Un canto che riecheggia nei secoli

Nei territori della Croce Azzurra, la minaccia dell’impero di Sarmora rischia di distruggere la libertà conquistata da tempo dagli eroi perduti, antiche figure ormai divenute leggenda. Unico ostacolo per ottenere l’egemonia sui territori del grande mare di mezzo è la città di Cartavel, roccaforte mai espugnata grazie alle possenti mura che la circondano.

Questo è lo scenario su cui si apre la saga fantasy nata dalla penna di Simone Laudiero, già autore di Si lasciano tutti e della trilogia per ragazzi L’accademia dei supereroi. Edito da Piemme edizioni, Gli eroi perduti sdogana i falsi canoni del genere fantasy proponendo gli elementi più intriganti dello Sword & Sorcery in una veste più moderna e, finalmente, più italiana.

Le mura di Cartavel è un romanzo corale che raccoglie più voci diametralmente opposte tra loro, ma tutte accomunate da una caratteristica: uno scopo da raggiungere.
Rovaine è un’emissaria di Sarmora incaricata di indagare su un potenziale attacco nemico; Shaon è un anziano tutore che si prodiga a educare il principe di Sarmora perché non diventi come il padre; Ronac è una cacciatrice di tesori in cerca della scoperta che la farà passare alla storia; mentre Asul è un giovane studioso incaricato di consegnare una lettera che può cambiare il destino del mondo.

È interessante notare come tutti questi personaggi, per quanto rientrino bene in un’ambientazione fantasy, siano lontani dai soliti canoni che siamo abituati a trovare in questa tipologia di romanzo. Non abbiamo a che fare con guerrieri o sacri prescelti, almeno per quanto ne sappiamo, ma con persone apparentemente comuni che si affacciano in situazioni più grandi di loro. Che sia per fedeltà, per vocazione, o per mera cupidigia, i nostri protagonisti si ritrovano ad affrontare delle missioni estremamente impegnative nelle quali rischiano il tutto per tutto.

Eroi e aspiranti eroi

Andiamo ora a conoscere più nel dettaglio i nostri protagonisti.

Rovaine è indubbiamente il personaggio più direttamente coinvolto nella trama principale: ella, infatti, ha l’incarico di indagare su un probabile sabotaggio ai danni dell’Isola di Ferro, l’enorme nave da guerra sarmoriana punta di diamante della flotta dell’impero e unica arma efficace contro le inattaccabili mura di Cartavel.

La prima impressione che si ha di Rovaine è quella di una donna austera e risoluta, ma è in realtà una facciata fin troppo fragile. La verità è che questo incarico è un insidioso banco di prova e ogni sua decisione è mossa dalla più totale insicurezza; Rovaine sa bene cosa c’è in gioco ma tale responsabilità tramuta spesso la sua determinazione in disperazione e l’audacia in leggerezza.

A camminare silenzioso tra saloni reali è invece il vecchio Shaon, precettore del principe Ballard, erede al trono di Sarmora. La posizione di Shaon è piuttosto scomoda, di fatto Sarmora è anche conosciuta come l’Impero dell’Irti, una sostanza in grado di rendere invincibili in battaglia ma che sa anche scatenare gli istinti più violenti. Anche il re fa uso di questa sostanza e l’intento di Shaon è quello di istruire il principe fornendogli degli ideali più nobili, nella speranza che possa allontanarsi dall’indole guerrafondaia del padre. Anche se Shaon sembra essere il più lontano dagli eventi di Cartavel, la sua storia avrà sicuramente una lunga risonanza che non potrà che incidere sugli eventi che seguiranno.

Asul è forse il personaggio che più si avvicina ai canoni dei protagonisti fantasy, ma il suo background ben costruito lo aiuta a uscire dagli stereotipi. Il ragazzo è perfettamente in linea col suo status: ingenuo, sprovveduto e del tutto impreparato ad affrontare una missione pericolosa. Perché mai allora il suo maestro lo ha caricato di questo onere? Perché è così importante la lettera che deve consegnare? Le risposte a queste domande sono tra i misteri più intriganti della saga.

Ultima, ma non ultima, l’affascinate Ronac, lei è sicuramente la figura preponderante del romanzo, sia per storia che per caratterizzazione. Ronac è un’aspirante rassin, ossia una cacciatrice di tesori. Intento della ragazza è quello di trovare un’antica tomba, nascosta nelle immense mura di Cartavel, che dovrebbe appartenere a uno degli eroi perduti. Una tale scoperta avrebbe il potere di stravolgere il loro credo religioso, oltre che consacrare il nome di Ronac agli annali della storia. La vicenda di Ronac e tutto ciò che riguarda l’ordine dei rassin è alquanto affascinante oltre che molto utile ai fini della trama; questo perché, creando questa sorta di casta di archeologi, si ha la possibilità di conoscere gradualmente tutto l’elemento fantastico della saga, che è ovviamente relegato ai miti e le leggende di questo mondo, o almeno così l’autore ci vuole far credere.

