La lente della fantascienza si può applicare anche alla cucina, immaginando storie basate sul futuro del cibo e l’evoluzione dell’arte culinaria

Se è vero che siamo quello che mangiamo, allora saremo quello che mangeremo. A partire da questa considerazione, si può pensare che portare la fantascienza in cucina ci permetta di immaginare i cambiamenti della società sulla base dell’alimentazione e del nostro rapporto con il cibo, che ci definisce molto più di quanto pensiamo a livello di individui e di civiltà. Raccontare quello che mangeremo serve anche a speculare su come vedremo il nostro posto nel mondo.

Il cibo del futuro

Già nella fantascienza classica si possono trovare molte storie che ci portano in cucina e descrivono, seppur brevemente, il “cibo del futuro”. In genere la tendenza era quella di immaginare una sorta di efficientamento dell’alimentazione, che non avrebbe più richiesto dei “piatti” ma si sarebbe condensata in pillole energetiche e sbobbe proteiche, di solito sacrificando ogni aspetto gustativo e limitandosi alla sua funzione nutrizionale. In questi casi la fantascienza trattava la cucina come un orpello, un elemento cosmetico superfluo di cui la società un giorno avrebbe potuto fare a meno. Ma forse questa visione era fin troppo semplicistica.

fantascienza cucina

Naturalmente ci sono anche decine di storie che si basano sul cibo-tabù, a partire dal classico Soylent Green di Harry Harrison, che nei decenni è stato declinato (è il caso di dirlo) in tutte le salse. L’idea che gli umani stessi potessero diventare cibo è una tipica distorsione della fantascienza applicata alla cucina, che ci mostra i possibili orrori del futuro, scaturiti da crisi quali sovrappopolazione o scenari apocalittici in cui si instaura una feroce legge del più forte: mangia o vieni mangiato, letteralmente.

Con il passare del tempo la sensibilità del pubblico però si è evoluta, e oggi il problema di cosa mangeremo non si limita soltanto alla terribile possibilità che dovremo nutrirci dei nostri simili, ma piuttosto all’impatto che la nostra alimentazione può avere sulle altre creature, sugli ecosistemi, sul mondo intero. La fantascienza quindi ha iniziato a osservare la cucina come il possibile punto di partenza di una rivoluzione profonda, e non è un caso infatti che questo tema si ritrovi spesso in storie di ambito solarpunk, che cercando di tracciare un percorso sostenibile per il futuro, magari trovando alternative al sistema attuale grazie alla diffusione di carne stampata in 3D, insetti, alghe e altre fonti di cibo a impatto limitato.

Due antologie che si concentrano proprio sulla fantascienza in cucina si trovano nel catalogo di Edizioni Della Vigna, e raccolgono racconti di autori italiani e internazionali che parlano del futuro del cibo: Un calice di soli, un piatto di pianeti e Ma gli androidi mangiano spaghetti elettrici? offrono un vasto campionario di speculazioni alimentari.

La cucina italiana nello spazio

Finora però abbiamo parlato principalmente di un approccio “tecnico” all’alimentazione, e sembra che la fantascienza tratti la cucina esclusivamente come un processo meccanico con il quale il corpo converte i nutrienti. In realtà la cucina ha una funzione culturale e sociale molto più ampia, come dimostra soprattutto in anni recenti l’interesse del pubblico verso la culinaria, che viene spesso definita propriamente come un’arte. E possibile che proprio noi italiani, che ci vantiamo continuamente di avere la cucina migliore del mondo, non ne abbiamo approfittato anche in ambito fantascientifico?

