Il kimono, tra gli abiti tradizionali giapponesi è il più conosciuto e ammirato

Con la modernizzazione cominciata nel periodo Meiji, a partire dal 1868, il Giappone ha via via adottato uno stile di vita sempre più simile a quello occidentale, a cominciare dall’abbigliamento. Gli abiti tradizionali giapponesi come il kimono, dunque, hanno lasciato il posto ai completi che oggi indossano tutti i salaryman e le office lady, venendo utilizzati solo in determinate occasioni quali cerimonie o festività.

Eppure questi abiti tradizionali, tra i più conosciuti al mondo, suscitano notevole fascino al di fuori del Giappone e i kimono in particolare stanno effettivamente conoscendo un piccolo ritorno alla popolarità, con adattamenti moderni alla vita di tutti i giorni da parte dei giovani che mixano tradizione e contemporaneità attraverso la moda.

kimono abiti tradizionali giapponesi

Nascita del kimono

Il termine kimono già spiega esattamente in cosa consiste: composto dal verbo kiru 着る indossare e mono 物 cosa, significa letteralmente “oggetto da indossare”. I kimono, dunque, era un qualunque indumento che i giapponesi indossavano già nell’antichità ma a partire dall’epoca Heian (794 – 1185) si può dire che cominciarono a svilupparsi fino a diventare gli abiti tradizionali che conosciamo.

Nel periodo precedente, ovvero il periodo Nara, infatti, il Giappone venne influenzato fortemente dal gusto cinese: presso la corte imperiale si indossava l’hanfu, il tipico abito cinese, il quale venne poi sostituito dalle varie prime versioni del kimono attuale. Nel corso dei secoli l’abbigliamento e i vari capi hanno continuato a mutare nell’aspetto e nell’utilizzo, fino ad arrivare al periodo Edo (1603 – 1868), quando la forma base del kimono, sia maschile che femminile, si è stabilita rimanendo poi la stessa fino a oggi.

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Quali sono le caratteristiche di un kimono che possiamo riscontrare anche nelle sue versioni più antiche? Soprattutto nel caso dei kimono femminili, la dimensione: questi abiti tradizionali giapponesi sono piuttosto lunghi e hanno bisogno di essere “rimboccati” per calzare correttamente l’altezza di chi li indossa e anche i kimono che si indossavano a corte nel periodo Heian toccavano terra, creando ampi strascichi dei quali si potevano osservare le decorazioni, per non parlare della sovrapposizione l’uno sull’altro nel caso del junihitoe (composto da ben 12 strati!). Altra caratteristica specifica sono le maniche: possono essere lunghe fino a terra oppure più corte, ma sono sempre piuttosto ampie, tanto che a volte vengono usate come delle tasche per piccoli oggetti! Infine, i numerosi accessori, pratici o puramente decorativi, rimangono ancora oggi parte del complesso estetico dei kimono come abiti tradizionali giapponesi.

Tipi di kimono e il loro utilizzo

Come dicevamo all’inizio, il kimono sta tornando di moda, nonostante non sia facile da indossare e si debba prestare attenzione non solo a come ma anche a quando indossarlo. Al di là delle rielaborazioni più moderne della moda street, il kimono rimane prettamente legato a cerimonie e contesti particolari, per i quali va indossato anche il tipo specifico per l’occasione e il ruolo della persona.

Ad esempio, il furisode è uno dei kimono più classici, tra gli abiti tradizionali indossati dalle ragazze giapponesi è quello che in particolare si usa durante la cerimonia di maggiore età, nel Seijin no Hi che si svolge nel secondo lunedì di gennaio e che finora si festeggiava al compimento dei vent’anni, mentre dal 2022 la maggiore età viene abbassata a 18 anni. Questo kimono, abbastanza vistoso, viene indossato anche in altre occasioni formali come la cerimonia del tè ma sempre da donne nubili.

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Le donne sposate, infatti, indossano altri abiti tradizionali giapponesi, come il kimono kurotomesode, che riporta anche lo stemma familiare (qualora la famiglia ne abbia uno). Vi sono comunque kimono adatti a entrambi gli status, come i komon, più informali da usare tutti i giorni.

