Le origini di un meme

Sam Raimi è responsabile di aver finalmente dato vita a una versione cinematografica di Spider-Man degna di questo nome, quando nel 2002 mise in scena il film che avrebbe poi dato il via a tutti i cinecomics così come li conosciamo. Lo stesso film, però, grazie alla sua diffusione e all’amore dei fan ha generato uno dei meme più resistenti di questi ultimi anni: la frase celeberrimaDa grandi Poteri derivano grandi responsabilità”. La pronuncia Zio Ben, in macchina, nelle sequenze che poi ne anticiperanno la morte prematura, di fronte a un incazzato Peter Parker che da bravo adolescente crede di sapere tutto e in realtà non sa nulla. Infatti poi vedrà il suo caro Zio spirare per colpa del ladro che ha lasciato fuggire. E qui il senso della frase, della sentenza, galleggia sui due quasi fosse un monito.  Tutto questo accadeva nel 2002. La domanda che mi è sempre frullata per la testa è se davvero fosse stato Stan Lee a inventare questa frase o se invece le origini fossero più profonde. La ricerca ha portato alla luce qualcosa di veramente interessante. Seguitemi.

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1962.

Stan Lee e Steve Ditko crearono Spider-Man più o meno in quell’anno e sul numero di Amazing Fantasy #15 comparve anche al celeberrima frase. Solo che a dirla non c’era nessun Zio Ben: la responsabilità di questo potere fu affidata alla voce narrante nascosta nelle didascalie del fumetto stesso, quella parte delle storie dove gli sceneggiatori dell’epoca aggiungevano commenti e chiose per accompagnare il lettore nelle avventure che cercavano di raccontare.

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1945.

Continuando a guardare indietro, vediamo che un altro illustre personaggio (ma non quanto Spider-Man o Stan Lee) ha pronunciato questa frase. Franklin Delano Roosevelt nel 1945 aveva scritto un discorso da pronunciare alla Radio, in cui decantava: “Today we have learned in the agony of war that great power involves great responsibility”. Il riferimento è diretto alle vicende della Seconda Guerra Mondiale e alle sue conseguenze, e purtroppo Roosevelt non poté mai pronunciare questo discorso visto che morì poco prima.  

Poteri

1919.

Continuando il nostro piccolo viaggio indietro nel tempo, ecco che ritroviamo la proverbiale frase in un altro scritto a firma di John A. Finch. Quest’uomo è stato uno dei più importanti scrittori e studiosi delle condizioni sociali in cui versavano i lavoratori della Ferrovia Americana. Nell’opera The Railroad Trianman, Finch si esprime in questi termini: “It may be no crime to be possessed of great power. But great power carries with it great responsibility as to the use that is made of it”. Riferendosi alla United States Steel Corporation, che è un po’ la versione americana di Trenitalia, però più incazzosa.

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1908.

Ancora un passo indietro e troviamo un altro Presidente statunitense, nella figura di Theodore Roosevelt. La situazione in questo caso è un po’ diversa. In una lettera rivolta a Sir George Otto Trevelyan, politico inglese coevo di Roosevelt, il Presidente cercava di spiegare perché non voleva ricandidarsi per il terzo mandato come capo degli Stati Uniti: “I believe in a strong executive; I believe in power; but I believe that responsibility should go with power, and that it is not well that the strong executive should be a perpetual executive”. Ovviamente, il taglio della nostra frase preferita è molto più politico in questo frangente, ma il succo del discorso resta invariato, a quasi un secolo di distanza.

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1906.

Andiamo in Inghilterra, questa volta, per origliare un discorso di Winston Churchill alla Camera dei Comuni, in cui con la sua voce tonante, declamava: “Where there is great power there is great responsibility, where there is less power there is less responsibility, and where there is no power there can, I think, be no responsibility”. È interessante vedere come Churchill abbia ampliato il discorso della relazione tra potere e responsabilità, creando una specie di taratura, per arrivare alla conclusione che se non si ha potere allora non esiste neanche responsabilità. Sarà giusto?

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1879.

