Il manga Magi – The Labyrinth of Magic si conclude dopo 8 anni.

Si è appena conclusa Magi – The Labyrinth of Magic, serie dell’autrice Shinobu Ohtaka (Sumomomo Momomomo) cominciata nel lontano 2009 in Giappone e arrivata in Italia nel 2011. Ora composta da ben 37 volumi, è stata una lettura inaspettatamente epica, nel senso più classico del termine, con colpi di scena e un’evoluzione narrativa pazzeschi, pur avendo un incipit piuttosto semplice.

Tutto ha inizio con il piccolo Aladdin, apparentemente un semplice vagabondo, in possesso di un flauto metallico al cui interno dimora un djinn, un potente essere magico. Durante il suo girovagare, Aladdin incontra Alibaba, un carrettiere col sogno di conquistare uno dei numerosi dungeon che ormai da più di un decennio continuano a comparire sulla superficie della terra. Dopo qualche disavventura che li farà diventare amici, decidono di esplorare insieme il dungeon più vicino, poiché si dice che i conquistatori di dungeon acquisiscano poteri e ricchezze enormi, uno dei quali si rivelerà essere uno strumento metallico contenente un djinn, proprio come il flauto di Aladdin. Il rapporto fra i due ragazzi si farà ancora più stretto, poiché presto Aladdin scoprirà di essere un Magi, ovvero colui che è incaricato di scegliere un candidato al titolo di re, e di aver scelto inconsapevolmente proprio Alibaba per questo ruolo. Da questo momento i due cominceranno a visitare luoghi, conoscere individui straordinari e imparare arti magiche, mentre col tempo avranno a che fare con misteri sempre più oscuri e pericolosi riguardo il destino del loro mondo.

Come già potreste avere intuito dai nomi dei nostri protagonisti, l’ambientazione è ispirata molto liberamente ai racconti de Le mille e una notte: nel corso della storia di Magi potremo trovare, infatti, anche il leggendario avventuriero dei sette mari Sindbad, accompagnato da un certo Ja’far, o la mitica Scheherazade, oltre a ritrovare anche la presenza di oggetti magici quali il tappeto volante di Aladdin (che in realtà è il turbante che porta sulla testa) e mirabilia come i succitati djinn e i loro strumenti metallici.
La Ohtaka però non si è limitata solo alla tradizione medio-orientale, inserendo anche elementi narrativi di vari regni antichi (è palese l’ispirazione alla Cina imperiale per l’Impero Ko e all’Impero Romano per l’Impero Rehm), tradizioni esoteriche e religioni quali quella ebraica e musulmana con un pizzico di buddhismo. Viene così a formarsi un intreccio politico e religioso che, con l’avanzare della storia, si fa sempre più determinante per la risoluzione di un’avventura dalla portata molto più grande rispetto ai personaggi coinvolti.

È molto difficile parlare di questo manga senza rischiare di far spoiler, data la mole di contenuti.
Vengono poste domande esistenziali di grande importanza e attualità: chi siamo davvero e a cosa siamo destinati? Siamo in grado, in quanto uomini e specie in grado di intendere e volere, di vivere nell’uguaglianza o non possiamo far altro che sottometterci ad un’unica persona a cui venga affidata ogni cosa? Saremmo capaci a mettere da parte le differenze e ad agire insieme per un bene superiore? Sono domande che già gli antichi greci si ponevano nelle loro discussioni filosofiche e alle quali è difficile dare una risposta che possa soddisfare tutti, come ci viene appunto mostrato in Magi, in cui la discordia conduce a conflitti interni massacranti e crudeli, ancor prima di combattere contro le entità mostruose e sovrumane che minacciano l’esistenza di ogni cosa. A ciò si aggiungono diverse sottotrame, più o meno importanti e divise per archi, nelle quali questioni sociali come le differenze tra razze, la povertà, la schiavitù ci vengono esposte con particolare crudezza, soprattutto nelle parole e nelle espressioni di coloro che ne sono i portavoce.

I personaggi, come Aladdin, Sindbad, Alibaba, Judal e molti altri, grazie al loro carisma e alla loro solida etica personale, sono in grado di sostenere queste difficili battaglie ideologiche, pur trovandosi invischiati in un crescendo di intrighi, rivelazioni e combattimenti all’ultimo sangue.
Tuttavia, a causa della grande quantità di personaggi che si aggiungono di volume in volume, e dunque alle dimensioni che assumono queste discussioni politico-filosofiche e i conseguenti combattimenti, la serie potrebbe risultare piuttosto prolissa nella spiegazione e risoluzione di tali conflitti, e talvolta ripetitiva nell’esporre le convinzioni dei personaggi principali.

