“E i cattivi non sono cattivi, davvero”

“Vorrei vivere in un film di Wes Anderson”, cantavano qualche anno fa I Cani, band (che poi, nei fatti, è uno solo) italiana che ha dedicato una canzone al geniale regista di Houston, sognando di vivere nei suoi film, tra inquadrature simmetriche e i Kinks in sottofondo.
Adesso si invertono le parti, e Wes Anderson dedica un film a Niccolò Contessa, quindi a I Cani. No, non è vero – ovviamente – ma sarebbe tutto molto bello.

L’isola dei cani (che qui arriverà solamente il 17 maggio) è il secondo film d’animazione in stop-motion di Anderson, dopo Fantastic Mr. Fox del 2009. Anche qui, come a suo tempo, il regista si circonda di un cast stellare, tra attori feticci (Bill Murray, Edward Norton) e un’enormità di stelle di Hollywood, da Scarlett Johansson a Frances McDormand, passando Bryan Cranston, Jeff Godblum, Tilda Swinton e chi più ne ha più ne metta, a dare voce a fantastici cani e bislacchi esseri umani.

La realtà distopica narrata dal film ci palesa un futuro inquietante per i nostri amici a quattro zampe. Siamo nel Giappone del 2037 e tutti i cani della città di Megasaki vengono spediti su un’isola di rifiuti in seguito ad una proclamata “Influenza canina“, nonostante un’equipe di scienziati cerchi in tutti i modi di dimostrare di aver trovato l’antitodo. Ma un giovane intrepido pilota, Atari Kobayashi, si reca con un velivolo sul luogo per cercare il suo fido Spots, e qui altri 5 cani lo aiutano nell’impresa, proteggendolo anche dalle autorità giapponesi che fanno di tutto per riportarlo indietro.

L’opera di Wes Anderson è semplicemente un gioiello da ogni punto di vista.
Un capolavoro della tecnica, tra inquadrature simmetriche e tutto ciò che ha reso il cineasta famoso in tutto il mondo, nonché il suo cinema protagonista di canzoni, e che fa di questo film uno splendore a livello visivo, regalandoci un “passo uno” impeccabile, con rifiniture minuziose, che sbalordiscono l’occhio per la cura maniacale dei dettagli, con un lavoro lunghissimo tra pre e post produzione ma che ha dato i suoi frutti. Le mani sporche di Atari, la preparazione del sushi, i graffi su una targhetta o i dettagli sul pelo dei cani rappresentano l’attestazione di quanto affermato e farebbero di quest’opera un qualcosa di grandioso anche sei poi, nei fatti, fosse un brutto film.
Il “problema” è che invece non è affatto brutto, anzi, è una pellicola a tratti meravigliosa.

Innanzitutto l’impianto dell’opera è fantastico, poiché ad un andamento lineare corrisponde un’idea di base pazzesca. Si parte da una dimensione per certi versi distopica, con questo Giappone del futuro in cui ritroviamo tutti gli archetipi del genere, la tirannia ed il terribile despota (con un tatuaggio coi gatti fantastico, però), e stavolta a fare la parte delle minoranze o delle classi più deboli soggiogate ed espulse sono proprio i nostri amici a quattro zampe. Un’intuizione geniale ai fini del racconto, trattandosi pur sempre di un film d’animazione, e queste dinamiche rendono – come spesso accade per Anderson – l’opera fruibile da tutti, dai bambini agli adulti, laddove ognuno saprà coglierne determinati aspetti.

Proseguendo, a livello strutturale L’isola dei cani è una storia semplice seppur ben articolata, che prende a raccolta tutti gli elementi tipici dei generi di riferimento e mette in atto una narrazione perfetta, senza intoppi, con un flusso costante e ricco di dinamismo, tra intrecci di vario tipo, vendette, e il sentimento dell’amore che resta come sottotrama per buona parte del film per poi esplodere in maniera straordinaria al momento giusto, coinvolgendo la totalità dei personaggi.

Il concetto di equilibrio si respira per tutti i 100 minuti di visione, con Anderson che dimostra con abilità come si possa riuscire a tirare in ballo argomenti complessi e delicati, rendendo comunque l’opera appetibile per tutti. La violenza, la brutalità delle tematiche esposte, la paura degli esseri umani di fronte ad uno stato sovrano che non si fa scrupoli nell’uso di modi barbari per raggiungere i propri scopi viene amministrato dal regista in modo delicato e persino ironico, non perdendo comunque assolutamente intensità e significato.
Di certo non siamo di fronte all’apoteosi dell’originalità dal punto di vista concettuale, ma l’Isola dei cani è la perfetta di attestazione di come si possa realizzare un grande film (che sia d’animazione è puramente irrilevante), con un’estetica formidabile ed una tecnica sempre accattivante, pur basandosi su argomenti non propriamente nuovi e su una struttura basica. Per fare del buon cinema, ci vogliono le idee e la passione. O più semplicemente, basta chiamarsi Wes Anderson.

l'isola dei cani recensione

Verdetto:

L’isola dei cani è il nuovo incredibile film d’animazione in stop motion di Wes Anderson. Un’opera in cui ritroviamo la sua idea di cinema e le sue tecniche peculiari, con un cast d’eccezione composto da attori feticci e altre star di Hollywood a dare le voci ai suoi personaggi, e una struttura lineare a supporto di una fantastica intuizione. Vedere un film di Wes Anderson è sempre un’esperienza particolare, e dopo i 100 minuti de L’isola dei cani non potrete che rimanere soddisfatti, per l’ennesima volta, del cinema di questo genio, che è in grado di ammaliare completamente il suo pubblico. Forse stavolta i cani non vorranno “vivere nel film di Wes Anderson”, ma un giro sulle giostre se lo faranno volentieri.

L'isola dei cani - Recensione
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