Il ritorno di Gipi al fumetto

Dopo tre anni di silenzio fumettistico, Gipi torna nelle librerie con il maestoso graphic novel Momenti straordinari con applausi finti, in vendita dal 25 ottobre e disponibile al Lucca Comics and Games. Edito, come di consueto, dalla Coconino Press in un elegante cartonato a colori di 176 pagine, in formato 21,5x29cm.

Momenti straordinari con applausi finti: la tecnica a servizio del racconto

Più che maestosa potremmo definire quest’opera ‘monumentale’, un’espressione che Gipi prende da un anziano pittore inglese, David Tindle, e fa sua. L’artista pisano mira a una pittura che sia fuori dalla contemporaneità, nella quale possiamo ritrovare la stessa forma, pesante e leggera allo stesso tempo, degli affreschi della Roma antica.

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Momenti straordinari con applausi finti si colloca in una dimensione di continuità con la produzione precedente di Gipi. Le analogie tra ‘Unastoria’ e quest’ultima pubblicazione, per esempio, sono significative, sicuramente a livello tecnico, ma – dal momento che per Gipi la tecnica è sempre suggerita dal racconto – le analogie sono anche tematiche.
Nella prima delle due linee narrative principali di Momenti straordinari con applausi finti assistiamo al ritorno dell’acquarello: onnipresente, infatti, l’elemento acquatico nel racconto, tecnica perfezionata da Gipi attraverso lo studio della tecnica giapponese, e dal conseguente passaggio dal pennello piatto a quello tondo.

All’uso dell’acquerello, Gipi affianca l’uso di un pennarello graffiante per descrivere le vicissitudini dei cosmonauti, protagonisti della seconda linea narrativa. Qui torna il bianco e nero che ci aveva lasciati sgomenti ne ‘La terra dei figli’.
Soprattutto quest’ ultimo, tra i due filoni narrativi principali del graphic novel, ha dato a Gipi moltissimo filo da torcere. In una recente intervista ha ammesso di aver avuto bisogno di quasi tre anni di test per trovare la tecnica adatta alla narrazione dell’epopea degli astronauti.

Le ha provate tutte: dipinto in digitale, dipinto a olio, matite, grafite sbriciolata, carta da lucido colorata poi in poster. Alla fine l’illuminazione: pennarello, bianco e nero.

Forma e contenuto

Non si può parlare di tecnica senza soffermarsi sulla storia che la anima e guida. Se l’acquarello vuole farci immergere nella contemporaneità della vita quotidiana del comico protagonista, e dunque ritroviamo in questa sezione intima e personale i colori che abitano la realtà, la parte sognata e irreale è in bianco e nero. Togliendo il colore Gipi vuole ottenere un distacco forte dal contingente, e raggiunge il suo scopo.

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Saremmo stupiti dal virtuosismo dell’artista pisano, che però non è mai di maniera né estro fine a se stesso, se negli anni non ci avesse letteralmente viziato con gli esperimenti più audaci.

Tra questi, ricordiamo l’olio, pennarello e gesso su cartone telato in ‘Esterno Notte’, dove Gipi riuscì nell’impossibile: dipingere ad olio nella nona arte, dove la rapidità è una necessità ineludibile. Raggiunse il suo intento applicando su cartone olandese la mannitura: 3-4 mani per renderla liscia, poi l’olio, che a questo punto asciuga all’istante. Questa tecnica ha consentito a Gipi di recuperare le luci e aggiungere lumeggiature scavando il colore. Il tutto perché Gipi voleva un’atmosfera sognante. E, complice il bianco tirato fuori dal fondo, l’ha ottenuta. Pensiamo all’acquarello “astratto” di ‘Unastoria’, e infine al pennarello sottilissimo de ‘La terra dei figli’ che anima effetti chiaroscurali incredibili.

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I registri narrativi e temporali conciliati sono tanti e diversi tra loro perché l’opera lo richiede. ‘Momenti straordinari con applausi finti’ è la storia di un comico costretto al capezzale della madre morente, spaesato da un punto di vista esistenziale ed emotivamente confuso. Ma è anche l’epica di un gruppo di cosmonauti, in viaggio da millenni da un pianeta a un altro, che si scoprono intrappolati nell’eterno presente di un vicolo senza uscita. È la storia di un uomo delle caverne e del suo grido, soprattutto, ancestrale e disperatissimo, che non va via e chiede di essere decifrato.

