Il problema delle Serie TV dell’ultimo periodo, è che se ne stanno facendo troppe.

E per troppe non intendo che l’offerta è vasta e variegata cosicché ogni palato possa essere soddisfatto. Per troppe intendo che nella furia e l’entusiasmo di trasporre ogni tipo di fumetto sul piccolo schermo – si sa che il fumetto vende, è bene restare sulla cresta dell’onda fino alla fine – si finisce per creare prodotti del tutto irrilevanti, molto spesso nuocendo al personaggio stesso. È stato il caso di John Constantin, durato giusto il tempo dei tredici episodi della prima stagione e poi archiviato nella cartella “errori madornali”, ci risiamo con un altro bel personaggio, Lucifer Morningstar, Signore degli Inferi della Vertigo Comics creato da Neil Gaiman per il suo Sandman.

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Come una puntata di una fiction Rai, ma più noiosa.

Lucifer, per gli amici il diavolo, si è trasferito a Los Angeles per gestire il suo locale, il Lux (la fantasia è una dote di cui non pullula l’inferno, direi) e se la spassa in decappottabile corrompendo ausiliari del traffico, facendo sesso occasionale e sfruttando i mind trick da demone per far confessare agli esseri umani i loro segreti più reconditi. Dopo una visita preannunciata da un rallenty imbarazzante di un altro, boh, demone random, e la morte della sua protégée, Delilah, entriamo in quello che dovrebbe essere il vivo della storia e che si rivela soporifero come una puntata del Maurizio Costanzo Show.

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Sulla scena del delitto facciamo la (piacevole?) conoscenza della detective Chloe, gnocca con i complessi di inferiorità perché tutti la ricordano per la sua ex carriera di attricetta mentre lei voleva fare l’usciere, ehm, il poliziotto. I due decidono di fare squadra, visto che i compagnucci della detective la snobbano e Lucifer ha un sacco di tempo libero. Una cosa che non smetterà mai di stupirmi è come sia facile, per un privato cittadino americano, partecipare alle indagini della polizia. Un po’ come fa nel suo piccolo Don Matteo a Spoleto, dove si è trasferito dopo aver dimezzato la popolazione di Gubbio a colpi di omicidi. La puntata va avanti in maniera eeeeeeestremamente leeeeeenta con i due, da questo momento rinominati Gianni e Pinotto, che vanno a interrogare presunti colpevoli della morte di Delilah e Lucifer, come un novello Edward Cullen, scopre che il suo charme non fa presa su Chloe (in compenso la figlia di sette anni di lei lo prende subito in simpatia). Tra momenti rubati a Un Posto al Sole e le immancabili luci delle volanti, arriviamo esausti alla fine di questo pilot, con l’impressione che la visione dello stesso sia una punizione da cerchio infernale.

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Cosa ci è piaciuto.

L’unica cosa giocata bene dell’intera puntata è il passaggio della musica da extradiegetica a diegetica nella prima scena. Sono conquiste, eh. Tom Ellis, che interpreta Lucifer è very british e il mio lato anglofilo ha apprezzato molto la sua pronuncia sexy, un po’ come voi maschietti potreste apprezzare gli occhioni verdi di Lauren German. Tuttavia, la bellezza dei protagonisti mi sembra decisamente una base debole su cui sviluppare una serie tv.

Cosa non ci è piaciuto.

Uhm, tutto il resto? Le scelte registiche, i dialoghi, le situazioni familiari da Distretto di Polizia (la celeberrima fiction Mediaset); il plot orizzontale e quello verticale sono imbarazzanti nella loro prevedibilità e ci troviamo, in sostanza, davanti all’ennesima detective story con pessimi casi e ingerenze divine messe lì per tentare di dare un po’ di appeal a una serie di cui, almeno noi, non sentivamo il bisogno.

Continueremo a guardarlo?

Considerato che difficilmente la serie verrà rinnovata, che sono stati i quarantaquattro minuti più noiosi della mia settimana e che superata l’adolescenza non basta un bel faccino per convincermi a seguire una serie, ma anche considerato che a livello di fantapoliziesco si può trovare di meglio in giro la risposta, per noi, è no. Anche se probabilmente il caro Lux ci farà bruciare in eterno nelle fiamme dell’inferno, per questa nostra stroncatura.

Toscana emigrata a Torino, impara l'uso della locuzione "solo più" e si diploma in storytelling, realizzando il suo antico sogno di diventare una freelancer come il pifferaio di Hamelin. Collabora con case editrici, riviste online e enti pubblici, scrive post polemici su Facebook, abbandona la carriera di bookfluencer perché non riesce a fotografare i libri senza prima averli letti. Si trova a suo agio ovunque ci sia qualcosa da leggere o da scrivere, o un cane da accarezzare. Amante dei dinosauri, divoratrice di mondi immaginari, resta in attesa dello sbarco su Marte, anche se ha paura di volare. Al momento vive a Parma, dove si lamenta del prosciutto troppo dolce e del pane troppo salato.