In quest’anno abbiamo ben due fonti da cui estrapolare il nostro motto. Da una parte, il prof Henry William Haynes, archeologo e stimato curatore della Public Library di Boston, affermava: “The possession of great powers and capacity for good implies equally great responsibilities in their employment. Where so much has been given much is required”. Dall’altra parte (dell’Oceano Atlantico), Sir Hercules Robert Robinson aggiungeva un importante concetto a corollario della frase di Zio Ben, l’ansia, gli attacchi di panico: “But great power carries with it great responsibility, and great responsibility entails a large amount of anxiety”.

1854-1858.

Il binomio potere-responsabilità fa capolino negli scritti degli iniziati Massoni, secondo quanto possiamo leggere nella pubblicazione The Ashtar, dove veniva chiaramente scritto:

[…]He cannot act on their judgment, but must be governed by his own. As he has great responsibility, he has great power, and is bound by the strongest obligations to maintain that power and the dignity of his office[…].

Con riferimento al modo di comportarsi del Maestro Venerabile, responsabile di quel che accade nella sua loggia. D’altronde, il Reverendo John Cummning della Chiesa Nazionale Scozzese pronunciava queste parole: “The order of God’s providence, and certainly the law of Christ’s Gospel, is, that wherever there is great power, lofty position, there is great responsibility, and a call to instant duty”. Anche se il suo riferimento è molto poco terreno e decisamente più divino.

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità

1817.

Lord Melbourn, quando ancora era conosciuto come William Lamb (i politici inglesi sono meglio delle rockstar!), in un suo discorso alla Camera dei Comuni, a favore dell’abolizione dell’habeas corpus, disse: “It was common to speak of the power of the press, and he admitted that its power was great. He should, however, beg leave to remind the conductors of the press […] “that the possession of great power necessarily implies great responsibility”. Un discorso che si dovrebbe fare a molti dei nostri organi di informazione, visto il riferimento alla stampa.

E finalmente: 1793

Forse una delle ultime fonti che tratta questa frase risale ai tempi delle Rivoluzione Francese. In una serie di Decreti vagliati dalla Convenzione Nazionale, l’organo esecutivo e legislativo formatosi a seguito della presa al potere del “popolo”, si legge: Les Représentans du peuple […]  doivent envisager qu’une grande responsabilité est la suite inséparable d’un grand pouvoir. [trad. libera: I rappresentanti del popolo devono tenere presente che grandi responsabilità sono inseparabili da un grande potere]

Prima di questa data non si conosce altra fonte certa da cui trarre la celeberrima frase detta da Zio Ben e diventata poi meme per tutto l’internet. In realtà una (ma non accreditata) ci sarebbe nell’opera di Voltaire, anche se non si è trovata la frase esatta. Finora si crede che questa paternità sia più che altro derivata dal discorso ben più ampio del principio che Noblesse Oblige, laddove si intende che essere nobili inevitabilmente comporta delle conseguenze che investono la sfera di comportamento sociale. Analogamente esiste un piccolo riferimento stiracchiato e forse anche neanche tanto diretto addirittura nei vangeli di Luca (12:48). In questo frangente però c’è solo il riferimento tematico, potremmo dire, concettuale, che associa il fatto che a chi molto possiede, molto verrà richiesto.

La cosa interessante di questa lunga digressione è come una frase così iconica come quella diventata ormai famosa di Zio Ben trovi le sue radici così in profondità nella Storia, addirittura due secoli indietro. Possiamo dire che questa considerazione è nata quando l’Uomo ha compreso il significato di potere e prevalenza, quando la scimmia urlante ha toccato il Monolite e ha capito che poteva alzarsi in piedi per conquistare l’Universo.

Vittima del mio stesso cervello diversamente funzionante, gioco con le parole da quando ne avevo facoltà (con risultati inquietanti), coltivando la mia passione per tutto quello che poteva fare incazzare i miei genitori, fumetti e videogiochi. Con così tante console a disposizione ho deciso di affidarmi alla forza dell'amore. Invece della console war, sono diventato una console WHORE. A casa mia, complice la mia metà, si festeggia annualmente il Back To The Future Day, si collezionano tazze e t-shirt (di Star Wars e Zelda), si ascolta metal e si ride di tutto e tutti. 42.