispondenza dei valori di Football Manager con quelli della realtà, fu da subito impressionante.

L’importanza dei dati

Ma come è possibile tutto questo? Non è semplice fortuna, ovviamente. Inizialmente infatti Sports Interactive otteneva informazioni dagli scout dei club e settava i valori dei giocatori in base a queste informazioni ricevute. Col tempo le cose sono andate diversamente, fino a subire un’inversione.
FM ha messo su una vera e propria agenzia di scouting e il suo database è diventato uno strumento utile per le reti di scouting di molti club mondiali.

La vertiginosa crescita di Football Manager è andata di pari passo col perfezionamento di un database sempre più ampio e accurato, che ha dato quindi i natali a una rete di scout in grado di fornire una tale visibilità e credibilità a queste figure al punto di permettere loro persino di trovare in molte occasioni un impiego nel reale mondo del calcio.

Ad incrementare tutto questo ha contribuito anche la collaborazione avviata da qualche anno con la società di analisi di statistiche sportive STATS (ex Prozone), che ha accentuato la già grande considerazione del sistema FM.
Restando in Italia ad esempio troviamo l’ormai ben nota figura di Alberto Scotta, parte del sistema FM dai suoi albori e capo ricerca per la nostra nazione, oltre alle collaborazioni con FIFA e UEFA e altre importanti federazioni.

Ovviamente ci sono anche club che non ne vogliono sapere di collaborare. La stragrande maggioranza delle squadre apre le porte a FM, pure perché magari, banalmente, già utilizzano il loro database, ma c’è una minoranza che si pone a riccio escludendo qualsiasi possibilità di cooperazione. Forse perché si avvalgono dei loro tool, “ma non vogliono farlo sapere in giro”, sostiene Jeroen Thijssen, responsabile per l’area olandese di FM, in un’intervista ripresa da L’ultimo Uomo.

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Ci sono persino esempi di videogiocatori di Football Manager che grazie a questa passione e alla loro abilità sono riusciti a farsi largo nel reale mondo del calcio.

Si parlò molto del caso di Vugar Huseynzade, ingaggiato qualche anno fa come direttore sportivo del FC Baku, nella massima divisione dell’Azerbaigian. Per un periodo circolò la bufala che fosse stato addirittura preso per ricoprire il ruolo di allenatore, ma le cose non stanno così.
Che la sua esperienza videoludica, con ore e ore trascorse quotidianamente su FM abbia avuto un peso è probabilmente un dato, ma di sicuro quel che può aver inciso sulla scelta del Baku sono altri fattori come la sua laurea in Business management all’Università di Boston, per esempio.

Questo non toglie che FM abbia avuto un ruolo chiave nello sviluppo della carriera di molti addetti ai lavori, e un esempio celebre e per certi versi inaspettato è quello di Ole Gunnar Solskjaer, tecnico appena esonerato dal Manchester United, squadra della quale ha però contribuito a fare la storia (impossibile non ricordare quel goal al Bayern).
Nel 2013, quando allenava con ottimi risultati il Molde, confessò ai media l’importanza di Football Manager nella costruzione della propria carriera da allenatore. Il mister ha dichiarato di aver appreso molto dal gioco, e afferma che il database di FM sia talmente accurato da poterci dare un’idea di chi potrà diventare forte anche nella realtà.

Gli esempi sono tanti, non si esauriscono certo qui e potremmo parlarne per ore, tuttavia il vero dato di fatto – lo ribadiamo – è l’incontrovertibile importanza assunta ormai da Football Manager.

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Di recente FM ha anche effettuato una simulazione dei prossimi 25 anni di calcio, che dovrebbero fornirci una realistica previsione di quello che accadrà nei principali campionati nazionali, Italia compresa.
Numeri che al momento lasciano in tempo che trovano, ma se andiamo oltre il dato ci danno la proporzione dell’importanza del fenomeno FM, che ha il potere di fornire una previsione fondata semplicemente sulla simulazione casuale del suo database, senza per questo esser derisi e anzi scatenando un mare di accese discussioni in merito.

Del resto l’importanza di algoritmi ed expected goals (XG) nello sport era un fenomeno già chiaro dai tempi di Moneyball.
Vi ricordate il film del 2011 di Bennett Miller, con Brad Pitt e Jonah Hill? Il tutto partì da una storia vera, ispirata al libro Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game di Michael Lewis sulla squadra di baseball Oakland Athletics e sul loro general manager Billy Bean.
L’analisi statistica ha portato un team minore come gli Oakland a combattere con corazzate in MLB nonostante budget decisamente inferiori, segnando un passaggio essenziale nell’utilizzo di questi sistemi in ambito sportivo.

Ma molti di noi avevano appreso il realismo e l’importanza di Football Manager parecchio prima, già in quel lontano 2001 e negli anni a venire. E se anche Evandro Roncatto non mantenne le promesse, finendo per militare in campionati minori, o se quell’Arturo Lupoli che vi fece vincere Champions e scudetti a suon di goal nelle vostre istallazioni di FM, ha in realtà vivacchiato essenzialmente tra B e Lega Pro, ci sono e ci saranno sempre centinaia di giovani prodigio preannunciati dal database e pronti a fare la fortuna di grandi club.
Perché quando si parla di calcio, Football Manager detta legge.

Nato e cresciuto a Roma, sono il Vice Direttore di Stay Nerd, di cui faccio parte quasi dalla sua fondazione. Sono giornalista pubblicista dal 2009 e mi sono laureato in Lettere moderne nel 2011, resistendo alla tentazione di fare come Brad Pitt e abbandonare tutto a pochi esami dalla fine, per andare a fare l'uomo-sandwich a Los Angeles. È anche il motivo per cui non ho avuto la sua stessa carriera. Ho iniziato a fare della passione per la scrittura una professione già dai tempi dell'Università, passando da riviste online, a lavorare per redazioni ministeriali, fino a qui: Stay Nerd. Da poco tempo mi occupo anche della comunicazione di un Dipartimento ASL. Oltre al cinema e a Scarlett Johansson, amo il calcio, l'Inghilterra, la musica britpop, Christopher Nolan, la malinconia dei film coreani (ma pure la malinconia e basta), i Castelli Romani, Francesco Totti, la pizza e soprattutto la carbonara. I miei film preferiti sono: C'era una volta in America, La dolce vita, Inception, Dunkirk, The Prestige, Time di Kim Ki-Duk, Fight Club, Papillon (quello vero), Arancia Meccanica, Coffee and cigarettes, e adesso smetto sennò non mi fermo più. Nel tempo libero sono il sosia ufficiale di Ryan Gosling, grazie ad una somiglianza che continuano inspiegabilmente a vedere tutti tranne mia madre e le mie ex ragazze. Per fortuna mia moglie sì, ma credo soltanto perché voglia assecondare la mia pazzia.