C’era un tempo in cui l’Italia batteva la Francia. A calcio come nel cinema.
La verità è una sola: ci siamo arenati. Il belpaese si culla sugli allori di un’epoca passata, non sa rinnovarsi, non sa crescere, né stare al passo.

È da tempo che persino nei Festival nostrani assistiamo a discreti film europei, mentre prendiamo atto del fatto che dalle nostre parti non accade niente di nuovo, e sappiamo soltanto girare il filo della medesima narrazione, da anni ed anni; ma il nodo si spezza, o peggio ancora ci strozza.

I transalpini giocano in casa e si portano la vittoria sotto il braccio, come una baguette.
Eppure l’occasione per noi era ghiotta, e se mettiamo da parte queste visioni disfattiste, possiamo constatare che stavolta abbiamo provato davvero ad invertire la rotta.
Tre film italiani in concorso, con probabilmente i tre migliori registi che potevamo schierare. L’armata francese ne fa un sol boccone, non lasciandoci nemmeno le briciole.
Il racconto dei racconti di Garrone, Youth di Sorrentino e Mia Madre di Moretti, tre pellicole che la nostra critica sembra tanto apprezzare e grazie alle quali eravamo pronti a scommettere in un possibile trionfo, non hanno sortito lo stesso effetto tra la giuria di Cannes.

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Chiariamo: probabilmente hanno avuto modo di gradire i sopracitati film, tuttavia non quanto immaginavamo.
Ci siamo andati vicino quindi, ma stavolta ci hanno battuto.
Ci ha battuto Jacques Audiard con Dheepan, facendosi beffe del nostro tridente d’assalto; la violenza e l’amore del regista francese hanno annichilito l’introspezione di Sorrentino, la fantasia di Garrone, il simbolismo di Moretti.
Ci ha battuto persino Emmanuelle Bercot, nonostante molti davano già la Buy per vincente.

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Esiste un qualcosa però in cui siamo sempre primi, ovvero l’autoironia.
Già, perché a dire il vero due italiane sul palco ci salgono, la Golino e la Bruni Tedeschi, ma per consegnare premi ad artisti stranieri.
Cinico e sarcastico persino Joel Cohen, facente parte della Giuria: “Non c’erano abbastanza premi per tutti”.
Resta da fare una considerazione importante. Con la Francia che gioca in casa, e cinque film in concorso su venti, potevamo davvero immaginare un finale diverso? Siamo così sciocchi da lasciarci ingannare da qualche fischio e dalla solita autocelebrazione?

youth-la-giovenizza-675x905-675x905In questa atmosfera di sconforto totale, non ci rimane che premiarci da soli, ed in questo per fortuna siamo bravi.
Al box office sventolano bandiere tricolori, con Youth e Il racconto dei racconti che stanno dando grandi soddisfazioni ai rispettivi registi, in merito di incassi. Anche Mia Madre di Moretti aveva sbancato il mese scorso.
Consoliamoci così, in fondo non possiamo pretendere che tutti amino, sempre e comunque, la “grande bellezza” del nostro cinema.

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