Magi richiede uno sforzo piuttosto importante nel prestare molta attenzione durante la lettura: le tavole sono ricche di disegni dettagliatissimi, con un tratto pulito e marcato, ma anche piene di balloon fitti di dialoghi che non lasciano prendere fiato al lettore, il quale si ritrova in un vortice di avvenimenti e sviluppi tale da spingerlo a leggere fino alla fine.

Questi sono dunque i punti di forza di Magi: trama sempre più approfondita e complessa; personaggi carismatici in grado di risaltare anche in poche scene, grazie ad un’ottima caratterizzazione fisica e morale; tematiche attuali e significative (che abbracciano materie quali politica, economia, religione e filosofia), smorzate da qualche gag comica o scene di momentanea pace; disegni proporzionati e nitidi, ricchi di dettagli e di pathos; ambientazione in un mondo tutto nuovo ma d’ispirazione arabeggiante, che si differenzia dai soliti shonen ambientati in Giappone.

Anche l’ultimo volume non è esente da queste caratteristiche, confermando la cura e l’attenzione con cui l’autrice ha delineato l’intera saga in ogni aspetto: la storia mantiene una sua linearità, nonostante gli eventi si svolgano anche molto distanti gli uni dagli altri, e la qualità del disegno rimane costante, cambiando di poco solo con l’avanzare dell’età dei personaggi.

A partire dagli ultimi sette volumi, si comincia finalmente ha intravedere la conclusione di una storia che trascende tempo e spazio e che fino alla fine non si risparmia dal mettere in evidenza ulteriori esempi a difesa di tutte le tesi esposte dai personaggi principali e nuovi punti di vista ancora mai presi in considerazione, come se tutta l’opera fosse un vero e proprio dialogo filosofico interminabile.

La sensei Ohtaka, tuttavia, decide di lasciare un leggero (ma forse non così tanto) senso di incompiutezza, velato da un vago rammarico, che forse non fa piacere a tutti dopo un’epopea simile.
Chiunque si aspetterebbe una risposta definitiva dopo l’ultimo grande confronto, poiché vengono riproposte le premesse iniziali, coi dungeon e i djinn al loro interno, e i quesiti morali maggiori su cui si è sviluppata l’intera vicenda. Eppure, viene lasciato una sorta di finale aperto, dal quale i personaggi, ma anche i lettori, traggono rinnovata speranza e vigore per condurre le loro vite come ritengono sia meglio.

Un invito, quello della sensei, a ragionare con la nostra testa seguendo la nostra volontà, che in fondo non è altro che qualcosa che ci lega gli uni agli altri. Starà poi a noi, come Aladdin, Alibaba e tutti gli altri, fare tesoro di tale invito e metterlo in pratica secondo la nostra personale visione delle cose.

magi - the labyrinth of magic

Magi – The Labyrinth of Magic è proprio questo, un labirinto di idee e convinzioni. In questo manga si può trovare tutto: un nuovo mondo, battaglie devastanti che superano le leggi della fisica per entrare nella sfera divina, trasformazioni, magie e incantesimi sempre più potenti. Quello che sembra essere inizialmente un semplice shonen fantasy d’avventura, si rivela invece una storia dal contenuto tremendamente filosofico, spirituale e politico (e, negli ultimi volumi, si fanno anche accenni all’economia), che non si potevano quasi per nulla presagire dai primi volumi. Magi non si può consigliare ingenuamente a chi desidera leggere un manga shonen leggero e avventuroso: va letto con la consapevolezza di doverlo affrontare con la dovuta preparazione mentale, sapendo però che non deluderà in quanto a intrattenimento.

Se vi è piaciuto Magi…

Un manga dal forte contenuto morale e non solo, non molto dissimile quindi da Magi, è sicuramente Fullmetal Alchemist (qui, tra l’altro, trovate la recensione del live action Netflix) della sensei Hiromu Arakawa, mentre se vi interessa l’argomento economico e politico, Spice & Wolf, di Isuna Hasekura e Keito Koume, può fare al caso vostro!

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