D’amore, morte e altre sciocchezze

Momenti straordinari con applausi finti tratta di politica, di memoria, del conflitto tra l’uomo e la Natura (o tra l’uomo e un Dio inaccessibile, nascosto nel riflesso delle nuvole sull’acqua). Canta la disperazione e la speranza, il dolore e la morte: ma è un inno alla vita, al suo non detto e al suo mistero, alla bellezza fine a se stessa, all’amore.

Gipi ritorna a una dimensione intimista e autobiografica, ma  – dal momento che si era proposto di non tornare più a quello che in alcune interviste è arrivato a considerare un errore di gioventù, ovvero un bisogno disperato di amore che lo portava a leggere critiche e apprezzamenti da parte del pubblico come giudizi sull’autore e non sul narratore (figure tra le quali in Gipi esiste un confine sottilissimo) – si sottopone alle forche caudine dell’autoironia. La storia ‘Pasta al pesto’ non può essere letta altrimenti che come metatestuale, Gipi lo dice: ci sono cascato di nuovo, sto raccontando gli affari miei agli sconosciuti!

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Ma è la sincerità che fa il vero artista, e la ritroviamo immutata tanto nella trattazione di uno scenario post-apocalittico e fantascientifico come quello de ‘La terra dei figli’, tanto nell’intimismo del suo ultimo lavoro. Dove un dolore personale, che forse il protagonista vuole tenere sempre a mente perché riesce a tollerarlo differentemente da quello della madre morente, insopportabile più del proprio, deve essere raccontato per essere capito e infine superato.

Il comico non riesce a raccontarsi il dolore della morte della madre, come non riesce a spiegarsi perché la natura gli abbia negato la possibilità di avere figli. Non riesce a spiegarsi ancor più, perché un uomo evoluto e civilizzato come lui debba così aspramente soffrire i tiri mancini della biologia. Rileva un conflitto tra l’uomo nuovo, culturalmente evoluto, e l’uomo naturale primitivo, ancestrale. Tra la voce della ragione e l’urlo dei geni.
L’urlo dei geni è un qualcosa che Gipi ha dovuto affrontare già in ‘Unastoria’. La domanda cui l’artista è stato costretto è: come fai a stare al mondo se hai il sospetto che la natura non ti voglia? Di più: che la natura ti detesti.

Momenti straordinari con applausi finti: Gipi e la politica

Gipi trova la sua pace arrivando a sostenere che la natura non sa neppure che esistiamo, perché l’essere umano e la natura sono entità ben distinte. La natura è priva di pensiero e non ha volontà, e questo è paradossalmente consolante.

Le persone per Gipi sono bestie nude, nascono e non hanno un sentiero: hanno un’infinità di possibilità, e questo dà terrore e spaesamento totali. Lo stesso spaesamento e lo stesso terrore che secondo Gipi portano allo specchietto per le allodole della cristallizzazione di concetti ben più fluidi come “la famiglia” e “la tradizione” in dogmi incontestabili, o anche a un bisogno di appartenenza che porta a dire “NOI padani”.

Costruzioni che servono per ricreare in forma fittizia, un solco simile a quello di un animale, una strada naturale. Gipi ritiene che l’uomo potrebbe essere la libertà incarnata, e invece ognuno si mette in un binario che più è stretto più si è felici.
Gipi parla di politica, ma soprattutto del suo rapporto con la politica. Un rapporto sofferto ma presentato come inevitabile anche quando non è voluto, perché il mondo, la realtà nelle sue più crudeli declinazioni irrompe sempre nella vita dell’uomo privato. Anche quando la bellezza del creato fa da contrappunto alla spiacevolezza della cronaca quotidiana.

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Gipi in una vignetta allude al suo rapporto con i social. Ne parla nella recente presentazione di ‘Momenti straordinari con Applausi finti’ a ‘L’ Assedio’ trasmissione condotta da Daria Bignardi, e come sempre Gipi non parla per sentito dire: “Sono un coglione!”, lo ripete più volte, con ironia sì, ma fino a un certo punto, perché il dispiacere che segue le shitstorm degli hater nei momenti di maggiore fragilità individuale è ben lungi dall’essere virtuale.
Prima e meglio che su Twitter, Gipi ha sempre fatto politica nelle sue opere, e, se il medium social non consente all’artista di esprimere al meglio il proprio disagio o i propri dubbi senza essere coperto da una valanga di insulti, non si può dire lo stesso del fumetto.
L’artista pisano dice alla Bignardi che di Twitter, e dei social in generale si può fare a meno. Noi sappiamo però che del fumetto Gipi ha bisogno. E non si può non far emergere la propria visione del mondo facendo arte, a meno che non la si faccia in modo posticcio e insincero. Ma una cosa del genere a Gipi non si la può proprio chiedere.

A cura di Leonardo Boanelli

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