Un viaggio allucinante nell’America (e non solo) malata di Garth Ennis

 

La serie televisiva sta per approdare sui nostri schermi, e ovviamente non poteva mancare l’approfondimento su uno dei personaggi tra i più iconici del fumetto degli anni 90: il Predicatore (Preacher in inglese).

preacher3Mettiamo bene in chiaro le cose: questa volta la rubrica sarà leggermente differente rispetto alla media nazionale, e i motivi sono tanti. Innanzitutto fare un excursus sulla vita e le vicissitudini assurde di Jesse Custer, il timorato uomo di Dio protagonista di questa storia, mi lancerebbe addosso gli strali di tutti gli psicotici dello spoiler, che non hanno mai letto il fumetto e che stanno seguendo il telefilm. Per evitare ogni sorta di maledizione e eventuali inviti a morire male, ci limiteremo a notizie di minima, che non inficiano la visione delle puntate successive del telefilm. State tranquilli, potete leggere tutto quello che segue e non avere un attacco di orticaria da Rivelazione.

Ragion per cui, l’articolo si concentrerà su altri aspetti dell’opera di Garth Ennis, sulla sua valenza seminale, sui suoi eccessi, su quel che c’è di bello e su quello che c’è di brutto, perché Preacher è un grandissimo fumetto, ma non è perfetto, e non credo neanche che volesse esserlo.

Inoltre, rispetto alle altre puntate che trattavano supereroi americani, in questo caso la storia editoriale del Predicatore è estremamente semplice: l’ha inventato Garth Ennis, l’ha disegnato Steve Dillon e l’ha pubblicato la Vertigo per poco più di un quinquennio. Non ci sono rimaneggiamenti, cambi di direzione, aggiunte e correzioni di altri autori, come per alcuni villain Marvel o DC (avete letto lo special su Apocalisse? Altrimenti andate a dare un’occhiata, per capire a cosa mi riferisco.) Nel caso di Preacher, la sua storia inizia e finisce esattamente come l’aveva voluta l’autore senza alcuna influenza esterna. Tutto ciò, potete pensare, ci facilita molto le cose… E invece no. La potenza di questo fumetto è la quantità di sfaccettature che mostra a ogni pagina, l’incredibile mole di temi trattati e inseriti nel contesto della narrazione e in più il tutto è reso più difficile dall’imminente messa in onda del telefilm. Scrivere questo articolo è un po’ come camminare sul filo del rasoio, da una parte non vedo l’ora di aprire le chiuse e riversare un’inondazione di informazioni, elucubrazioni, riflessioni incentrate su uno dei personaggi più affascinanti degli ultimi venti anni, dall’altra, una vocina dentro di me mi sta dicendo di farmi un po’ di cazzi miei, ché alla fine chi si deve sorbire gli insulti sono io e che non ne vale la pena.

Darò ascolto a tutti e due i consigli e faremo un viaggetto allucinante dal sapore divino e di vino, ma senza sbilanciarsi troppo. Ok? Siete d’accordo?
E allora allacciate le cinture!

Il predicatore, la ragazza e l’irlandese

Non potevamo che partire dal protagonista, il buon vecchio Jesse Carter (il cui nome nasconde anche un segreto…), predicatore di un paesino sconosciuto del Texas, Annville. Lo troviamo, all’inizio del fumetto nella terra di mezzo della sua vita, dove la disperazione e il senso di perdita lo stanno letteralmente consumando. È un prete alcolizzato, depresso, rosicato dai sensi di colpa e allo stesso tempo così vuoto di spirito da essere sull’orlo di un tracollo.

Questa è la fase di stasi del personaggio di Jesse Custer. Tutto quello che è venuto prima e occupa una buon quinto dell’intera storia è ciò che lo ha plasmato: la sua infanzia, la sua adolescenza e la sua prima maturità sono importanti perché gli hanno fatto conoscere Dio, nella maniera più terrena e dolorosa possibile. Non vi rivelo niente di questa fase della sua vita, perché il dramma vissuto dal Predicatore è di quelli che non si dimenticano e non è giusto che veniate a saperlo da me. Meglio aspettare che si riveli da solo, in formato cartaceo o televisivo. Sappiate solo che ha abbracciato il Signore nella sua interezza solo quando ormai non aveva più niente a cui aggrapparsi. E quando diciamo ‘niente’, intendiamo NIENTE.

