No Man’s Sky: Viaggi interstellari e anarchia ludica

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Dallo spazio alla superficie senza soluzione di continuità. Incredibile ma vero!

A prescindere dalle impressioni personali sul titolo, penso si possa definire No Man’s Sky senza troppi timori di esagerare, uno dei progetti più interessanti mostrati (di nuovo) all’E3 dello scorso anno. Il gioco, che vive nel paradosso di essere sia uno dei più ambiziosi (o forse IL più ambizioso) videogame presentato alla fiera ma allo stesso tempo l’opera indipendente di un team molto piccolo capitanata da Sean Murray, è destinato a rompere molti paradigmi del gaming moderno. Siamo abituati ormai a esperienze ludiche preconfezionate con tanti elementi che sembrano imprescindibili per ogni progetto che si affacci al mercato, e senza i quali, davvero non riusciamo a immaginarci lo scopo, il senso, il fine ultimo dell’intrattenimento. I giovani ragazzi di Hello Games in questo sono molto categorici: staccatevi da concetti come quest, missioni, livelli, sviluppo narrativo. In No Man’s Sky, tutte queste cose non ci sono. Ma non solo, ci si vuole spingere ancora più in là, eliminando qualsiasi script e asset  fisso. La rivoluzione insomma, parte dal principio. Un universo Sci-fi, voi, la vostra nave e lo spazio. Questi sono gli unici capisaldi, tutto quello che concerne l’incipit, e il resto, solo un’incognita. Procedurale è la parola d’ordine, che avrete sentito sicuramente più e più volte accostata a questo titolo, se siete soliti seguire la scena. Significa che gli sviluppatori non hanno sfruttato il loro ingegno per costruire un gioco con un setting ben definito, ma piuttosto  uno che fosse capace di auto-generare la propria morfologia, flora e fauna. In sostanza, il nostro universo sarà nostro e solo nostro.

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No-Mans-Sky-12-09-2013-15Le premesse etichettano il gioco che più di chiunque altro si meriterebbe genuinamente la definizione di “gioco di esplorazione”, in quanto, eviscerato da qualsiasi altra finalità, mette la scoperta al centro dell’esperienza. Risorse e upgrade sono gli unici termini canonici che abbiamo sentito in proposito. Quindi ci aspettiamo quanto meno di poter potenziare con nuove armi il nostro mezzo. Ma che tipo di interazione possiamo immaginare quindi in un titolo del genere? Beh, in realtà, una coltre di dubbi e perplessità ancora troppo spessa nasconde la concreta idea che possiamo farci di No Man’s Sky. Sicuramente possiamo porci in maniera offensiva con l’universo di gioco, tanto nello spazio aperto, popolato da navi spaziali di molti tipi e stazze diverse (verosimilmente, generate proceduralmente anch’esse) che sulla superficie dei pianeti, dove, uccidendo le strane bestie che l’ecosistema di ogni pianeta genererà, potremo forse influenzarlo in qualche modo. L’intelligenza artificiale delle stesse, sarà nella norma, insomma almeno in questo, i piedi sono ben saldi a terra. Certo è prevista una sorta di comportamento auto conservativo che probabilmente porterà dinosauri spaziali, rinoceronti a sei zampe e altri strambi animali figli degli algoritmi più sconosciuti ad abbeverarsi al fiume o dormire, ma oltre a questo non sappiamo bene in che modo renderanno verosimile l’ambiente circostante. C’è da dire inoltre, che le ultime dichiarazioni parlano di solo un 10% della totalità dei pianeti visitabili realmente popolato da forme di vita, mentre gli altri saranno “sterili” e deserti, in modo da simulare una sorta di realismo “statistico”. Graficamente il titolo sembra decisamente piacevole. La scelta di puntare molto sulla diversità dei colori e delle tonalità per creare nell’universo esplorato una qualche bio-diversità ambientale, è sicuramente intelligente, anche perché difficilmente sarebbe possibile con altri espedienti creare varietà in un ambiente di gioco cosi esteso. L’unico ragionevole appunto che mi sento di muovere è lo stacco tra spazio e atmosfera del pianeta, che mi sembra troppo repentino, ma è una questione tecnica altamente opinabile.

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Hello games punta ai 60fps stabili. Gli crediamo?

Il cielo di molti

no-mans-sky-05Nonostante gli sviluppatori facciano notare come No Man’s Sky sia a tutti gli effetti un’esperienza di gioco individuale, ci sarà una componente multiplayer. Anche in questo caso le distanze prese dalle consuetudini del caso, evidenziano in modo lampante quanto Hello Games stia cercando di creare qualcosa di assolutamente unico, senza curarsi minimamente dell’appetibilità finale su larga scala del progetto. Questo non toglie ovviamente che, come per Minecraft, titolo basato sulla creazione piuttosto che sull’esplorazione, ma generato dalla stessa matrice creativa (come per stessa ammissione di Sean Murray), la formula di gioco possa aver successo. Non stupisce quindi l’approccio “anti-MMo” del titolo, in antitesi con le meccaniche di cooperazione e interazione che conosciamo. La presenza di altri utenti sul proprio server di gioco pare semplicemente aggiungere una componente di condivisione e contemplazione dei propri universi, i quali nello specifico, non è ancora chiarissimo come collideranno gli uni con gli altri.

Verso l’infinito… e oltre?

Insomma, per quanto se ne voglia parlare, il progetto No Man’s Sky è davvero privo di qualsivoglia precedente per poter azzardare troppe speculazioni basate sull’esperienza di noi giocatori. Per questo mi trovo nell’imbarazzante situazione di non saper aggettivare in alcun altro modo il progetto se non cosi: affascinante. Troppe ne dobbiamo vedere e sapere ancora. A cominciare dalla data di pubblicazione, avvolta ancora nel mistero (si parla solo di una seconda metà del 2015). Certa è invece l’esclusiva temporanea su PS4, e la conseguente tardiva uscita anche su PC. Da questo punto di vista, a costo di essere erroneamente etichettato come “sonaro”, non posso però che stimare Sony, che coerentemente alla propria politica “indie-friendly”, ha portato sul palcoscenico e ha posto i riflettori su un titolo tanto peculiare che SOLO ed esclusivamente grazie alla sua natura indipendente esiste. Favorisce cosi un’altra “bio-diversità” nel nostro mondo: quella dei videogiochi, che lancia sempre più allarmanti segnali che fanno capire quanto vada di fatto salvaguardata. Non immagino infatti molte aziende di sviluppo di grosso calibro che correrebbero il rischio di un flop commerciale spendendo soldi e risorse in qualcosa di cosi fuori dagli schemi. Le premesse quindi già da sole generano molto interesse attorno al titolo. Sarà divertente? Sarà un successo? Sarà effettivamente cosi rivoluzionario come lo si dipinge? E a scapito di quali compromessi? Troppe domande su No Man’s Sky rimangono ancora senza risposte. Ma quello che è certo, è che a questo punto, non vediamo l’ora di conoscerle.

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