Miki e Yu ritornano in TV con la loro dolcissima storia d’amore

Chiedete a una qualsiasi ragazza nata come minimo negli anni ’90 quali fossero i suoi cartoni preferiti e sicuramente tra questi vi citerà Piccoli problemi di cuore, che ora verrà ritrasmesso da Italia Uno dal 15 gennaio tutte le mattine. Un titolo che più smielato non si può, forse troppo dolce rispetto al significato dietro quello originale, Marmalade Boy. L’autrice, Wataru Yoshizumi, lo spiega in uno dei suoi free talk nel manga: per come era nata la storia nella sua testa, il sesso dei protagonisti avrebbe dovuto essere invertito, dunque “marmalade boy” avrebbe dovuto riferirsi a colei che invece conosciamo col nome di Miki Koishikawa. Con quest’inversione di personaggi, allora, per giustificare il titolo ormai deciso, la mangaka sfruttò una semplice battuta di Miki nei confronti di Yu Matsura (Yuri nella versione italiana), che viene da lei descritto “dolce nell’aspetto ma amaro nel carattere”, paragonandolo alla marmellata d’arance che tiene in mano. Insomma, una forzatura che però giustifica effettivamente il carattere del ragazzo, la sua futura evoluzione come personaggio e quella del suo rapporto con Miki.

Con un titolo simile, dunque, si potrebbe quasi dire che tutto ruoti attorno a Yu, come se fosse lui il vero protagonista della serie e d’altronde in più di un’occasione sono lui e le sue azioni il principale motore della storia. Tuttavia, approdando in Italia nel 1997, l’anime vede la ragazza al centro di qualsiasi mossa degli altri personaggi, creando letteralmente un adattamento e una storia completamente diversi.

Marmalade Boy

Al giorno d’oggi, con serie TV e anime che ci arrivano in lingua originale quasi in contemporanea col paese di produzione, la censura di una volta non ha più senso di esistere. Troppe di queste produzioni, ormai, contengono quei temi sociali o morali ora di dominio pubblico, sdoganati anche grazie a quella stessa tv che li nascondeva nei prodotti considerati per minori. Nel nostro Paese la condanna degli anime giapponesi, in fondo, è stata proprio questa: gli adattatori non hanno mai capito appieno a quale target mirare e con quali produzioni, finendo col tagliarle e modificarle per far sì che tutte rientrassero in certi standard morali.

Nel caso di Miki e Yu, ad esempio, come prima cosa fu censurata e modificata la loro situazione familiare: in Marmalade Boy entrambe le coppie di genitori decidono di divorziare dopo essersi conosciuti alle Hawaii ed essersi innamorati reciprocamente. In breve, la madre di Miki si risposa col padre di Yu e lo stesso fanno i rimanenti partner, rimescolando quindi le coppie e creando la scusa per andare a vivere tutti insieme, così da non separare i figli dai loro veri genitori. Un contesto un po’ assurdo, di quelli tipici della Yoshizumi, che sa sfruttare tali circostanze per creare equivoci e ulteriori situazioni particolari per smuovere le cose tra i suoi personaggi, ma nulla di particolarmente tremendo.

Eppure, in Italia si sentì il dovere di far risposare Rumi (madre di Miki) con un “collega di lavoro” e Chiyako (madre di Yu) con il padre di Miki dopo essere rimasta vedova e con Yu a carico, per poi far intendere che vivessero in una sorta di bifamiliare, come due famiglie a sé stanti e non una unica allargata. Perché nascondere una realtà dei fatti molto più semplice con qualcosa che avrebbe portato a dialoghi e scene tagliate drasticamente?
Ulteriori inspiegabili modifiche, infatti, sono state applicate non solo alla vita familiare dei due ragazzi ma anche su una delle questioni più importanti in Marmalade Boy, cioè la vera identità del padre di Yu. Il carattere del personaggio e come questi è cresciuto dipendono da questa storia, la quale viene giustificata nella versione italiana in maniera davvero assurda, perfino per un manga della Yoshizumi, portando alla fine ad un totale di più di un’ora di scene eliminate!