Annville è uno spartiacque, perché è qui che inizia la vera storia di Preacher, quando lui dà prima fuori di matto, infangando la sua comunità rivelando un bel po’ del marcio che girava tra i parrocchiani. E poi, in tutta la sua potenza ultraterrena, viene investito e posseduto da Genesis, un’entità soprannaturale sfuggita da un etereo piano dell’esistenza.

preacher-book-one-ennis-dillon-01La ‘possessione’ da parte di Genesis trasforma il predicatore (con la p minuscola) nel Predicatore (con la P maiuscola), perché a tutti gli effetti lo migliora fino a farlo diventare un essere potentissimo. Sull’entità della sua potenza non diciamo niente, ma senza sbilanciarci possiamo dire che Goku dovrebbe decisamente avere paura.

Il potere più importante che Jesse acquisisce con l’Avvento di Genesis è il Verbo. Con questo non intendiamo che impari all’improvviso a coniugare e usare correttamente il congiuntivo, d’altronde sono americani e il congiuntivo neanche ce l’hanno… No. Il Predicatore riesce con la sola forza della sua parola a farsi ubbidire da chiunque, comandando il prossimo suo come fosse una bambola.

Se a un primo sguardo sembra un potere quasi ridicolo, visto che non spara raggi dagli occhi, non comanda i metalli e non legge neanche nella mente, in realtà, traslandolo in un universo meno giocoso e più realista, diventa qualcosa di incredibilmente potente. Poter disporre delle azioni dell’intero mondo è il sogno di chiunque voglia essere un dittatore, di chi vuole vincere facile o di chi desidera in qualsiasi maniera divertirsi senza conseguenze.

E in questo frangente entra una splendida caratteristica del personaggio del Predicatore: la sua Coscienza. Infatti, per quanto la sua vocazione sia stata inculcata per vie traverse, in fin dei conti l’idea di voler fare del bene sta al centro del suo codice morale. Jesse Custer è un buono e almeno ci prova a esserlo in ogni situazione possibile. È emblematico come si senta in colpa dopo aver usato il Verbo sul suo amico Cassidy, tanto da fargli rimuginare sull’accaduto per una notte intera.

La coscienza di Jesse si manifesta il più delle volte con la figura dal volto sempre in ombra di John Wayne, proiezione dell’inconscio dello stesso predicatore, con cui intrattiene lunghe conversazioni, soprattutto per arrivare a prendere decisioni importanti o risolvere duelli interiori. L’umanità del Predicatore sta tutta in questa sottigliezze, in questo continuo mostrarsi di picchi di follia e comportamenti impulsivi, ricerca del bene e desiderio di compiere l’azione migliore, il tutto contornato da una violenza fuori dal normale e da un cinismo inarrivabile.

Jesse si accompagna a due amici: Tulip, la sua ragazza bionda, killer della domenica, incazzata pesantemente con lui per essere tata abbandonata senza un vero motivo qualche anno prima delle vicende di Annville. Si ritroveranno, si odieranno, si punzecchieranno, ma in un modo o nell’altro staranno insieme. Tulip seguirà il Predicatore nella sua quest per risolvere il problema di Genesis, andrà incontro a nemici formidabili e rischierà la vita in più di un’occasione. Non ha particolari poteri, a parte il potente ascendente su Jesse, grazie al quale molte delle imprese del Predicatore prenderanno un verso anziché un altro.

Accanto a Tulip, per completare questa improbabile trinità di antieroi scalcagnati, c’è Cassidy, un ragazzotto fuori di testa, volgare e straccione, che in realtà è un… vampiro. Eh sì, questa non ve la nascondo. È un succhiasangue a tutti gli effetti, vecchissimo, anche se con l’aspetto cristallizzato di un venticinquenne, e si porta appresso tutti i vantaggi e gli svantaggi dell’essere un abitante della notte. È superveloce, fortissimo e le sue ferite si rimarginano in fretta. Ha bisogno di bere sangue, anche se non necessariamente umano e anche non necessariamente fresco. Purtroppo è anche un alcolista e un drogato e non riesce a uscire dal tunnel di autodistruzione in cui vaga da oltre un secolo.

Condivide con Jesse un profondo sentimento di amicizia e lealtà, anche se in un arco narrativo del fumetto tutto verrà messo in discussione fino a un amaro confronto fra i due.

