Stay Nerd ha avuto il grande piacere e l’onore di fare qualche domanda a Alessandro Bilotta, grande sceneggiatore del fumetto italiano e padre di Mercurio Loi, tra le ultime new entry in casa Bonelli. Volete sapere com’è andata? Allora seguiteci, nel resoconto della nostra intervista.

Non possiamo che cominciare con la tua ultima creatura: Mercurio Loi. A che punto è, del suo percorso evolutivo?

Stanno per uscire una serie di storie che saranno molto significative nello sviluppo di alcuni personaggi e nei loro rapporti. Alcune cose cambieranno in modo definitivo. Mi riferisco in particolare agli episodi dal 13 al 16.

La prima comparsa di Mercurio Loi è stata su Le Storie, in bianco e nero, mentre la serie dedicatagli è a colori. Perché questa scelta?

Il colore può essere utilizzato come una colonna sonora, sottolineando atmosfere ed emozioni. Oppure può essere utilizzato come elemento grafico, per suggerire, indicare, evidenziare. Avremo raggiunto il nostro obiettivo se riusciremo a sfruttare molte delle possibilità che ci offre.

Si è parlato tanto del cambio di periodicità, da mensile a bimestrale, e molti hanno tirato in ballo le “consuete” teorie sulle scarse vendite, spesso associate peraltro alle testate Bonelli. In realtà, a cosa è dovuto?

Per permettere a Mercurio Loi di restare in edicola per un periodo più lungo, e consentire ai lettori di dedicare più tempo all’albo del mese e a nuovi lettori di avvicinarsi. Nello stesso momento di ristampare Mercurio Loi in libreria con l’augurio che le due collane si promuovano reciprocamente in due settori editoriali distanti e indipendenti.

Per ora scrivi tu ogni numero. Hai mai pensato di coinvolgere qualche altro sceneggiatore nel progetto?

Certamente. Trovo quasi sia un dovere morale formare nuovi sceneggiatori ed è già al lavoro un progetto a riguardo.

intervista

Come copertinista, hai la fortuna di avere un grande artista come Manuele Fior. Lo vedremo mai dietro ai disegni di un albo?

È in progetto. Quando sarà sicuro, sarete i primi a saperlo.

Tra poco uscirà il tuo quarto speciale dedicato al Pianeta dei Morti, una delle pubblicazioni più riuscite di Dylan degli ultimi anni. Come l’hai concepito? E quanto è difficile strutturare una saga a cadenza annuale?

L’idea era quella di mettere dei personaggi in estreme condizioni esistenziali e pratiche. Questo consente di spingersi fino all’estremo anche con il racconto di temi importanti. Si struttura come le altre serie, prestando maggiore attenzione al fatto che le storie siano leggibili separatamente e che le vicende non siano troppo tronche; dal mio punto di vista deve esserci un po’ di attesa, ma non estenuante.

Sei docente alla Scuola Internazionale di Comics. Quali credi che siano gli onori e gli oneri di chi insegna il fumetto?

Nessun onore e nessun onere. È un dovere morale che chi conosce un’arte, un mestiere, lo trasmetta a coloro che verranno. La vedo così.