Le guerre numantine

Se si dovesse scegliere un aspetto in particolare che gli spagnoli di Recotechnology sono stati in grado di portare in Numantia è sicuramente la cura e la voglia di far conoscere un periodo storico specifico utilizzando come mezzo il videogame. Come facilmente intuibile dal titolo, Numantia è uno strategico a turni ambientato nel IV secolo a.C., più precisamente durante la guerra tra la roccaforte di Numanzia (situata nell’attuale penisola iberica) e l’esercito della Repubblica romana. Una guerra sanguinosa  durata più di vent’anni, con un finale tanto violento da perdersi nella leggenda: si narra infatti che, pur di non permettere ai romani di espugnare Numanzia, i cittadini appiccarono ad essa fuoco, finendo per gettarsi nelle fiamme. Una storia che viene raccontata nel gioco seguendo una trama ad eventi vera e propria che offre bonus e cambiamenti a seconda delle scelte portate avanti dal giocatore, con vere e proprie scelte morali e loro relative conseguenze, il tutto attraverso filmati d’intermezzo con immagini statiche (utilizzando uno stile che ricorda una graphic novel) e lunghe linee guida sottoforma di testo, non indispensabili nell’economia di gioco, ma utili per comprendere il setting in cui il titolo è ambientato.

 

Due facce della stessa scacchiera

Il gioco è suddiviso sostanzialmente in due campagne, che ci porteranno ad affrontare il conflitto da entrambi i versanti. Una volta selezionato da che parte stare, Numantia si aprirà con un tutorial in game che mostra le basi del gameplay, importantissime per comprendere cosa stia accadendo su schermo, tra barre colorate e truppe da spostare. Da una parte abbiamo un sistema gestionale, che ci consente di navigare attraverso una mappa dell’insediamento della nostra fazione, ove reclutare nuove unità ed eroi e migliorare l’equipaggiamento delle stesse. Purtroppo non vi è un vero e proprio senso di progressione tipico dei gestionali nell’incedere degli eventi, con alcune scelte di game design tendenti ad essere il più possibili permissive verso il giocatore. Ad esempio, le truppe vengono automaticamente  rimpolpate alla prossima battaglia, iniziando sempre con lo stesso numero e senza dunque tener conto dei caduti in battaglia, i personaggi sono quasi sempre anonimi e quelli più importanti non ottengono una caratterizzazione vera e propria, rendendo spesso lo storytelling banale e sterile. Il sistema di eventi con scelte e conseguenze funziona, certo. Ma si limita a mostrare immediatamente dopo la nostra scelta la conseguenza di essa, senza una lungimiranza nel dipanarsi degli eventi e soprattutto senza offrire al giocatore scelte che possano in qualche modo cambiare incisivamente il corso degli eventi. Niente di troppo profondo e sfaccettato insomma, ma è bene rendere chiaro che non è questa la vera anima del titolo, quanto lo è invece la machiavellica strategia sul campo di battaglia da gioco da tavolo. Il gioco utilizza un sistema a scacchiera esagonale basato sull’iniziativa per il movimento delle truppe (suddivise in piccoli gruppi per comodità), che ricorda quello di un gioco di ruolo a turni, con tanto di elementi di potenziamento e progressione dei livelli. Altra particolarità del sistema è l’importanza degli “Eroi”, truppe speciali dotate di poteri esclusivi, in grado di fare la differenza sul campo di battaglia.

La morale delle truppe è l’elemento cardine sui cui ruota l’intero gameplay, essendo utile sia per infliggere più danni in attacco, sia per poter compiere azioni di movimento. Più nostre truppe sono compatte, più questo parametro aumenterà. Tutto ciò può far intuire come in Numantia il posizionamento di tutte le truppe sul campo di battaglia sia la cosa più importante da tenere d’occhio sul campo di battaglia, con la possibilità di accerchiare o fiancheggiare i nemici, infliggendo dunque più danno. Proprio riguardo ciò, è la versione console purtroppo a mostrare clamorosamente il fianco, con un sistema di controllo terribilmente macchinoso e ben poco intellegibile, che costringerà il giocatore a perdere diverso tempo anche solo le azioni più semplici, a causa dell’imprecisione del sistema analogico rispetto ad un cursore del mouse e di un HUD davvero troppo minimale che manca di alcune cruciali informazioni e spesso non è di facile intuizione. I colori utilizzati per le selezioni delle truppe sono tendenti alla trasparenza, portando a volte ulteriore confusione nel caos della battaglia. Ed è un peccato che un sistema di combattimento così strategico venga minato non dalle meccaniche, ma proprio dai suoi comandi. Tutti problemi che sarebbero stati facilmente evitabili con un’interfaccia maggiormente studiata per le console, piuttosto che costringere i giocatori a finire intrappolati in quella per PC con un controller.

Anche l’occhio vuole la sua parte

Niente di buono nemmeno sul lato tecnico, purtroppo. Se i menù del reparto gestionale e soprattutto i filmati d’intermezzo sono accettabili, nonostante la loro semplicità e lo stile “disegnato a mano” che può far storcere un po’ il naso a causa di una qualità altalenante, non possiamo dire lo stesso della grafica durante i combattimenti. I modelli delle truppe sono a dir poco datati, poco definiti e “blocchettosi”, con animazioni ridotte all’osso e, cosa più grave, spesso creati riutilizzando gli stessi asset, dando quasi l’idea di star comandando un esercito di cloni. Stessa sorte tocca anche ai fondali e alle ambientazioni, davvero troppo banali e spoglie, al punto da chiedersi cosa farsene della possibilità di zoomare sul campo di battaglia. Vedere zone incontaminate tra laghi e foreste, vasti prati e montagne innevate così svogliatamente ricreate fa sempre male al cuore. È in questo ambito insomma che il gioco dimostra tutta la sua provenienza indipendente ed il tentativo di fare il passo più lungo della gamba, utilizzando un motore in 3D per un gioco che paradossalmente non ne sente nemmeno troppo il bisogno. Qualche shader e una maggior cura per i modelli e soprattutto per le ambientazioni avrebbero senza dubbio portato il comparto visivo alla decenza.

Verdetto

Numantia è un indie che si approccia nell’ingrato compito di portare uno strategico su console, purtroppo fallendo su più versanti. Un comparto grafico così vetusto e approssimativo che può essere facilmente scambiato per un titolo di un paio di generazioni fa, due campagne che raccontano una parte di storia antica intrigante e poco esplorata, ma senza davvero spingere sullo storytelling e la scelta del giocatore, un sistema di gioco suddiviso in due, tra un basilare gestionale e in un ben più profondo e sfaccettato sistema a scacchiera che risulta essere l’anima portante del titolo, minato purtroppo da controlli studiati terribilmente per il controller su console e un’interfaccia non sempre di facile leggibilità. Se si cerca la pura strategia in battaglia, come se si affrontasse un gioco da tavolo, Numantia può anche portare soddisfazioni e regalare qualche ora di divertimento e, perché no, cultura sul periodo storico. A patto di affrontare tutto muniti di mouse e tastiera.

 

 

Recensore seriale, blogger, giocatore di ruolo decennale, hardcore gamer, groupie di Alan Moore. Amante dei Souls, di Castlevania e di Banjo-Kazooie e fanboy di Jet Set Radio. Ha visto Matrix almeno 42 volte, segue il wrestling ed è fissato con lo studio della musica tutta, con una piccola predilezione per gli Ulver, i Fair To Midland e le OST. Nasconde purtroppo un terribile segreto: non sa proprio come leggere gli orologi con le lancette (non scherzo).

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