Karen, ho paura…

Così comincia la voce di Matt Murdock, altrimenti detto “l’uomo senza paura”, a raccontare la storia che colora le pagine di Devil: Giallo, di Jeph Loeb e Tim Sale, recentemente ristampato da Panini Comics in una nuova edizione di lusso. Chi vi scrive, inutile nasconderlo, è un amante sfegatato del cieco diavolo di Hell’s Kitchen e possedeva già (da più di 10 anni) l’edizione 100% Marvel. Questo solo per dire che questa storia di origini, dolore, vuoto, dolcezza e conforto, al contrario della carta sui si voglia stamparla o leggerla, non invecchia di un giorno.

Jeph Loeb è penna fumettistica di prim’ordine. La sua Batman: Il lungo Halloween è al contempo tra le 5 storie imperdibili di Batman e tra i migliori gialli a fumetti che possiate leggere, se non il migliore in assoluto. Anche in quell’occasione (e nella successiva, altrettanto bella ma meno incisiva Batman: Vittoria Oscura) era accompagnato da Tim Sale, disegnatore dal tratto morbido e incisivo, che si muove oggi in una dimensione sospesa tra una regia incredibilmente moderna di inquadrature e vignette e un’estetica vintage dal fascino inguaribile. A vederli oggi, ma anche dieci anni fa, i suoi fumetti sembrano appartenere ad un’altra epoca, ma senza trascinarsi dietro difficoltà transizionali di comprensione o fruizione. In pratica, il suo stile incarna quel che si dice spesso di Sean Connery: più invecchia, più ammalia.

Ciò si deve, tuttavia, anche alla colorazione acquosa di Matt Hollingsworth, che ci riconsegna un Devil: Giallo cromaticamente noir, talvolta grigio come la depressione in cui Matt versa, dopo la morte di Karen Page, talvolta giallo elettrico e rosso acceso come i ricordi di quando era insieme a lei, tra le sue braccia, o lottando per salvarle la vita. La sceneggiatura di Jeph Loeb, infatti, tramite l’intelligente espediente della lettera (scritta da Matt a Karen dopo la sua morte, per elaborarne il lutto), riesce a spaziare agilmente nel passato del supereroe, raccontando ancora una volta i suoi non facili inizi nella tutina giallorossa. La struttura non è del tutto dissimile a L’uomo senza paura, di Miller e Romita Jr., in cui il rosso definitivo scelto per il costume appare soltanto alla fine (salvo la sua breve prefigurazione nel prologo), quando la transizione è completa. Anche se, in questo caso si tratti del semplice esaurirsi di un lungo flashback, nella cui mischia troviamo il Gufo, Electro e l’Uomo Porpora. Peraltro, proprio nella coppia Loeb-Sale, scopriamo la tendenza a cominciare e concludere ogni episodio con una splash page, abitudine che alcuni di voi conosceranno dal duo Vaughan-Staples nell’ormai celeberrima serie a fumetti di Saga.

Verrebbe da pensare che la ristampa di questa storia, in questo momento, possa preludere a una nuova stagione su Netflix che racconti proprio la dolorosa morte di Karen Page, ma la cosa, al momento, non ci importa. Perché, comunque sia, difficilmente la si potrà raccontare con la delicatezza e la profondità che contraddistinguono la raccolta di sei episodi di Devil: Giallo. L’impatto di splash e doppie splash è pareggiato soltanto dal sentimento di cui sono intrise le parole di Matt, che ci accompagnano come un malinconico narratore lungo tutto l’arco della storia.

devil giallo recensione

Verdetto

Appartenente alla collana dei “colori” del team creativo Jeph Loeb-Tim Sale (che comprende anche Spider-Man: Blu, Hulk: Grigio e Capitan America: Bianco), Devil: Giallo è probabilmente il relativo gioiello della corona, di diritto anche tra le migliori storie del diavolo di Hell’s Kitchen. E guardate che di belle storie di Daredevil ce ne sono a bizzeffe. Come si affronta il lutto di aver perso qualcuno? Come si riempie il vuoto lasciato dalla sua scomparsa? Il dolore, immerso nella gioia dei ricordi, è uno dei villain più cazzuti che Matt Murdock potesse affrontare, i due autori lo sanno e lo mettono in scena perfettamente. Presente e passato dialogano tra le parole commosse e commoventi di una lettera, in un’intensa composizione ad anello alla ricerca del perdono dell’altro e di se stessi. Da leggere e rileggere.

No more articles