La rete offre molto spesso stimoli inaspettati. A volte un articolo prende piede da uno spunto dalla pagina di qualche altro sito, spesso perché no anche dalla concorrenza. Proprio mentre mi chiedevo che fine avesse fatto Edge Magazine, mi sono imbattuto in questo pezzo che ha colpito sin da subito la mia attenzione. In fondo si parlava del titolo che mi ha fatto innamorare dei videogiochi (Metal Gear Solid) e non potevo esimermi dal leggerlo.

minecraft Man mano che mi addentravo nella lettura si faceva strada dentro di me la convinzione che ad oggi pochi sono i titoli che per motivi diversi possono vantare lo status di Leggenda: c’è da una parte Minecraft che ha aperto tutto un filone di prodotti volti a sviluppare, coccolare e aumentare l’immaginazione dei giocatori; dall’altra ci sono titoli quali Clash of Clans che hanno tracciato un solco profondo nello sviluppo di meccaniche di gioco volte a monetizzare le abitudini di alcuni utenti. Eppure, nonostante questa lista potesse vantare un campione per ogni aspetto del videogioco, non riuscivo ad isolare un solo titolo che fosse in grado di ridefinire in modo chiaro e concreto gli standard dei tripla A. Le cause le conosciamo tutti: ad oggi i videogiochi sono prodotti che, sebbene incassino un quantitativo di denaro spropositato, necessitano a monte di un sostanziale investimento che per certi versi orienta la produzione verso qualcosa di piuttosto noto e rodato. Per dirla in parole povere, chi ci mette i soldi non se la sente per nulla di rischiare e preferisce andare sul sicuro. Come dargli torto del resto, con un mercato che si è fatto sempre più volubile e competitivo.

free-clash-of-clans-wallpaper-hdSiamo condannati, quindi, a grosse produzioni che si ripetono sempre uguali a se stesse? Non direi, visto che qualcuno che ci prova ancora c’è: basti guardare ad Evolve che ha aperto la stagione delle nuove generazioni con un prodotto totalmente innovativo, votato al multiplayer per seguire le ultime tendenze non assecondandole ma sorprendendole. E, poi, c’è Destiny: quella specie di MMO in primissima persona che fa del grinding e della cooperazione la sua forza e tratto distintivo. Potremmo accontentarci, chiudere l’articolo qui e dormire sonni tranquilli. Ma è davvero sufficiente? Può bastare strappare da altri titoli di successo delle meccaniche rodate, rimetterle insieme, mescolarle, ripulirle, laccarle per farle odorare di nuovo e riproporle al pubblico affinché questo le custodisca nel proprio cuore nei secoli dei secoli? Purtroppo non è così facile. Destiny probabilmente non otterrà tra quindici o vent’anni un articolo simile a quello di Games Radar perché il titolo Bungie non sarà una leggenda della storia del videogioco. E a ragione. Questo frullato di meccaniche ruolistiche e scariche di proiettili, infatti, fallisce nel centrare il punto cardine che permette ad un prodotto di solcare le correnti dei Tempi: l’estrema indiscutibile e inopinabile riconoscibilità dell’esperienza. Sfido chiunque di voi lettori ad affermare che quando avete messo mano al titolo Bungie la prima impressione è stata quella di non aver provato mai nulla di neanche lontanamente simile. Una leggenda risponde a due caratteristiche fondamentali: è unica nel suo genere ed è capace di contribuire nel proprio settore in modi che gli altri non hanno osato neanche immaginare.

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Due punti che i titoli AAA degli ultimi anni non hanno neanche provato a sfiorare, anzi hanno volutamente evitato con la stessa coraggiosa pavidità del povero Ulisse al cospetto di Scilla e Cariddi. E gli indie? Se spulciate la rete, troverete sicuramente qualche articolo che osanna con più o meno veemenza quei piccoli concentrati di creatività, pronti a spuntare come funghi su tutto il globo e ad osare con la stessa forza e temerarietà di Icaro. Dobbiamo aspettarci che prima o poi tra i loro prodotti salti fuori quel titolo che ridefinisce completamente un genere e si pianta come pietra miliare nella storia dei videogiochi. Minecraft viene proprio da questa schiera e sembrerebbe avere tutte le carte in regola per strappare il titolo di leggenda e puntarselo fieramente sul petto: è un prodotto unico nel suo genere, fortemente riconoscibile e con una schiera di adepti pronto ad osannarlo. È stato, inoltre, in grado di aprire un filone con tutta una serie di proseliti più o meno riconoscibili: si va da i cloni veri e propri fino a prodotti che ne riprendono l’”anima” per poi declinarla su sentieri completamente inesplorati. Il solo contributo della sua community dovrebbe valergli una pagina nella storia del videogioco: mi riferisco a tutte quelle creazioni artistiche o velatamente tali che sono riuscite a catturare l’immaginario collettivo a suon di cubi.

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Palesemente il contrario di Final Fantasy 13, un titolo anonimo all’interno del suo stesso genere, e che per di più nessuno vorrebbe imitare. Nemmeno i suoi stessi creatori. Come dargli torto? Le meccaniche di gioco hanno provato ad innovare aggiungendo un guscio di novità al cui interno si nascondeva sempre la stessa m… melassa. Più ripetizione e meno esplorazione, una miscela che avrebbe fatto gridare allo scandalo anche un criceto con metà del cervello funzionante. Per sua fortuna il titolo di Square Enix gode di una prestigiosissima compagnia: Ninja Gaiden 3. Secondo il mio parere personale, anche quest’ultimo è un titolo che porta un numero come stigmate (provare voi a fare la storia quando il vostro predecessore l’ha già ampiamente fatta) e fallisce nel doppio intendo di coronarsi sia d’alloro che di cenere. Senza Itagaki, Ryu esce fuori come un personaggio completamente anonimo, ficcato in uno schema di gioco noioso, senza ritmo e per certi versi senza nessuna connessione con il proprio passato. Insomma completamente dimenticabile. Quindi, per entrare negli annali non è sufficiente fare innovazione, cambiare la propria natura e votarsi ad un nuovo Dio, ma è fondamentale farlo con tutti i crismi. La lista potrebbe essere ben più lunga, ma a questo punto vi invito a commentare con i vostri personalissimi titoli corredati dal perché secondo voi andrebbero depennati o ostracizzati dall’albo d’oro dei videogame.

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