Vogliamo ricordare così Heath Ledger

heathSette anni sono tanti quando manca sullo schermo un grande attore come Heath Ledger, uno di quelli che potenzialmente potrebbero essere protagonisti alla cerimonia degli Oscar ogni anno, che riuscirebbero a calarsi nei panni di qualsiasi personaggio in qualsiasi contesto. Uno di quelli che nonostante la faccia da bravo ragazzo, da surfista australiano, te lo ritrovi ne Il cavaliere oscuro, a interpretare il Joker come mai nessuno aveva fatto prima. Oppure lo vedi dare faticosamente dignità ad un cowboy omosessuale, che lotta contro i suoi istinti in un paese ancora troppo arretrato mentalmente in quel capolavoro che è I segreti di Brokeback Mountain. O ancora lo vedi combattere al fianco di Mel Gibson per l’indipendenza degli Stati Uniti ne Il Patriota. Poi lo vedi per l’ultima volta, quando se ne è già andato per sempre, in un film che è stato completato dagli amici di sempre, che non ci stavano a vederlo in compiuto. Quel viaggio visionario che è Parnassus, dove un uomo cercava di ingannare il Diavolo. Forse ci ha provato anche lui, a ingannare quel demone che si portava dietro, chissà da quanti anni, e che lo divorava silenziosamente, senza che nessuno se ne accorgesse. Non c’è riuscito e forse non ci ha nemmeno provato, si è semplicemente abbandonato al corso degli eventi. Alcuni non credono che sia stato solo l’abuso di quelle dannate sostanze a portarselo via. Molti, forse in maniera fin troppo “romantica” attribuiscono la sua scomparsa alla cosidetta “Maledizione del Joker”. E’ curioso come alcune pellicola siano etichettate come maledette. Il corvo,  che si portò via proprio durante le riprese Brandon Lee oppure L’esorcista, dove morirono quattro persone legate alla produzione del film. Il cavaliere oscuro non fa eccezione.

heath ledger

A riprese già iniziate muore improvvisamente il supervisore agli effetti speciali e nella troupe comincia a serpeggiare la voce che Heath si comporti in modo strano. Alcuni dichiarano di averlo visto pernottare in motel a ore, dormire soltanto un paio d’ore per notte e passare le giornate al buio, guardando film dell’orrore per calarsi nella parte. Jack Nicholson, che lo aveva interpretato prima di lui quel personaggio, lo aveva messo in guardia. Ai tempi la maledizione del Joker colpì anche lui: attacchi d’ansia, depressione, manie di persecuzione, paranoia. Era riuscito a uscirne però, era riuscito a staccarsi dalla parte, a far uscire dalla propria vita quel personaggio. Heath purtroppo no: tornavano a casa insieme, dormivano insieme, mangiavano insieme. Alla fine, forse, non era più possibile distinguerli anche senza la pittura facciale. Notte dopo notte il Joker lo spingeva al limite, spingeva al limite la sua mente e le sue debolezze, che alla fine non hanno retto. Un anno dopo il film di Nolan, che anche grazie a questa tragedia incassò centinaia di milioni di dollari, Heath ricevette l’Oscar postumo come miglior attore non protagonista. L’ultima beffa del Joker. Come a dire “ecco cosa avresti potuto fare nella vita, se solo avessi avuto la forza di lasciarmi ragazzo. Invece hai preferito il caos.” Già, il caos, quello che il Joker ha portato nella sua mente, troppo debole per sopportare l’anarchia di un personaggio a cui aveva permesso di uscire fuori dalla carta e impossessarsi di lui. Dove saresti potuto arrivare se lo sono sempre chiesti tutti, ce lo chiediamo anche noi, ancora oggi, dopo 7 anni. Quel che è certo è che in quello che facevi ci mettevi tutto te stesso, anche di più…E questo ti rende un grande attore, al presente, perché quello che hai fatto non lo cancellerà nessuno, nemmeno un “agente del caos” con il viso sfregiato.

A Heath Ledger (1979-2008)

 

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