“Questo non è il “classico” libro di Zerocalcare, di quelli intimisti e pieni di aneddoti, ansie e fobie personali. Cioè si ce sta pure un sacco de quella roba lì che po esse che poi sennò qualcuno se risentiva. Questo è un libro che mentre lo leggi ti senti piccolo, poco coraggioso e senza uno straccio di ideale. Che chi quelle cose ce le ha davvero mette il culo su un aereo e fa come Michele, che stava a 200 metri dai ninja incappucciati che tirano le bombe e tagliano le capocce alla gente. Non si può rimanere indifferenti davanti a una roba così, perché certe volte non bastano i telegiornali truffaldini italiani a farti capire quanto e in che modo soffre quella gente, al netto di tutti i Secchi e di tutti i Cinghiali del caso.”

Quello che leggete qui sopra, nel virgolettato, è il mio commento a caldo scritto su Facebook, dopo aver letto Kobane Calling, il nuovo libro di Zerocalcare. Poi si sa, quando qualcosa devi recensirla, quando devi parlarne in maniera un minimo professionale, quello è un altro paio di maniche.

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Kobane Calling parla di un viaggio, anzi, di due viaggi. Quelli che Michele ha intrapreso insieme a dei suoi amici in Siria, nelle zone in cui l’ISIS sta seminando il terrore, riducendo in miseria intere comunità e mettendo a ferro e fuoco i villaggi in cui vivono, tutto nel nome di un’ideale che, il più delle volte, nemmeno i membri dell’ISIS stessa conoscono. Due viaggi molto diversi, anche se entrambi avvenuti nella Rojava, un territorio in cui delle forze di opposizione e resistenza al regime Turco cercano di rendere possibile un’utopia: la convivenza di popoli con cultura e religione differente. E mentre si cerca di mantenere vivo questo ideale ci si deve difendere da chi vuole seminare l’odio, da chi sparpaglia per i villaggi delle gabbie per uccelli che non contengono uccelli, ma le teste di chi ha avuto il coraggio di dire NO, di chi ha avuto il coraggio di difendere tutto ciò che gli rimaneva…e forse anche qualcosa di più. Zerocalcare questa volta tiene il freno a mano tirato con la sua tipica comicità, quella spontanea di un ragazzo di borgata che ci ha fatto innamorare del suo modo di vedere il mondo (e che comunque non manca, nella giusta misura).

Pure l’Armadillo sembra volersene stare in disparte, che a volte la coscienza va messa da parte. E non poteva essere altrimenti. Zero ci mostra una realtà lontanissima dalla nostra immaginazione, resa ancor più difficile da comprendere dal milione e mezzo di pregiudizi con cui ci ritroviamo a fare i conti, dopo anni e anni di disinformazione e nostro personale immobilismo, disinteresse per l’argomento. Michele invece in queste cose ci ha sempre creduto, ha sempre lottato per supportare questo tipo di lotta. La lotta del popolo curdo, che va avanti da 40 anni e che ora è diventata la lotta di tutti coloro che vogliono vivere con la dignità che non solo l’ISIS vuole estinguere. E Michele questi due viaggi ce li racconta con la spontaneità, con lo stupore, l’ingenuità di chi non pensava che potesse esistere un mondo parallelo al nostro, delle persone che sono abituate a combattere da tutta la vita… Mentre noi, dall’altra parte della barricata, possiamo combattere al massimo con la batteria dello smartphone che si scarica troppo velocemente. Due viaggi dicevamo. Il primo in una zona “sicura” ma con le bombe dell’ISIS a “tre fermate di metro”. Il secondo nella città diventata il simbolo della resistenza, Kobane. La città che ha sconfitto l’ISIS. Questa vittoria, però, è costata tanto, è costata tutto. Kobane Calling è un libro che ti cambia, un libro A FUMETTI che cambia le cose e non solo perché sarà l’ennesimo successo commerciale di un autore immenso.

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E’ un libro che mentre lo si legge pesa, parecchio, non solo per il formato gigante scelto da BAO per pubblicarlo. Pesa sulle nostre coscienze, se ancora qualcuno di noi ne ha una. Pesa sulla bilancia del buon senso, quello che impone di conoscere i fatti prima di parlarne. Un qualcosa che i nostri media, purtroppo, non impareranno mai. Zerocalcare invece ha voluto essere lì, guardare con i suoi occhi quello che è successo, parlare con chi quelle cose le ha vissute sulla sua pelle. Il suo è un racconto che si divora velocemente, con la curiosità di chi nemmeno immaginava cosa lo stesse aspettando fra quelle pagine. Perché tra una  sana risata e un magone improvviso ti ritrovi delle digressioni su quei personaggi che Zero ti presenta al limite del macchiettistico, salvo poi scaraventarti tra capo e collo, in pochissime pagine, la storia di ognuno di loro. E’ li che ci si sente piccoli, è lì che ci si ferma a pensare e nel nostro intimo ci si vergogna come ladri. Pure Zero si ferma a pensare, si vergogna e si sente in colpa perché anche lui rimane spiazzato dai loro racconti e da quanto quelle realtà siano così differenti da come ce le siamo sempre immaginate. Allora i terroristi diventano degli eroi. Le donne col burka, umiliate e “barbarizzate” diventano il simbolo di un’emancipazione che esula dalla differenza tra i sessi. L’ISIS fa un po’ meno paura ma non perché dopo aver perso quei territori sia diventata meno pericolosa, anzi, forse lo è di più. Fa un po’ meno paura perché tra le rovine di Kobane, dove ci sono ancora morti che attendono una degna sepoltura e bombe che speriamo non esplodano mai, c’è chi ha dimostrato al mondo che si può combattere, per avere un futuro da persone libere.

Kobane Calling - Recensione
Dovremmo essere grati a Zerocalcare per questo racconto, per aver rischiato la vita, insieme a tutti gli altri componenti della spedizione, nel tentativo di raccontarci queste storie, queste persone. Per la prima volta un suo libro non si conclude con una rivelazione shock, con un finale drammatico o agrodolce. Kobane Calling finisce quando non c’è ormai più niente da raccontare, più niente da dire, come alla fine del discorso di Forrest Gump al ritorno dal Vietnam. Questo è un libro diverso. Questo è un libro che cambia le cose.
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