Mossa molto azzeccata di Laudiero è infatti quella di non sbattere in faccia al lettore il sovrannaturale, ma di centellinare il tutto con parsimonia, rendendo lo scenario di fondo, nel complesso, più credibile. L’idea di esplorare antichi siti dona al romanzo un tocco di originalità fondendo le atmosfere fantasy con quelle della celebre saga di Lara Croft, Tomb Raider.

L’ambientazione è molto credibile: palesemente ispirato al bacino del Mediterraneo, il mondo creato da Laudiero è fornito di un’interessante geografia, ma ciò che lo rende vero è l’attenzione all’elemento antropologico di questa realtà. Attraverso i punti di vista dei protagonisti, veniamo a conoscenza delle etnie, delle usanze, della mitologia e della religione dei regni della Croce Azzurra. Una buona descrizione delle vie della città o dell’abbigliamento dei personaggi ci aiuta a immergerci nella lettura, e canti, favole e leggende forniscono una storia a questi luoghi, un fattore fondamentale nella costruzione di un universo fittizio ma troppo spesso malamente considerato, se non ignorato, da molti autori.

Lo stile di scrittura è semplice ma chiaro, la stesura scorrevole. Il romanzo è suddiviso in due parti distinte con tanto di interludio. Interessante è l’uso del linguaggio: non solo si adatta bene al contesto creato ma adotta un metodo simpatico per “censurare” gli elementi scurrili, sostituendo le parolacce con un idioma completamente inventato. Questo è un furbo espediente per tenere a bada i lettori più bacchettoni senza però far sembrare i personaggi degli abitanti di Pufflandia. Non sempre le voci narranti sanno distinguersi, ma la buona costruzione narrativa riesce ovviare il problema rendendolo un neo poco percettibile. Anche alcuni colpi di scena risultano fin troppo telefonati, ma fortunatamente vengono esorcizzati a dovere da altri più inaspettati e interessanti.

gli eroi perduti

L’ombra della sconfitta

Guerra, antiche iscrizioni, e complotti segreti sono elementi sempre interessanti in un fantasy, ma non hanno valore se non fanno da cornice a tematiche più intimiste e vicine al lettore. Laudiero in questo ha decisamente fatto centro, esaltando un argomento interessante: la paura del fallimento legato all’affermazione di sé. Rovaine e Ronac ne sono le portavoce. Entrambe hanno un disperato bisogno di dimostrare le proprie qualità, di farsi valere e di ottenere finalmente il riconoscimento che meritano, tuttavia la loro foga di emergere è spesso il loro ostacolo principale.

Questo continuo darsi la zappa sui piedi sembra quasi un riferimento al disagio che affrontano oggi i nuovi adulti della nostra realtà: costantemente sottovalutati, cercano in ogni modo di emergere sul lavoro e nella società, spesso eccedendo e finendo per ottenere l’esatto contrario del risultato desiderato. La giovane Ronac, che si vede continuamente soffiare sotto il naso meriti e riconoscimenti, è un po’ come lo stagista che fa di tutto per mostrarsi capace ma finisce per essere visto solo come una spina nel fianco dei colleghi più anziani e qualificati. Un paragone che fa sorridere e allo stesso tempo rabbrividire, perché ricorda il patetico limbo in cui si trova chiunque vorrebbe essere molto di più che un semplice gregario.

Una lettura consigliata

Essendo il primo volume di una saga, Le Mura di Cartavel difetta di un finale aperto, ma come inizio promette piuttosto bene. Tra tanti romanzi fantasy uguali tra loro questo è indubbiamente una boccata d’aria fresca; i personaggi sono interessanti e l’ambientazione affascinante, il che fa passare in secondo piano una trama convenzionale – elemento che non deve definirsi necessariamente un difetto. Forse non troverete il significato della vita in queste pagine, ma le tematiche trattate sanno coinvolgere bene il lettore e tanto basta. Lo stile è semplice ma efficace e la narrazione a tratti prevedibile ma ben costruita. Una lettura consigliabile, da iniziare anche solo per gioco: la voglia di continuare verrà da sé.

Se vi piace Gli eroi perduti…

E volete partire dall’inizio, è disponibile, sempre da Piemme Edizioni, il prequel del romanzo Ronac e Raila. Non potete farvelo scappare.

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