Marmalade Boy

Non possiamo certo elencarvi ogni minima modifica fatta da Mediaset all’epoca, tuttavia una cosa è sicura: non avete visto e non vedrete mai la vera storia di Miki, Yu e i loro amici. Senza leggere il manga, infatti, non saprete nemmeno come andrà a finire, in quanto perfino le ultime puntate sono state brutalmente tagliate (riducendosi da 76 a poco più di 60), poiché l’argomento scottante delle origini di Yu e delle coppie di genitori dei due ragazzi sarebbe stato di nuovo al centro dell’intreccio: addirittura, a seguito dei sospetti del ragazzo, Yu e Miki temono di essere fratellastri e per questo di non potersi amare, portando ovviamente i due a soffrire moltissimo per lungo tempo.

La faccenda si risolve nel migliore dei modi ma, viste le precedenti censure e modifiche del background familiare, era ovvio per chi gestì l’adattamento della serie che i piccoli telespettatori non avrebbero mai dovuto sentir parlare di un argomento tabù come l’incesto (ah se solo avessero potuto vedere il futuro, quegli adattatori, con Game of Thrones e tutto il corredo di famiglie mescolate tra loro). La storia italiana dei due innamorati invece si conclude con il ritorno di Yu da Miki dopo una litigata in cui sembravano essersi lasciati e parrebbe essere il lieto fine che tutti si aspettano dal classico cartone animato per bambine. 

Insomma, Piccoli problemi di cuore è di fatto un altro anime, completamente diverso da Marmalade Boy, creato appositamente per il pubblico italiano a quanto pare ritenuto sensibile a certe tematiche, come il divorzio, l’abbandono dei figli, il cambio di partner per ricostruirsi una vita. I bambini degli anni ’90 non vivevano forse queste situazioni già sulla loro pelle? Paradossalmente, molti avrebbero potuto immedesimarsi di più nei problemi di Yu che in quelli di Miki, se non consideriamo l’aspetto romantico che li lega.

Marmalade Boy

Nonostante tutto, il cartone animato ebbe un successo incredibile tra il pubblico femminile, probabilmente per la delicatezza con cui proponeva i conflitti interiori sentimentali di ciascun personaggio (ancor più romanticizzati grazie ad una sigla da batticuore della sempreverde Cristina D’Avena): rispetto ai manga e agli anime attuali, infatti, Marmalade Boy (e di conseguenza anche Piccoli problemi di cuore) è caratterizzato da situazioni e personaggi decisamente più equilibrati e dall’animo puro e disinteressato. Come detto in precedenza, infatti, l’anime vede al centro di tutto quasi esclusivamente Yu: il ragazzo è sempre tra i pensieri di Miki e la sua travagliata ricerca d’identità lo pone per forza di cose in una posizione più rilevante rispetto a quella che dovrebbe avere la protagonista.

La trasposizione italiana, che dopotutto è anche stata approvata dall’autrice stessa, vuole creare una commedia romantica corale, per dare più spazio alle voci di Miki e degli altri personaggi, ognuno tormentato dalle proprie emozioni. Certo, questo sfocia in monologhi ridondanti nei momenti di silenzio, che in Giappone è ritenuto eloquente tanto quanto le parole (e ve ne accorgerete, in questo adattamento invece sono tutti molto logorroici), ma allo stesso tempo le riflessioni dei personaggi li hanno avvicinati di più a noi occidentali, che invece diamo molta più importanza alle parole e a ciò che proviamo.

Per questo, non si può dire che Piccoli problemi di cuore sia uno scempio totale, poiché con tutti i suoi pro e i suoi contro, è stato tra i primi a permettere a tutte noi giovanissime fanciulle di sognare che il nostro primo amore sarebbe potuto essere un po’ così: giocoso, tenero ma anche un po’ amaro, nonostante la dolcezza con cui lo immaginiamo.

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