I personaggi di contorno (ma chiamarli così è come far loro una profonda offesa) servono a delineare e tratteggiare ancor di più l’indole di Jesse, a far emergere il Predicatore che c’è in lui, tanto da sembrare parte integrante del personaggio stesso. Non a caso abbiamo usato il termine ‘trinità’, perché Tulip e Cassidy funzionano come singoli, ma danno il meglio di loro quando lavorano insieme a Jesse.

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Il demiurgo

Non potevamo parlare di Preacher senza menzionare il suo vero creatore: Garth Ennis, il ragazzaccio del fumetto americano. È irlandese, cresciuto durante i fatti di sangue che sfociarono nel Bloody Sunday, in un clima di persistente pericolo e tensione, tra la fine degli anni 70 e gli anni 80 di Margaret Tatcher.

Non si sa in realtà quanto questo background storico e culturale abbia influenzato il suo modo di scrivere e soprattutto quando sia finito dentro Preacher, visto che l’autore non si è mai sbottonato in materia, ma sicuramente l’ambiente ultracattolico irlandese, le tradizioni e le superstizioni, hanno contribuito parecchio alla sua visione della religione come qualcosa di quasi tumorale, nocivo, devastante, soprattutto nelle piccole comunità isolate, dove le regole e i comandamenti vengono alla fine sempre travisati e riscritti.

Un’altra caratteristica che contraddistingue la scrittura di Ennis, a tutti i livelli, è la critica sociale, e che in Preacher trova il suo bersaglio nella depravazione e nella umiliazione. Immaginate: tutto inizia con il predicatore che sputtana il suo gregge in un bar, dopo aver scolato una buona pinta di birra annacquata, smascherando malefatte e intrighi, e poi la situazione evolve, si sposta lungo l’America, tra decadenza, orge, zoofilia, omosessualità e omofobia, il tutto condito da una dose esagerata e sconvolgente di violenza e gore. Il fumetto non risparmia niente e nessuno e non si tira indietro per mostrare (in un certo qual modo…) le perversioni a cui può giungere l’animo umano e tutto diventa come una serie di gironi infernali, in cui Jesse Custer si ritrova a navigare, alla ricerca di se stesso e del suo Dio, nel tentativo di rimettere le cose in ordine.

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Il terzo livello di scandalo, in cui Garth Ennis sguazza senza remore, è la volgarità dei suoi dialoghi. È assolutamente incredibile quante parolacce ci sono in ogni tavola, e sembra quasi che le persone non riescano a esprimersi senza mettere in mezzo un cazzo o un fottuto, fino ad arrivare ad arzigogolate e fantasiose interiezioni a sfondo sessuale, alcune decisamente esilaranti. D’altronde, anche questo fa parte del gioco delle controparti. Il linguaggio è sboccato e fuori di testa, per far da contraltare alla potenza del Verbo, della parola del Predicatore. Tutto il racconto è giocato sulle parole e su dove possono portare, e quindi la caratterizzazione sporca dei dialoghi serve solo a mettere ulteriori puntini sulle i… e a generare risate sguaiate a certi passaggi.

Con questo non vogliamo dire che l’opera di Garth Ennis sia perfetta e che sia un capolavoro indiscutibile. Joe Quesada si espresse in maniera altrettanto colorita quando la definì come una perfetta lettura da cesso, e sicuramente Preacher non è stato scritto e pubblicato per farsi amare da tutti. Il gusto dell’eccesso, la ricerca costante dell’assurdo rendono la lettura di questo fumetto molto difficile, per certi versi. Si è investiti da un sacco di input, e si rischia di essere prevaricati da quello che più ci shocka per primo, finendo per perdere tutti livelli di lettura più sotterranei.
Indubbiamente resta il fatto che nella sua follia è una lettura quasi imprescindibile per chiunque voglia avvicinarsi al fumetto underground americano, che ha segnato un pezzo di storia dei comics e ha mostrato come non servono sempre dei supereroi per riempire migliaia di tavole di storie.

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Con questo è venuto il momento di salutarci, e magari ci rivediamo dopo la visione del telefilm per vedere fino a che punto si sono spinti gli sceneggiatori e i registi per ricreare le atmosfere di uno dei fumetti più iconici degli anni 90. E ricordate quel che diceva il padre di Jesse: ‘Cerca di essere buono, perché di cattivi ce ne sono già troppi…’

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