Tuttavia, il secondo tipo di kimono più conosciuto è, in realtà, lo yukata. Attraverso le storie dei nostri anime preferiti, abbiamo imparato ad associarlo all’estate e ai festival che si svolgono nei mesi più caldi. Lo yukata, infatti, è fatto solitamente di cotone, mentre gli altri kimono, specialmente quelli più formali, sono in seta. Lo yukata perciò è sicuramente meno costoso ma anche particolarmente adatto per sopportare la calura estiva giapponese. D’altronde, esso viene anche fornito come abbigliamento nelle onsen, le terme giapponesi, essendo abiti tradizionali nati con la funzione di “accappatoio”.

Per queste ragioni pratiche e altre di natura estetica, di conseguenza, ogni tipo di kimono va abbinato nel modo corretto agli accessori che li contraddistinguono da altri abiti tradizionali del mondo, come ad esempio le particolari calzature giapponesi chiamate zori e geta: i primi si indossano proprio col kimono e con un calzino a infradito detto tabi, i secondi invece a piede scalzo. Altra distinzione importante va fatta per l’obi, la cintura che tiene fermo il capo principale: quello del kimono classico è molto più spesso e rigido dell’obi per lo yukata, morbido e leggero.

Fraintendimenti e la questione dell’appropriazione culturale

È da notare come venga chiamata obi anche la cintura che indica il grado di capacità nelle arti marziali, ma la divisa indossata dagli atleti sia chiamata erroneamente kimono: si tratta in realtà di un keikogi, una vera e propria uniforme di allenamento!

Sfortunatamente, dunque, anche il kimono fa parte di quell’insieme di elementi di fascinazione che in Occidente sono stati poi fuorviati e fraintesi, tuttavia negli ultimi anni è stata sollevata più volte una sola questione in particolare: solo i giapponesi possono indossare i loro abiti tradizionali, se un occidentale indossa un kimono o uno yukata è appropriazione culturale.

Spesso questo tipo di polemica si origina dagli Stati Uniti, perché storicamente coinvolti in relazioni e fatti storici con altri Paesi come il Giappone appunto, effettivamente occupato dagli americani fino agli anni ’50. In realtà, al giorno d’oggi, basta chiedere a qualsiasi giapponese per constatare quanto siano lusingati dall’interesse verso la loro cultura.

Un kimono, così come qualsiasi altro abito tradizionale, va indossato secondo i criteri che abbiamo visto e altre regole precise, per evitare imbarazzi o mancanza di rispetto, ma viene considerato per quello che è: un capo di abbigliamento con cui esaltare la bellezza dell’individuo che lo indossa e della natura che ne ha ispirato le stampe o i ricami, tra fiori, paesaggi e animali; un indumento che quindi possiamo contribuire a preservare poiché è possibile trovare addirittura attività e negozi di kimono, specie in alcune città dall’anima mista tra tradizione e modernità come Kyoto (l’antica Heian, non a caso) nei quali poter noleggiare gli abiti tradizionali giapponesi, in modo tale da continuare a promuoverne e apprezzarne la bellezza e l’importanza culturale.

Torinese, classe '94, vive dal 2014 a Treviso. Un tempo faceva più spesso la pendolare per raggiungere l'università di Ca' Foscari di Venezia, dove studia lingua e cultura giapponese. Nel tempo libero guadagnato evitando i ritardi di Trenitalia, oltre a studiare e fare qualche lavoretto, spende e spande nella sua fumetteria di fiducia concentrandosi soprattutto sui manga, con alcune eccezioni per gli euromanga e le graphic novel; inoltre è entrata in una spirale di dipendenza da serie TV, dopo che con Netflix si è risolto il problema dell'attesa dei nuovi episodi, ed ogni martedì molla tutto per fare giochi da tavolo fino a notte fonda. Dopo un primo tentativo con un blog personale, entra in Stay Nerd nel luglio 2018 e qui comincia la sua prima esperienza come redattrice e caposezione anime e manga, nella quale cerca di trasmettere il proprio interesse per la cultura e le tradizioni giapponesi grazie alle conoscenze acquisite.