“Viviamo in un acquario, ma sogniamo il mare. Per questo dobbiamo avere una vita segreta”.
Queste le parole introduttive di Chiara, una delle protagoniste della nuova serie Netflix Baby. Ispirata alla vicenda di cronaca che vedeva al centro del caso una coppia di baby squillo del quartiere Parioli di Roma, Baby vorrebbe raccontare la storia dal punto di vista personale delle ragazzine coinvolte, mostrando in particolare l’ambiente in cui si muovono, così altolocato eppure capace di corromperle nell’animo, la classica gabbia dorata dalla quale un uccellino cerca disperatamente di uscire.

Nel caso specifico di Chiara e Ludovica, la via di fuga dalla realtà quotidiana, che le vede barcamenarsi tra una scuola privata dalle regole restrittive e famiglie divise con genitori egoisticamente assenti, è il mondo notturno, nel quale possono sentirsi libere di trasgredire e uscire dagli schemi. Vediamo subito che è soprattutto Chiara a sentire questa necessità: studentessa modello, in quanto anche membro della squadra di atletica, e amica di Camilla e Fabio, quest’ultimo figlio del preside. Tutti loro, così come i compagni di classe e di tutta la scuola, vivono piuttosto spensierati in quella che per Chiara è una bolla di apparenza e finto perbenismo. Tutto inizia a scuotersi con l’arrivo di Damiano, figlio di un ambasciatore, cresciuto però al Quarticciolo e per questo da subito isolato, e con il casuale inizio dell’amicizia tra Chiara e Ludovica, una brunetta in cerca della propria indipendenza, a qualsiasi costo. Ognuno di loro comincerà a muoversi su strade diverse da quelle finora percorse, per tentare di scappare da una vita troppo regolare e innocente, mentre alcuni degli adulti, per quanto sembrino così distanti e troppo presi dai propri problemi per curarsi dei figli, cercheranno di fare lo stesso, quasi come non volessero essere lasciati indietro.

Nel tentativo di avvicinarsi il più possibile alla realtà di Roma in cui avvennero i fatti dei Parioli, il collettivo di sceneggiatori GRAMS* e la produzione della serie hanno fatto scelte stilistiche mirate, per rendere l’atmosfera all’altezza degli adolescenti coinvolti: ad esempio, nei dialoghi si fa uso di un linguaggio abbastanza terra terra, colloquiale, in cui ovviamente si può sentire la cadenza romana; nelle scene di grande intensità emotiva, invece, si preferisce lasciar spazio alla musica, anche italiana (ma una delle canzoni più azzeccate è sicuramente Waisting my young years dei London Grammar). Altro espediente visivo e narrativo sfruttato sapientemente è la messa a schermo delle chat di Whatsapp o di Instagram, nelle quali ha poi iniziato a consumarsi effettivamente il segreto di Chiara e Ludovica: Saverio, l’uomo che le adesca ad una festa insieme al suo braccio destro Fiore, manda per messaggio alle ragazze i contatti degli uomini disposti a pagare per la loro compagnia. I social, che hanno un ruolo preponderante nella vita di questi ragazzi (e in realtà di tutti noi ormai), assumono importanza ancora maggiore in questo caso, poiché attraverso i frame delle stories dei protagonisti vediamo come, per quanto cerchino di scappare dalla loro routine, ci tengono comunque a far sapere di averne una splendida, con l’obbiettivo di suscitare invidia, rancore, tristezza o rimorso. Per questo calza a pennello anche la versione più cupa dei Chromatics dell’iconica canzone di Cindy Lauper, Girls just want to have fun: sia Chiara che Ludovica, ma anche Camilla e gli altri compagni di scuola, vogliono solo divertirsi e cercare la loro libertà e il loro posto in un mondo a cui sentono di non appartenere, poiché fatto semplicemente di cristallo pronto ad andare in pezzi.