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Certo che sì, e la menzione va immediatamente a Memorie di un cuoco d’astronave, il libro di Massimo Mongai che è diventato un vero e proprio cult della fantascienza italiana, uscita nel 1997 come vincitore del Premio Urania, e di recente ripubblicato nella collana principale. Il libro è composto di una serie di racconti che vedono protagonista uno chef italiano, Rudy Turturro, impiegato come cuoco di bordo su un’astronave. Il setting che Mongai immagina è quello di una comunità galattica estesa, a cui l’umanità su unisce portando la sue capacità uniche: la cucina… e l’aglio. Mongai racconta storie leggere e umoristiche, e il protagonista è uno scavezzacollo che tuttavia si dimostra più acuto di quanto appare. L’abilità dell’autore sta proprio nell’amalgamare cucina e fantascienza in composto omogeneo, senza limitarsi a giustapporre i due elementi ma creando storie che trovino nel mindset dello chef la loro soluzione.

Dopo il successo di questo volume, Mongai ha scritto altri racconti che ripropongono la formula e i personaggi, raccolti in Memorie di un cuoco di bordello spaziale del 2003, e uno spinoff a cui hanno partecipato altri autori, Guida Galattica dei Gourmet del 2019. Questi titoli sono fondamentali non solo per quello che riguarda il connubio tra fantascienza e cucina, ma anche come rappresentativi della poco battuta via italiana alla fantascienza umoristica.

Astrochef e Monsterchef

Mongai e Rudy Turturro comunque non sono gli unici autori e chef che hanno trattato la fantascienza in cucina. Un titolo recente che si inserisce in questa stessa tradizione è Space Food di Andrea Coco, uscito nel 2020 per Tabula Fati. In questo caso il protagonista Aner Sims non è un cuoco ma un critico enogastronomico, che gira per le locande della galassia allo scopo di recensirle per la tetata Times of Hibernia. In una galassia popolata di alieni, androidi e ogni combinazione possibile di questi, Sims parte alla ricerca di alcuni dei più rinomati locali dell’universo, come Il Ristorante Che Non C’è, che permette l’accesso solo dopo un’accurata selezione (sempre che esista davvero), e il Ristorante Ai Confini della Galassia, che non per niente ricorda, anche in questo caso, l’opera di Douglas Adams.

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Spostandoci appena di lato rispetto alla fantascienza possiamo trovare la cucina anche in romanzi di autori italiani del fantastico più generale, come Marco Cardone che per Acheron Books ha pubblicato il dittico Italian Way of Cooking e Italian Way of Cooking – Pizza mostri e mandolino. In questo caso non siamo nello spazio, ma sulle colline del Chianti, dove lo chef Nero Bonelli arranca nella gestione del suo locale strozzato dai debiti, fino a quando non scopre che si possono catturare e cucinare mostri di vario genere, che popolano da sempre le campagne e le città nascosti all’occhio umano. I mostri non solo sono deliziosi, ma la loro carne ha anche proprietà particolari che permettono al Bonelli di venire acclamato come uno chef di prim’ordine, anche se non può rivelare da dove attinge i suoi ingredienti.

Che si parli quindi di cibo del futuro, cuochi di bordo, critici culinari o chef criptozoologici, possiamo vedere come il tema della fantascienza in cucina sia tutt’altro che secondario, e che molti autori italiani ne hanno fatto la base per le loro storie. Un altro tratto comune in questi racconti è la componente umoristica, forse proprio perché, come dicevamo, la cucina non è solo nutrimento ma anche convivio, e forse se dobbiamo leggere qualcosa che ci metta appetito, l’ideale è che ci metta anche di buon umore.

Nato sotto le esalazioni della nube di Chernobyl, laureato in statistica, consumatore di fantascienza e musica elettronica, autore sci-fi/weird/slipstream. Ha pubblicato una sessantina di racconti, tre raccolte personali, due romanzi e un libro illustrato sui mammiferi preistorici. Editor e writing coach, sul canale youtube STORY DOCTOR analizza la struttura narrativa dei film. Scrive sul blog UNKNOWN TO MILLIONS dal 2010 e ha fondato la rivista di speculative fiction SPECULARIA. Si definisce il maggior fan italiano di Futurama e nessuno l'ha mai smentito.