Quando nostalgia fa rima con ironia

Se dovessi scegliere una parola rappresentativa di ciò che più ha fatto tendenza, dalla moda alle serie tv, in questo 2017, non avrei dubbi: la nostalgia. No, non una nostalgia dai contorni poco netti e sfumati, ma una ben particolare nostalgia che abbraccia tutto il decennio degli 80s. Forse il motivo andrebbe ricercato nel fatto che i bambini degli anni ’80 stanno diventando adulti ora e non ne hanno per niente voglia oppure semplicemente perché l’estetica degli anni ’80 è stata per troppo tempo bistrattata e, per un equilibrio magico di corsi e ricorsi, oggi si prende finalmente la sua rivincita.

Fatto sta che Netflix, non solo ha cavalcato quest’onda “eighties”, ma è stato forse più di tutti, il canale attraverso cui questo senso di nostalgia ha trovato appieno modo di esprimersi: da Stranger Things, passando per Dark, Glow e un bellissimo episodio della 3 stagione di Black Mirror.

Continuando a scavare per seguire questa vena d’oro nostalgica, Netflix ha prodotto una docuserie di 8 episodi dal titolo “The toys that made us”, di cui i primi 4 sono usciti il 22 dicembre ed i restanti 4 usciranno nei prossimi mesi.  Si tratta di 4 episodi, di circa 50 minuti ciascuno, che raccontano le storie e gli uomini che stanno dietro le invenzioni dei giocattoli che negli anni ’80 hanno fruttato centinaia di migliaia di dollari alle aziende ed ai singoli uomini lungimiranti che hanno saputo percepire i cambiamenti in corso.

Il primo episodio è dedicato al merchandise che gira intorno a Star Wars ed alla serie di fortunati eventi che portò la Kenner Toys a diventare una delle più importanti aziende di giocattoli al mondo. Come? Scucendo alla Lucasfilm un contratto che prevedeva che, per ogni dollaro di giocattoli venduti, la Kenner avrebbe trattenuto 90 centesimi. Sapevate anche che il primo prototipo di action figure dei Jawa è stato vestito col calzino di uno dei creativi della Kenner? Ecco, l’episodio si è rivelato essere, tra i 4, il mio preferito per quell’alternanza frizzante di interviste al limite della gag, episodi storici e ritmo incalzante.

Il secondo episodio ruota attorno alla bambola più famosa del mondo: sì, niente meno che Barbie. Penso che ogni bambina cresciuta negli anni ’80 e ‘90 abbia posseduto, o almeno desiderato, una copia della bambola più controversa, amata e criticata. Come far vendere una bambola, con le sembianze fisiche di una donna adulta, nata da un fumetto tedesco per adulti degli anni ’40? Ripercorriamo, insieme ai volti storici della Mattel, non solo i fatti relativi alla nascita di Barbie e ai suoi cambiamenti fisici e di stile, ma anche le vite di chi è stato letteralmente risucchiato dal vortice biondo: scandali sessuali, storie di droga e alcool, frode fiscale, processi infiniti e guerre pubblicitarie che hanno fatto la storia del marketing.

He – Man e The Masters of the Universe sono invece i protagonisti del terzo episodio, in cui un gruppo di creativi della Mattel riporta di come, spesso, l’uomo riesca a fare di necessità virtù: He – Man e tutta la mitologia dei personaggi di Eternia sono nati durante le chiacchiere da sbronzi dei creativi di Mattel. Con una vera e propria azione di emotional marketing, questo gruppo di uomini, aveva deciso di voler uscire dal cono d’ombra che la Kenner proiettava sul resto delle aziende di giocattoli. La domanda da farsi era: cosa vuole un bambino di 5 anni? Poter comandare, sentirsi potente, poter disobbedire: I HAVE THE POWER! Ecco che mescolando una pubblicità sulle tecniche di body building di Charles Atlas, un gilet rosa di dubbio gusto e personaggi che sono tanto cattivi quanto ridicoli, si ottiene un prodotto che i bambini avrebbero fatto di tutto pur di avere.

L’ultimo (per ora) episodio è incentrato sull’unico vero eroe americano: G.I. Joe. In un mercato saturo di qualsiasi prodotto targato Star Wars, la Hasbro decise di creare, per la prima volta, una “bambola” snodabile e che potesse essere accattivante per i bambini, che prese il nome di “action figure”. Anche nel caso di G.I. Joe è interessante vedere come al variare del clima economico e politico corrisponda un cambiamento di immagine e concetto dietro la progettazione della nuova linea annuale del giocattolo. Per esempio, durante la guerra in Vietnam e la conseguente presa di posizione del popolo americano, la Hasbro decide di presentare una nuova serie di G.I. Joe senza i riferimenti militari che fino ad allora avevano reso famoso il giocattolo. Notevole anche l’intervista a Larry Hama, che scrisse e disegnò per la Marvel, il primo comicbook dedicato all’eroe americano.

Rumors sui prossimi 4 episodi? Sull’internet 4 candidati vanno per la maggiore: Hello Kitty, Transformers, LEGO e Star Trek.

Verdetto

Con un montaggio divertente che alterna spot andati in onda in quegli anni, interviste ai creatori dei giocattoli ed ai collezionisti, immagini di réclame e degli eventi che hanno fatto la storia del marketing moderno, veniamo a conoscenza di vite segrete, invenzioni low budget e creativi che ancora si contendono eredità e paternità dei marchi dei giocattoli che hanno avuto importanza e peso nella nostra infanzia (o in quella dei nostri fratelli o sorelle maggiori). Consigliato se avete mai maneggiato una action figure o anche solo se siete nati negli anni ’90 e non avete avuto questa fortuna.

I giocattoli della nostra infanzia – Recensione
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