Infatti, basti vedere cosa succede, in parallelo, agli adulti che li circondano: i genitori di Chiara vivono da separati in casa, senza però averlo mai detto alla figlia, mentre la madre di Ludovica cerca, invano, di comportarsi in maniera giovanile e frivola, dimenticando di avere la responsabilità di una figlia a carico; Damiano non ha alcun rapporto col padre, troppo impegnato con l’ambasciata, mentre la sua compagna, che insegna atletica alla scuola di Damiano e gli altri, non riesce a farsi ascoltare e ad adeguarsi alla posizione dell’ambasciatore; Fabio invece reprime sé stesso, a causa del padre preside severo e incapace di vedere il disagio di suo figlio. Tutti questi genitori cercano di tenere in piedi qualcosa che ormai si sta sgretolando sotto i loro occhi, senza che se ne accorgano, mentre i figli sfuggono ai loro rimproveri e alle loro regole per autodeterminarsi. Purtroppo, questo vuole anche dire avvicinarsi ad ambienti pericolosi, come appunto la prostituzione e la droga.

il cast è piuttosto azzeccato in relazione ai personaggi assegnati, riuscendo nel difficile compito di esprimere i contrasti di cui sono composte le vite dei personaggi stessi: in particolare Alice Pagani risulta affascinante nella sua interpretazione di ragazzina che, nonostante l’età, è consapevole di ogni movimento che fa e di cosa è in grado di ottenere; anche Benedetta Porcaroli se la cava abbastanza bene nel suo ruolo di protagonista a cui stanno stretti i panni di “brava ragazza”, anche se potrebbe migliorare ancora per quanto riguarda la propria espressività; buona performance, infine, quella di Riccardo Mandolini, interprete di Damiano, ancora poco noto ma che potrebbe avere in futuro un discreto successo grazie a questo trampolino di lancio. Purtroppo, tali performance ricevono la giusta valorizzazione solo a livello visivo: le inquadrature si concentrano tutte sui ragazzi, sui loro visi, in primi piani che vogliono cercare di cogliere ogni loro emozione. Questo, però, non avviene allo stesso modo con l’audio, nel quale i dialoghi vengono sovrastati dalla musica o dai rumori dell’ambiente circostante. Un peccato, poiché questo dettaglio abbassa un po’ la qualità del prodotto finale.

Dopo sei episodi, infatti, potrebbe sembrarci che manchi qualcosa. Aspettarsi che questa serie esponga realmente i fatti avvenuti nel 2014 è sbagliato e potrebbe lasciare delusi: la questione della prostituzione minorile in effetti viene toccata giusto negli ultimi episodi e si conclude piuttosto velocemente in seguito alla piega che prende l’intreccio. In questi sei episodi l’argomento viene trattato in maniera talmente soft che ci si potrebbe chiedere se sia realmente ispirata alla realtà dei fatti, decisamente più “spinti” e gravi. Ovviamente non ci si aspetta di vedere scene esplicite e scabrose, ma allo stesso tempo uno spettatore a conoscenza della storia vera non può che aspettarsi qualcosa di concreto da parte della sceneggiatura, che invece deraglia su altri lidi, romanzando quasi un fatto di cronaca che fece davvero molto scalpore e perdendo di fatto la possibilità di creare una serie-denuncia dai contenuti più impegnati, considerando il cast piuttosto valido.

Nonostante questi difetti, la serie non è completamente un esperimento mancato, anzi, dà in un certo senso speranza per future produzioni italiane che si spera possano salire sempre più di livello (già era stata prodotta sempre per Netflix la serie di Suburra). Nel finale si chiude un cerchio, sottolineando comunque la difficoltà che i vari personaggi proveranno nel cercare di andare avanti senza ripetere gli stessi errori. In particolare, Ludovica e Chiara metteranno la parola fine in maniera sbrigativa, come se tutto quel che è successo fosse solo una “ragazzata”, qualcosa relegato al mondo della notte che mai verrà a galla. O forse sì?

Se vi piace Baby…

Per certi versi, in molti hanno paragonato Baby alla serie spagnola Élite, dove abbiamo sempre giovani ragazzi appartenenti a famiglie altolocate sempre alle prese con questioni scottanti. Sempre per rimanere in tema teenager ma cambiando genere, non possiamo non suggerirvi di vedere The Chilling adventures of Sabrina, se ancora non lo avete fatto: scoprirete un nuovo lato della famosa streghetta degli anni Novanta, pronta a deliziarci in questa nuova serie dalle tinte dark e splatter!

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